Ue: Commissario alla pace

Venti di guerra in Europa. Quali politiche per la difesa... e per la pace?
Caccia sulla pista della base Usaf di Aviano (Pordenone) (ANSA / STEFANO LANCIA)

5 marzo 2024. La Commissione europea propone agli stati membri una nuova Strategia europea per l’industria della difesa. Nelle settimane precedenti, la presidente von der Leyen si è schierata a favore dell’istituzione di un Commissario alla difesa nella prossima Commissione, quella che si insedierà dopo le elezioni del Parlamento europeo del 6-9 giugno 2024. Venti di guerra soffiano sul nostro continente dal 24 febbraio 2022 e Bruxelles corre ai ripari.

Al lettore attento e informato non è sicuramente sfuggita la differente portata delle due prese di posizione. Una Direzione generale per l’Industria della difesa e lo spazio, infatti, esiste già alla Commissione, mentre le politiche della difesa in sé sono rimaste prerogativa esclusiva degli Stati membri, anche se già i padri fondatori vagheggiavano un esercito europeo.

La prima presa di posizione cerca soprattutto di superare la frammentazione. Gli Stati  membri spendono isolatamente e prevalentemente negli Stati Uniti. Risultato? Costi elevati, scarsa interoperabilità, dipendenza estera ed emorragia di denaro. Inoltre, l’intento è preparare l’industria della difesa europea a fronteggiare la non più improbabile ostilità di una dittatura vicina, anche in vista del minore sostegno del potente alleato transatlantico.

Si sta ripetendo un po’ quanto avvenuto durante la pandemia. Eravamo impreparati e siamo intervenuti con politiche di breve termine (lockdown), medio termine (vaccino) e lungo termine (prevenzione, con l’istituzione dell’Autorità per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie).

La maggior parte degli storici afferma che l’Unione europea è uscita sempre rafforzata dalle crisi. Coltivando l’utopia di un mondo unito, di cui l’Unione è un passaggio intermedio, me lo auguro, anche se mi chiedo se la Strategia europea per l’industria della difesa e il Commissario alla difesa non si limitino solo al breve-medio termine. Forse sono interventi necessari. Nessuno desidera che si ripeta in una città dell’Unione europea (e in nessun altro luogo al mondo) quanto accaduto a Bucha.

Sicuramente questi interventi devono essere integrati da un’azione intensa e continua per prevenire la guerra, eliminando alla radice le cause delle tensioni mondiali. Occorre un nuovo modello economico che assicuri maggiore equità nella distribuzione della ricchezza e favorisca lo sviluppo dei popoli, che è l’humus della democrazia, nel contesto di una negoziazione internazionale in cui gli Stati possano dialogare alla pari.

Chi veglierà in Europa sull’attuazione concreta di queste politiche coraggiose, che sarebbero senz’altro piaciute a Schuman, Adenauer e De Gasperi? In questo tempo di Pasqua, lasciatemi sognare che il futuribile Commissario alla difesa sia affiancato da un Commissario alla pace.

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