Un film per san Francesco Saverio

A 400 anni dalla canonizzazione del grande missionario gesuita, esce il mediometraggio prodotto da Cristiana Video di Daniela Gurrieri e Fabio Carini

Si è svolta a Roma la prima proiezione pubblica di San Francesco Saverio – Fino all’estremità della terra, mediometraggio prodotto da Cristiana Video di Daniela Gurrieri e Fabio Carini, che da anni realizzano apprezzati film, documentari e video di ispirazione e contenuto cristiani.

Un folto pubblico ha seguìto il film nel salone annesso alla Chiesa del Gesù, attrezzato per l’evento. L’opera è stata pensata e prodotta in vista del IV Centenario della Canonizzazione dei due maggiori personaggi legati alle origini della Compagnia di Gesù, gli spagnoli Ignazio di Loyola e Francesco Saverio, l’uno fondatore e l’altro tra i primi protagonisti della Compagnia.

I due Gesuiti sono stati iscritti assieme nel Registro dei Santi da papa Gregorio XV il 12 marzo 1622, e alla stessa data hanno raggiunto l’onore degli altari altre due enormi figure dell’epoca: Teresa d’Avila, spagnola come i due Gesuiti, e Filippo Neri, fiorentino ma romano d’adozione e icona di quella stessa Roma postridentina dove operarono Ignazio e Francesco, quest’ultimo per pochi anni, dal 1537 al 1541.

Il docufilm, sceneggiato e diretto da Daniela Gurrieri e interpretato da Indri Qyteza Shiroka (Francesco) e Guglielmo De Simone (Ignazio), è accompagnato sullo schermo dal racconto puntuale e appassionato di p. Jean Paul Hernandez S.J., teologo e scrittore, che introduce e commenta le sequenze principali del film. Il suo contributo è integrato da p. Ottavio de Bertolis S.J. e da p. Franco Azzalli OSM, studiosi di diritto canonico, che intervengono su aspetti e momenti specifici del percorso e della personalità di Francesco Saverio.

Nato in Navarra da una famiglia nobile spogliata dal re Ferdinando il Cattolico dopo la vittoria sugli autonomisti filofrancesi, l’ambizioso Francesco cerca di rifarsi andando a studiare teologia nella prestigiosa Sorbona, dove al termine del corso la sua preparazione e intelligenza gli valgono la docenza universitaria.

Lì studia pure Ignazio di Loyola, più grande di Francesco di 15 anni. L’ex cavaliere basco in quel periodo, finiti gli studi e abbracciata la vita religiosa, va maturando una scelta spirituale forte e impegnata, da attuare specialmente nelle missioni. Nasce così la Compagnia di Gesù, che nel progetto di Ignazio doveva essere una nuova famiglia ecclesiale votata all’approfondimento della dottrina cristiana e all’apostolato.

Ignazio, che allora aveva già scritto i celeberrimi Esercizi spirituali, coinvolge nei suoi piani le migliori menti della Sorbona, docenti e allievi, fra cui Pierre Favre, che sarà un altro compagno del fondatore. Quanto al brillante e ambizioso Francesco, prima diffidente e restìo, intento solo alla costruzione della sua carriera accademica, alla fine si convince e con Ignazio, Favre e pochi altri contribuisce alla nascita e definizione del nuovo Ordine.

I primi Gesuiti, come vogliono chiamarsi, oltre a Compagnia di Gesù, vanno a Roma e ottengono l’approvazione di papa Paolo III, che li incoraggia al ministero missionario. Si ha così l’ultima grande svolta nella vita di Francesco, che invece di dedicarsi ancora agli studi e a fare da segretario e braccio destro di Ignazio a Roma, accetta la sua proposta di andare missionario nelle Indie orientali. Parte da Lisbona a marzo 1541.

In estremo oriente svolge oltre 10 anni di instancabile attività missionaria, convertendo le popolazioni, predicando e battezzando da Goa a Taiwan, dalle Filippine alla penisola di Malacca in Malaysia, dall’arcipelago del sol levante, il Giappone, all’isola di Sancian da dove vede la Cina, desiderando ardentemente ma purtroppo invano di evangelizzarla. A Sancian infatti muore nel 1552, senza sacramenti né sepoltura cristiana. Il suo corpo traslato a Goa, sulla costa indiana occidentale, è sepolto nella chiesa gesuita del Bom Jesus.

Il braccio destro di Francesco Saverio, che con estenuante fatica tanti catecumeni aveva battezzato, è venerato nella chiesa del Gesù. Toccante l’incipit del film proprio sul Santo nell’atto di battezzare folle di autoctoni d’ogni sesso ed età, col braccio dolorante e bisognoso di sostegno.

Tutto questo ci racconta il docufilm di Daniela Gurrieri, in sintesi ma con efficacia e buona scelta di episodi e spunti salienti. È ben reso lo sfondo culturale e storico-religioso d’Europa e Chiesa a metà ‘500, già divisa tra riformatori e fedeli al cattolicesimo romano.

Altri fondali di rilievo ben dipinti nel film sono il fiorire di nuovi ordini religiosi, tra cui appunto i Gesuiti, l’ansia di riforma che anima tanta parte del cattolicesimo (Ignazio e i suoi si spiegano così, e anche il Concilio di Trento) e lo spalancarsi del globo con le nuove scoperte, il che si sposa con l’istanza evangelizzatrice facendo nascere la Chiesa missionaria.

La parte migliore sono le sequenze su Parigi, l’incontro tra Francesco e Ignazio (che lo definirà il suo “osso più duro”), la nascita della Compagnia e il sofferto dibattito fra i primi discepoli sull’identità, la spiritualità e lo stile pastorale da assumere. Tutto molto moderno per com’è svolto, complimenti alla Gurreri! E anche a Indri Qyteza Shiroka, un Francesco Saverio riuscitissimo.

Ora c’è da sperare che il lavoro giri il più possibile, in televisione e non solo, com’è successo al bellissimo film su santa Francesca Saverio (!) Cabrini, prodotto sempre da Cristiana Video, diretto dalla Gurrieri e trasmesso con successo da RaiUno.

 

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