Uno sguardo scientifico sulla reciprocità

Può la reciprocità diventare una nuova parola fondativa delle scienze sociali contemporanee? Quanto avvenuto in questi giorni, dal 22 al 24 febbraio a Verbania, in un convegno internazionale organizzato dall’Università di Bicocca e dall’Università di Cagliari con 150 studiosi di tutto il mondo, sembra essere una risposta affermativa a questa domanda. Si è trattato di un evento molto significativo perché per la prima volta il tema della reciprocità è stato affrontato a questo livello da studiosi di varie discipline, economisti, antropologi, psicologi, ecc… Ma che cosa è emerso dalle 70 relazioni presentate? Essenzialmente due cose. La prima, evidenziata in particolare dal neuroscienziato Vittorio Gallese, ci dice che una legge di reciprocità è inscritta anche nel funzionamento del nostro cervello. Infatti, la scoperta dei cosiddetti neuroni specchio da parte di un gruppo di scienziati dell’Università di Parma, ci sta mostrando come l’essere umano porti inscritta in sé una legge di fraternità che va ben al di là dell’appartenenza alla stessa famiglia o alla stessa comunità. Gli interventi di Gallese & c. ci hanno fatto vedere che la zona del cervello che si attiva quando io provo personalmente un’emozione (paura, dolore, gioia…) è la stessa che si attiva quando vedo un’altra persona, anche sconosciuta, vivere le stesse emozioni. In altre parole, il mio cervello sembra non saper distinguere tra un’emozione provata da me e un’emozione provata da un altro che sto osservando; è come se fossimo, in certo modo, una stessa persona. Una scoperta, questa, che non può non risultare suggestiva e carica di significato per chi conosce e vive la dinamica del Vangelo. Il secondo messaggio emerso dalle ricerche presentate, sia empiriche che teoriche, è la reciprocità forte (strong reciprocity): la reciprocità riesce ad affermarsi e a diventare una norma sociale condivisa solo se nella popolazione è presente un gruppo, anche piccolo, di persone (i reciprocatori forti) che sono disposti a punire a proprie spese chi si comporta in modo opportunistico. Così, per esempio, se in un quartiere non ci sono persone disposte a sgridare chi getta una carta per terra, anche rischiando una brutta reazione (questo è il costo), in quel quartiere non potrà emergere una norma di reciprocità nel rispetto per l’ambiente. Certo, la reciprocità umana è molto più di questo (è importante, per esempio, premiare e non solo punire). Ma la dimostrazione della scientificità della regola d’oro è oggi più vicina.

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