Vocazione e omosessualità: quale sfida?

Lunedì 3 ottobre prende il via il corso tenuto dalla dott.ssa Chiara D’Urbano, psicologa e psicoterapeuta, dedicato ad un tema delicato e complesso

Quando la dott.ssa Chiara D’Urbano, psicologa e psicoterapeuta, dopo aver tenuto lo scorso anno un corso di formazione agile sulle sfide oggi della vita consacrata – che ha visto una nutrita partecipazione e registrato grandissimo interesse e apprezzamento -, ha proposto per il nuovo corso il tema “Vocazione e omosessualità”, era evidente che si trattava di una proposta coraggiosa.

Quello di cui parliamo è, infatti, un tema molto delicato, complesso, che richiede un approccio competente quale è quello della dott.ssa D’Urbano che, oltre ad aver curato sul sito www.cittanuova.it una rubrica seguitissima sull’argomento, e pubblicato con Città Nuova un libro Percorsi vocazionali e omosessualità oggi tradotto e diffuso anche in Argentina, è relatrice in incontri di formazione in collaborazione con seminari, diocesi, istituti religiosi, anche sul tema del corso che proponiamo.

È per questo che Città Nuova ha accolto la proposta, con umiltà e coraggio, di offrire con questo corso uno spazio di dialogo perché non esiste la ricetta facile o la risposta preconfezionata, ma viene richiesta la capacità di mettersi in gioco per accompagnare con intelligenza una sfida che interpella il vissuto di comunità e seminari, luoghi di scelta e di discernimento.

Il corso di formazione agile, dal titolo “Omosessualità e vocazione. Il cuore, il corpo, l’amore maturo” parte dunque lunedì 3 ottobre e prevede cinque serate, in collegamento zoom, dalle 20,30 alle 22,00, col seguente calendario:

lunedì 3 ottobre – Accompagnare la vocazione: omosessualità e maturità affettiva.

lunedì 7 novembre – Vivere insieme: il cuore e dinamiche comunitarie.

lunedì 5 dicembre – Il presbitero omosessuale: un binomio possibile?

9 gennaio – Questioni critiche: gli scandali nella Chiesa.

20 febbraio – Serata finale: microfono aperto.

Per abbonarsi è necessario cliccare qui, e procedere per l’acquisto come per un normale abbonamento. Tutti gli abbonati alla formazione agile riceveranno via email le istruzioni per accedere al percorso formativo scelto e avranno accesso in via riservata a tutta la documentazione relativa. Per info si può scrivere a rete@cittanuova.it o telefonare al 347. 6400459.  Ci si può iscrivere al corso in qualsiasi momento ed anche a corso concluso, dal momento che il materiale è scaricabile anche per chi si abbona successivamente. Ricordiamo che è possibile sottoscrivere un abbonamento anche per i corsi svolti lo scorso anno, di cui è possibile scaricare le registrazioni e la documentazione.

Per avere un’idea di quanto sia sentita, soprattutto da diversi formatori (ma non solo), l’esigenza di confrontarsi sul tema in questione, riportiamo alcune fra le tante domande arrivate alla rubrica “L’esperto risponde” cui accennavamo sopra.

Omosessualità e vocazione: una sfida doppia?

Sono un sacerdote formatore in un Istituto a vita comune e uno dei giovani che seguo mi ha fatto conoscere la vostra rubrica. Ho cercato e trovato anche il tema che oggi vorrei evidenziare, quello dell’orientamento omosessuale. È entrato in comunità un ragazzo trentenne, laureato in Ingegneria, con esperienze lavorative proficue (un ragazzo in gamba), il quale mi ha manifestato fin dai primi incontri la propria omosessualità, e qualche pregressa esperienza affettiva con ragazzi. Questa esplicitazione mi ha spiazzato perché in genere, semmai, una simile apertura avviene molto in là nel tempo e quasi mai in maniera spontanea. Ho letto i numeri della rubrica che hanno riguardato l’argomento, ma quando poi tocca in prima persona il servizio che si porta avanti gli interrogativi si fanno concreti. La nostra realtà comunitaria sta cercando di formarsi meglio sull’argomento, quindi la mia è una richiesta di qualche suggerimento su come procedere. Non ci sono ricette, ma sicuramente sarà importante avere alcune indicazioni di massima per non far del male a nessuno. Grazie, p. Roberto

