Youth, la Giovinezza di Paolo Sorrentino

Jane Fonda

Youth
Dove sta andando Paolo Sorrentino dopo l’Oscar? È giusto domandarselo perché il film appena presentato a CannesYouth, ossia Giovinezza – non è solo un lavoro di scavo drammaturgico notevole, di scansione narrativa fatta di scene che scivolano l’una nell’altra, di dialoghi di forte spessore teatrale e di una fotografia notoriamente estetizzante oltre che di un commento musicale molto appropriato  – la performance del celebre soprano Sumi Yo –, ma è un dialogo del regista con sé stesso. Sorrentino esce personalmente più allo scoperto a parlare di vita e di morte, di giovinezza come desiderio agognato e forse mai raggiunto, da giovani quando non si ottiene ciò che si vuole e da vecchi quando la giovinezza se n’è andata e si può solo rimpiangere. Rimpianti, desideri inappagati, dolori nascosti e nostalgie malinconiche sono i sentimenti di un film anche commovente, oltre che talora sottilmente ironico (la Svizzera ne fa le spese…) e grottesco (il personaggio di Maradona), ove si narra di Fred, musicista apatico in pensione, e di Mick, regista che ancora si affanna a girare l’ultimo film-testamento.

Nell’hotel che li ospita, i due amici che parlano tra loro solo di cose belle, osservano i bambini e gli anziani, le coppie che “scoppiano” come la figlia di Fred nel suo difficile rapporto col padre, ed hanno i loro desideri – e gli incubi di Fred che "vede” una Venezia che lo sommerge…-, le loro contemplazioni di  bellezza irraggiungibile, la cura ossessiva della salute.

Ma l’imprevisto è in agguato ed i colpi di scena non mancano. Il film tocca temi profondi: il rapporto con i genitori, con i figli, l’arte – musica e cinema – come fonte di vita e di morte e la domanda di Sorrentino: come sarò tra vent’anni, cosa si dirà del mio cinema, cosa resterà dell’arte? Giovinezza è solo desiderio o qualcos’altro? Ci vorrebbe lo sguardo innocente del piccolo violinista a dare speranza e un poco di amore come succede al disilluso Fred che cela un dolorosissimo segreto?Forse basterebbe essere finalmente sé stessi, come l’attore che rinuncia alla maschera per ritrovare l’autenticità.

Una malinconia percorre il film dall’inizio alla fine e dentro una natura bellissima dove si può anche non fingere più – la meravigliosa  scena di Fred che dirige “l’orchestra” delle mucche al pascolo -, anche se  è onnipresente il contrasto tra innocenza e presenza della fine. Recitato in maniera strepitosa da Michael Caine, Harvey Keitel, Rachel Weisz, Paul Dano e Jane Fonda il film presenta diversi livelli di lettura, stratificato com’è a raggrumare pensieri ed emozioni a lungo nascosti e ora a tratti messi in scena.

 

Tomorrowland
Il mondo di domani se lo sognano i ragazzi a cui piacerà il film della Disney dove primeggia George Clooney nei panni di Casey, ormai adulto, che racconta le sue avventure di bambino prodigio e appassionato di scienza quando incontra una strana coetanea, Athena: ella lo immerge in una dimensione diversa – siamo nel 1964, l’anno dell’Esposizione negli Usa – che sembra magia, ma è realtà, pare facile, ma esiste un’altra faccia.

Il film fantascientifico con aspirazioni filosofiche non sarà un capolavoro, eppure la voglia di sognare, di usare la fantasia e di sperare che l’accompagna e che trasmette non è per niente male. Anche se l’inizio è piuttosto farraginoso e Clooney non è al massimo, pure il prodotto è gradevole e gli effetti speciali piacevoli.

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