Valentin

È l’ultima opera dell’argentino Alejandro Agresti, che ha voluto ispirarsi ai ricordi della propria infanzia, nella Buenos Aires degli anni Sessanta. Ha detto di aver sentito la necessità di raccontare una storia piccola, ma che dicesse molto, a differenza di certe storie grandi, che spesso dicono poco. Valentin è un bambino di otto anni, dallo sguardo strabico e simpatico, ha una buona parlantina quando dialoga con gli adulti ed ha spirito combattivo. A tre anni è stato lasciato dalla madre, vive con la nonna brontolona (la celebre Carmen Maura) e vede poco il padre, che è tutto preso dal cercare sempre nuove fidanzate. Appare dotato di una certa saggezza, perché Agresti ha voluto attribuirgli quei pensieri che lui faceva da piccolo, ritenendo che i bambini, in genere, affrontano le sofferenze molto meglio degli adulti, che tendono a deprimersi senza riuscire a trarre profitto dalla vita. Sullo sfondo appare, appena accennata, la politica di quel periodo, precedente a quello assai drammatico della dittatura. Si nota una certa chiusura di mentalità, il segreto avvolge certe persone e serpeggia la diffidenza nel confronto degli ebrei. Vi è anche un riferimento al clima internazionale e all’uccisione di Che Guevara, ricordata da un sacerdote coraggioso nell’omelia, davanti a dei conservatori intolleranti. L’entusiasmo e la spontaneità del bambino prevalgono sul grigiore sociale, che sembra gravare su tutti, e conquistano l’affetto della ex compagna del padre, che diventerà la sua seconda mamma. Una commovente commedia sulla voglia di avere una famiglia, un film vivace, autentico, che convince. Regia di Alejandro Agresti; con Carmen Maura, Rodrigo Noya, Julieta Cardinali, Alejandro Agresti.

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