Una rete di pace in Colombia

Piccole comunità civili si sono organizzate per fermare la guerra civile che per anni ha insanguinato il Paese. Il portale web las2orillas.co ne fa conoscere le iniziative. Intervista a Gonzalo Murillo, coordinatore della Rete nazionale dei programmi regionali di sviluppo e pace
pace in colombia

Da oltre 50 anni in Colombia si combatte un conflitto tra forze governative ed eserciti di ribelli organizzati in due distinte formazioni militari, le Farc (Forze armate rivoluzionarie di Colombia) e l’Eln (Esercito di liberazione nazionale).

Grazie alla mediazione di Cuba e Norvegia stanno andando avanti i colloqui di pace che si tengono a L’Avana ed è proprio in forza di questo canale di dialogo si è arrivati alla liberazione del generale colombiano Rubén Darìo Alzate e di tutti gli altri ostaggi catturati dalle Farc in una vicenda che resta ancora da chiarire lo scorso 16 novembre. 

Approfondiamo il percorso di pace intrapreso da questo grande Paese latino americanocon alcune domande a Gonzalo Murillo, coordinatore della Rete nazionale dei Programmi regionali di sviluppo e pace in Colombia, che ha trascorso alcuni giorni a Roma.

Pur tra mille difficoltà, la Colombia è una delle realtà più interessanti, attive e vivaci nel Continente sudamericano con grandi risorse e  numerose reti popolari che hanno da dire molto sulla questione dei beni comuni, la cura della Terra, la gestione delle risorse e il contrasto alla disuguaglianza. Come nasce la vostra rete nazionale per la pace in Colombia?

«La Rete nazionale dei programmi regionali di sviluppo e pace, Redprode paz, è un’iniziativa della società civile colombiana che vede coinvolto un insieme complesso di realtà con il concorso importante della Chiesa Cattolica. In particolare, tutto è cominciato dal rapporto tra l’Unione sindacale operaia, un centro studi dei gesuiti e la Ecopetrol, principale azienda colombiana del settore idrocarburi, nell’ambito del programma di tutela dei diritti umani nella Magdalena Medio, una regione centrale della Colombia, dove sono istallate le infrastrutture energetiche del Paese.  L’area interessata include 30 comuni per una popolazione complessiva di quasi 500 mila abitanti.

La proposta è nata dalla necessità di dare potere alla società civile per generare una profonda trasformazione sociale e politica sul territorio avendo ben presente che le modalità dello sviluppo possono offrire le occasioni per intensificare i conflitti armati.  Questa esperienza, a partire dalla metà degli anni Novanta, comincia ad avere un’importanza anche per altre Regioni della Colombia tanto da attivare, in un decennio, un processo di pace tra il governo nazionale e le Farc fino a quando, nel 2002, si sono interrotti i negoziati con il governo del presidente Pastrana, ma già in quella data, erano nate sette iniziative su diverse regioni del Paese. Un esperienza importante che continua a crescere, nonostante le difficoltà, tanto da costituirsi come rete nazionale di interlocuzione con il primo governo guidato da Alvaro Uribe».

Quale sostegno avete avuto a livello internazionale?

«L’Unione Europea ha già sostenuto il progetto iniziale finanziando le attività delle piccole comunità organizzate secondo un modello partecipativo con i “Laboratorios de paz” per oltre 15 anni e ora sostiene il programma “Nuevos territorios de paz” avviato in 4 regioni della Colombia caratterizzate da una forte presenza armata delle forze ribelli».

Che diffusione hanno questi processi di dialogo?    

«Attualmente sono 9 i territori regionali interessati con il coinvolgimento di 23 soggetti a livello nazionale di diversa natura, comprese le aziende a conduzione pubblica, quelle miste, gruppi che provengono dalla dissidenza interna all’Eln, come il consorzio associativo Arcoiris, e centri di ricerca e studio  come l’Istituto universitario Alexander Von Humboldt, l'universita cattolica “Minuto de Dios”,  commissione ecclesiale “Justitia y paz”, la chiesa Mennoita (da sempre su posizioni pacifiste, ndr) e la “Fundacion  Social”, attiva da oltre un secolo nel Paese. Le attività di pace e dialogo sostenute da questa vasta rete associativa sono diffuse e fatte conoscere tramite il portale web www.las2orillas.co».

Con quali prospettive di lungo termine? 

«Nella misura in cui andrà avanti il processo di pace avviato in Colombia, queste organizzazioni dovranno necessariamente entrare nell’attività politica. Una parte dentro i nuovi movimenti e organizzazioni di recente formazione e un’altra dentro i partiti tradizionali, perché ciò che importa è la capacità di queste organizzazioni sociali, maturate nel percorso di pace, di offrire il proprio contributo concreto nella gestione responsabile del potere pubblico e indirizzare le risorse adeguate a sostenere un percorso democratico di pace. Su questo obiettivo si orienta il lavoro della nostra Rete di programmi regionali di sviluppo e pace».

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