Comunità femminili e omosessualità

Sono un religioso, e svolgo il servizio di assistente spirituale e animatore nella mia comunità. Noto che generalmente, un po’ in tutti i libri o articoli e testimonianze si parla molto della problematica relativa ai candidati alla chiamata sacerdotale o religiosa o di preti gay, ma quasi mai del versante femminile. Molte ragazze/donne vivono questa realtà ma sembra molto più difficile trovare materiale-testimonianze che aiutino a comprendere, che delineino dei percorsi anche in ambito vocazionale. La tendenza omosessuale può esistere anche nei monasteri o case religiose, ma a parte scandali di abusi sembra davvero poco considerata. Anche sul versante di pubblicazioni di psicologia/spiritualità vedo un interesse quasi esclusivo sul maschile. Fr. M.

Omosessualità e verifica comunitaria

La scorsa volta lei ha fatto cenno che avrebbe affrontato l’argomento dell’omosessualità dal punto di vista comunitario. Attendevo proprio anche questa prospettiva, perché conosco molti fallimenti nell’inserimento di persone omosessuali in comunità. Un lettore

Omosessualità: le parole pesano

Ho letto l’interessante numero precedente di questa rubrica, sul foro interno ed esterno. Sono un formatore all’interno di una Congregazione di sacerdoti-religiosi (noi arriviamo al ministero e professiamo i voti) e mi domandavo se l’orientamento omosessuale di un giovane o comunque di un membro di comunità, sia una di quelle dimensioni che andrebbero condivise con altri. Eventualmente con chi? Altrimenti, perché no? Oggi è sempre meno raro che un giovane si apra su questo aspetto e mi piacerebbe che lei dicesse qualcosa di più in merito al mio interrogativo che, posso dirle, è oggetto di confronto anche con altri sacerdoti che si occupano di accompagnare i cammini in seminario.

Omosessualità e sacerdozio

Ho letto i precedenti numeri di questa rubrica in merito all’orientamento omosessuale in seminario o nella vita comune. Il papa ha detto che “è meglio che non entrino” persone con questo orientamento. E mi sembra che da una parte dica qualcosa di importante, ma dall’altra lasci aperta la porta ad altre possibilità o riflessioni. Lei cosa ne pensa? Un Rettore

Omosessualità e comunità

Ho letto la sua precedente rubrica e sono curioso di vedere come tratterà l’aspetto pratico. Perché le sue riflessioni, a mio parere assolutamente necessarie oggi, non rimangano solo su un piano teorico mi dovrebbe aiutare a capire come affrontare concretamente la domanda se e come accettare uomini e donne omosessuali in seminario o in comunità. Non si può far finta che sia un argomento secondario, e neppure si può sottovalutare che siamo spesso disturbati quando veniamo a conoscenza che un confratello o una consorella (che magari fa già parte della comunità) ha un orientamento omosessuale. Mi sento spaesato su questi temi e chiedo a lei qualche chiarimento. Un formatore

Chiara D’Urbano

Psicologa e psicoterapeuta, ha studiato presso la Pontificia Università Gregoriana e poi si è specializzata in Psicologia clinica e Psicoterapia psicoanalitica. Da anni si occupa di processi vocazionali in sede clinica e formativa, in particolare di formazione e accompagnamento psicoterapeutico della vita sacerdotale e consacrata e di problematiche di coppia. È Perito dei Tribunali del Vicariato di Roma e collabora nella ricerca e nella docenza con l’Istituto di Studi Superiori sulla Donna. Con l’editrice Città Nuova ha pubblicato tre libri: La pietra della follia, Per sempre o finché dura e Percorsi vocazionali e omosessualità.

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