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Mondo > Esteri

Usa, Trump caccia Cnn, MsNow e Politico e un giudice li riammette

di Chiara Andreola

Le tre testate escluse dalla Casa Bianca dovranno essere reintegrate per due settimane. Ma il confronto è solo sospeso, e il dibattito sul ruolo dei media è aperto

Donald Trump ANSA EPA/Samuel Corum / POOL

La storia era iniziata sabato 19 settembre, quando i corrispondenti dalla Casa Bianca di Cnn, Ms Now e Politico si sono improvvisamente ritrovati i loro badge disattivati nel momento in cui li hanno strisciati per accedere all’edificio presidenziale: una decisione già ventilata da Trump in occasione di una delle ormai note burrascose conferenze stampa – spesso contrassegnate da vivaci battibecchi tra il presidente e i giornalisti, apostrofati con epiteti come “stupid” (non serve traduzione) e “you’re the worst” (letteralmente “sei il peggiore”: in italiano diremmo qualcosa come “sei un disastro”, “sei un incompetente”). La motivazione, esplicitata da Trump stesso sul suo social Truth, è che questi media avrebbero contribuito alla diffusione di fake news, notizie false.

Il lunedì successivo era seguita un’azione legale da parte delle tre testate escluse, che facevano appello al primo emendamento – che garantisce la libertà di pensiero, di parola e di stampa; mentre i legali della Casa Bianca avevano contrapposto il fatto che è nelle prerogative del presidente limitare l’accesso a luoghi come lo Studio Ovale e l’Air Force One, per esigenze di sicurezza legate all’esiguità degli spazi.

La causa è finita in mano al giudice federale Timothy Kelly, bollato da Trump come “non imparziale”: pur essendo stato da lui nominato, infatti, Kelly si era in passato già espresso in senso contrario alla linea del presidente. E anche questa volta, infatti, Kelly ha agito diversamente da quanto auspicato dall’inquilino della Casa Bianca; anche se non ha totalmente ribaltato la decisione di Trump. Si tratta infatti di una sospensione del divieto di accesso alla Casa Bianca per 14 giorni; basato tuttavia non sul primo emendamento ma sul quinto, ossia sulla garanzia di un giusto processo. Secondo il giudice, quindi, i giornalisti potrebbero vedersi revocare l’accesso soltanto nell’ambito di una procedura che garantisca eventuali repliche alle contestazioni che vengono loro mosse, oltre naturalmente alle prove che queste contestazioni siano effettivamente sussistenti. Rigettata anche la motivazione della sicurezza nazionale, che avrebbe potuto giustificare una revoca emergenziale dell’accesso. Nelle prossime due settimane, dunque, entrambe le parti potranno sottomettere al giudice ulteriori argomentazioni, in vista di una decisione definitiva; e rispetto alla quale Trump ha già promesso battaglia.

Ted Boutrous, l’avvocato dei tre media coinvolti, ha affermato alla Cnn che «questa è una decisione forte, che rende giustizia alla libertà di stampa, al giusto processo e alla legalità. Apprezziamo molto la celerità della corte». Ms Now, dal canto suo, definisce questa decisione «una vittoria per la battaglia degli operatori dell’informazione nel coprire le notizie relative a un presidente che si è ripetutamente scagliato contro i media».

La vicenda ha comunque avuto parecchia eco nel mondo dei media anche a causa del contestuale lancio della Trump Tv, l’emittente che fa capo appunto al presidente stesso; e definita subito come “tv di Stato”, con esplicito riferimento a quanto accade nei regimi autoritari, da numerosi operatori del settore. Non sfugge naturalmente il fatto che la Trump Tv fosse per forza di cose pronta già da tempo, e che la vicenda dell’esclusione delle tre testate abbia costituito l’occasione ad hoc per avere maggior risonanza mediatica.

Nell’immediato, il presidente ha comunque “pagato dazio” in quanto a copertura: le altre testate che a rotazione seguono il presidente nelle occasioni ufficiali, ossia Abc, Cbs, Nbc e finanche l’ultraconservatrice Fox News, hanno annunciato che non avrebbero seguito l’intervento di Trump al vertice Onu di questa settimana in segno di solidarietà. Una reporter della Cnn ha comunque rivolto una domanda a Trump entrando al Palazzo di Vetro con il pass stampa rilasciato dall’Onu, venendo apostrofata dal presidente con un «non dovresti essere qui, non dovresti seguirmi».

Sul tema si è pronunciato anche l’ex presidente Obama, osservando come non avrebbe potuto immaginare che cosa sarebbe successo se lui avesse osato cacciare dalla Casa Bianca Fox News – emittente con la quale aveva avuto scontri molto accesi, tanto che i suoi giornalisti avevano denunciato di essersi visti ostacolare nel proprio lavoro ed essere stati finanche esclusi da alcune interviste: «Se abbiamo una certa popolazione, diciamo dal 30 al 35% del Paese, che ritiene che questo vada bene, significa che non abbiamo sviluppato una comprensione di che cosa la democrazia richiede», ha affermato in un suo intervento alla Colgate University (no, nulla a che vedere con la nota marca di dentifricio, esiste sul serio ed è pure rinomata).

Intervento che gli è valso da un lato pesanti critiche su come abbia glissato sul suo già citato controverso rapporto con Fox News, dall’altro il “tributo” della rete ai suoi modi garbati anche con gli avversari: circola infatti sui social un ironico montaggio che contrappone spezzoni della conferenza stampa di fine mandato di Obama, in cui il presidente uscente ha riservato parole di genuino apprezzamento del lavoro svolto anche a coloro con i quali si è trovato in disaccordo, e spezzoni delle conferenze di Trump in cui volano letteralmente gli insulti verso i giornalisti.

La questione, quindi, ha avuto parecchia eco. Se è difficile credere che questo scalfisca in qualche modo la determinazione dei fedelissimi del presidente, ha però contribuito a rinvigorire il dibattito sul ruolo dei media: nel Paese del Watergate, che li ha sempre visti come “cane da guardia del potere”, una mossa di questo tipo ha toccato corde profonde, in quanto la limitazione della libertà dell’informazione è vista come qualcosa di particolarmente grave. E la vicenda, come dicevamo, non è chiusa: la decisione del giudice è infatti valida per solo due settimane, due settimane che saranno di duro confronto.

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