Utopico. Possibile?

Si è conclusa a Torino la Biennale Democrazia con un approfondimento sull'informazione giornalistica. Un bilancio della manifestazione
Presidio degli immigrati a Torino

Quattro giorni di incontri e dibattiti affollati per riflettere sul futuro della democrazia. Si è conclusa domenica 14 aprile a Torino la Biennale Democrazia dal titolo «Utopico. Possibile?», evento che ha coinvolto politici, giornalisti, intellettuali ed artisti nell’interrogarsi su come potrà evolversi nei prossimi anni la nostra visione della democrazia.

La crescente importanza di internet, la generale sfiducia nei governanti ed il peso della crisi economica stanno cambiando il volto della politica italiana ed europea, che si sta avviando ad un rinnovamento profondo: la proposta della Biennale è di recuperare la dimensione dell’utopia, il sogno condiviso di una città perfetta come obiettivo mai raggiungibile, che proprio per questo guidi il progresso umano. Il recupero dell’utopia come nuovo progetto di buon governo, come spinta fiduciosa verso le democrazie di domani. Il pubblico ha risposto entusiasta alla provocazione: in migliaia hanno partecipato agli incontri tenuti da 250 esperti mentre 650 ragazzi delle scuole superiori si sono impegnati in 32 laboratori a loro dedicati.

Diversi i politici che hanno preso parte ai lavori: Laura Boldrini ha tenuto il discorso inaugurale, al termine del quale ha ricevuto una delegazione dei gruppi di migranti e rifugiati africani (nella foto) che a Torino stanno vivendo momenti particolarmente difficili per la mancanza di aiuti dallo stato, mentre Romano Prodi ha discusso con alcuni importanti uomini di governo africani dello sviluppo futuro delle democrazie nel Sud del mondo. Al continente africano è stato poi dedicato un intero percorso di incontri che hanno toccato i temi della crescita economica, dell’ingiustizia sociale e del digital divide – la mancanza di mezzi di comunicazione nei paesi in via di sviluppo.

Molti degli incontri sono stati dedicati alle questioni legate ad internet: l’uso di Wikipedia come possibile strumento di condivisione democratica del sapere, la ridefinizione della proprietà intellettuale sul web, lo spostamento dei processi democratici come il voto su piattaforme on-line. Su questi temi si sono confrontati Mario Calabresi, Lucia Annunziata e Paoli Mieli, che hanno dedicato la serata di giovedì 11 aprile ad approfondire il rapporto tra i giornali cartacei e l’informazione su internet. Con il diffondersi capillare di social network e blog di facile utilizzo si vive oggi una vera e propria crisi della figura del giornalista, che vede la sua voce perdersi nel generale chiacchiericcio on-line e rischia di perdere credibilità in favore di voci impreparate a cui la rete da visibilità. Il ruolo del professionista dell’informazione in una realtà democratica rimane però di primaria importanza, perché «se chiunque è capace di produrre un’invettiva, solo un professionista competente è in grado di porre le giuste domande e diffondere correttamente le informazioni». Ciò che farà la differenza tra una buona ed una cattiva informazione non sarà il mezzo che la diffonde («Internet è un contenitore, il suo valore dipende da quello che ci mettiamo dentro» ha affermato il direttore della Stampa), ma la professionalità e la competenza di chi la fa, qualità necessarie per lavorare sia sul cartaceo che sul web.    

Di utopie contemporanee si è occupato invece Marc Augé – antropologo francese direttore dell’École des Hautes Etudes di Parigi – che ha tracciato un percorso lungo la storia del XX secolo, che ha visto morire le grandi utopie ereditate dal passato (il comunismo, l’illuminismo, il liberalismo). Per l’intellettuale francese l’utopia del XXI secolo non sarà un astratto sistema politico da concretizzare, ma piuttosto un atteggiamento fatto di tentativi ed errori protesi verso il grande obiettivo dell’educazione per tutti, che sola potrà garantire un reale progresso per la civiltà mondiale. L’utopia dell’educazione – ha concluso – porterà all’abolizione delle nuove classi sociali che dividono oggi l’intero pianeta: i potenti, i consumatori e gli esclusi.

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