Vince il film-verità

La 45a edizione della prestigiosa rassegna premia “La Pivellina” di Tizza Covi e Rainer Frimmel. E guarda al mondo dei bambini.
Ogni anno una sorpresa, a Pesaro. L’équipe condotta da Giovanni Spagnoletti sceglie bene le retrospettive, i film in concorso, gli sguardi sul contemporaneo. Chiama giovani e giovanissimi cineasti, universitari a scegliere il miglior film; chiama anche il pubblico in piazza, la sera – nonostante la pioggia – a fare anche lui la sua scelta. Si potrebbe dire che è un festival “democratico”. Tutt’altro che superficiale, però.

 

La rassegna sul cinema di Alberto Lattuada – chi se lo ricorda oggi? – è l’occasione per rivedere l’opera di un autore che ha percorso, non sempre in modo entusiastico, tutti i generi. Ha raccontato l’Italia dall’ultima guerra agli anni Ottanta. Alcuni lavori restano in mente: l’introspettivo I dolci inganni del 1960, Il cappotto del 1952, o Così come sei del 1978. Lattuada, scopritore di talenti femminili, ha un occhio acuto sulla realtà, la filtra attraverso un racconto che oscilla tra senso e realismo con equilibrio instabile, ma capacità introspettiva notevole.

Accade pure nel cinema israeliano contemporaneo, di cui il festival offre un’ampia selezione. Con un senso di colpa difficile da nascondere, un dolore terribile per la difficoltà di rapporti umani fra ebrei e palestinesi, scorrono racconti di posti di blocco con indagini assurde, volti di soldati esausti in uno stato di guerra permanente, storie di famiglie attraversate dal lutto, di giovani angosciati. Ben recitati, diretti con cura, questi sono film che lasciano allo spettatore un senso di ansia angosciosa, personificata da quel grande muro di cemento che serpeggia fra i due popoli.

Soffrono soprattutto i più giovani. Anche da noi. I bambini, ad esempio. Non è un caso che tra i film in concorso sia risultata vincitrice l’opera prima della bolzanina Tizza Covi, La Pivellina: la storia commossa di Asia, bambina di due anni abbandonata in un parco romano e trovata da una coppia di circensi che si mettono in cerca della madre. Delicato, “zavattiniano”, il film guarda con affetto ai piccoli, ma anche al mondo troppo spesso ignorato ed emarginato dei circensi, con un grande sentimento di umanità. Decisamente controcorrente, in Italia, questo film.

Lo è pure La fisica dell’acqua di Felice Farina, premiato dal pubblico, dove si fanno i conti con un ragazzino di sette anni, orfano di padre, che involontariamente procura un incidente mortale alla madre e allo zio, nascondendo un dolore infinito dentro di sé.

È singolare – e coraggioso – che la rassegna premi opere che guardano, finalmente, in modo diverso al mondo dell’infanzia e alla sua sofferenza ad opera dei “grandi”, fragili quanto e più di loro.

C’è bisogno di verità, e lo si deduce da ogni opera apparsa nella mostra. Lo dicono pure gli studenti universitari premiando Fixer: The Taking of Ajmal Naqshbandi dell’americano Ian Olds sul suo interprete afghano rapito proprio durante le riprese del documentario su questa lunga guerra, di cui si evidenzia la durezza, ben oltre le immagini dei telegiornali. Un cinema-verità, che sembra davvero il filo rosso di questa Pesaro 2009, aperta ad un futuro più ricco di schiettezza e di contenuti per la settima arte.

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