Utili o dannose?

Caro dottore, leggo da tempo la sua rubrica e ho trovato diverse sue risposte molto interessanti e utili. Tuttavia mi lascia perplessa la posizione di evidente sostegno alle vaccinazioni che lei ha, e che mi sembra sia condivisa dalla stessa rivista Città nuova. Personalmente utilizzo la medicina naturale e sono contraria alle vaccinazioni. Ciò perché ritengo che alterino il naturale equilibrio immunitario e siano, alla lunga, causa di problemi e forse di malattie (vedi ad esempio i casi di autismo che sono stati messi in relazione al vaccino per il morbillo ). Sono inoltre convinta che interessi economici delle aziende che producono vaccini e degli stessi medici, che guadagnano facendo le vaccinazioni, siano la spinta più forte a questa pratica. Ho pertanto sentito doveroso dirle il mio parere proprio perché, al di là di questa divergenza di opinioni, sono lieta di continuare a leggerla e di conoscere cose pensa delle mie considerazioni. Maria Lanzon – Belluno Gentilissima signora, intanto un sincero grazie, sia per gli apprezzamenti, che sempre sono di incoraggiamento, sia perché lei testimonia come sia possibile dialogare serenamente anche quando si hanno idee divergenti. Ho assoluto rispetto per lei e le sue opinioni, nonché un grande interesse per le medicine naturali o quantomeno per alcune di esse, ma devo altresì farle osservare che tutte le evidenze scientifiche ci indicano senza ombra di dubbio che, per tutte le vaccinazioni oggi in Italia raccomandate dal ministero della Salute pertosse, morbillo, parotite, rosolia, hemofilus) vi un vantaggio per la salute individuale e collettiva talmente rilevante che appare addirittura non etico e/o irresponsabile impedire al proprio figliolo di vaccinarsi (vedi anche sul sito www.camera. it il recentissimo documento sulla Copertura vaccinale in Italia, approvato all’unanimità dalla Commissione parlamen tare per l’infanzia il 16 marzo 2004). Le vaccinazioni raccomandate sono arrivate in tempi più recenti e per questo motivo non sono state messe tra le obbligatorie (difterite, tetano, polio, epatite B), ma ciò non significa che siano meno importanti, anzi! Per altre vaccinazioni oggi possibili (contro menigococco, pneumococco, virus influenzale, varicella), pur essendo tutte prive di significativi effetti collaterali, al momento si hanno conoscenze tali da poter affermare che vi siano vantaggi costo/benefici certi solo per categorie di soggetti a rischio o se si creano particolari condizioni (vedi rubrica su Città nuova n. 6/2004), motivo per cui sono realizzabili su consiglio del pediatra e, quasi sempre, devono essere acquistate direttamente. Veniamo ai problemi. La possibilità di correlazione tra autismo e morbillo cui lei fa cenno venne sollevata da Andrew Wakefield e colleghi nel febbraio 1998. Molte dimostrazioni la negano, e in questi ultimi mesi gli stessi autori hanno ufficialmente dichiarato (vedi The Lancet, vol. 363, n. 9411, 6 marzo 2004) di non considerare più valida questa ipotesi. Vari altri dubbi frequentemente posti sulle vaccinazioni devono la loro origine a considerazioni aneddotiche. Per un maggiore approfondimento la inviterei a leggere il libro Vaccini per l’infanzia di A. Tozzi e Al., Il Pensiero Scientifico editore, o anche a consultare i siti www.iss.spes.it o www.levaccinazioni.it. Infine è vero che in alcune regioni, al fine di ottenere l’eliminazione delle malattie prevenibili mediante vaccino, gli assessorati alla Sanità o le Asl hanno concordato di coinvolgere i pediatri anche con incentivi, ma questo è ben diverso dal sospettare che siano fondamentalmente interessi economici delle aziende produttrici di vaccini a orientare il mondo della sanità verso le vaccinazioni: in tal senso spinge invece una letteratura scientifica internazionale sostanzialmente unanime. Colgo l’occasione della sua lettera per sottolineare come sia sempre necessario in medicina discernere tra la pseudo-informazione (che prende l’evento drammatico e lo strumentalizza, giocando con i sentimenti e le emozioni e leggendolo secondo una chiave di lettura parziale e interessata) e l’informazione corretta. Nel primo caso per lo più vi è mancanza di chiari e autorevoli riferimenti bibliografici e al massimo si citano opinioni di esperti con nomi più o meno altisonanti. Nel secondo, i riferimenti bibliografici sono assai più puntuali e si riferiscono a fonti scientifiche, in genere su riviste internazionali e comunque specializzate. Spesso non è comunque facile riconoscere il grano dalla gramigna, e sarebbe semplicistico sperare di dare ricette magiche in tal senso. Nel nostro piccolo lo sforzo è di contribuire, anche con questa rubrica, a dare una corretta informazione per aumentare la consapevolezza delle scelte, convinti tra l’altro che i veri protagonisti della Sanità non debbano essere i medici o il Ssn, ma sempre più gli stessi cittadini, attivi non solo per curarsi ma soprattutto nello scegliere le migliori misure per prevenire, optando per stili di vita sani e rispettosi del dono che Dio ci ha fatto della vita e del nostro corpo.

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