Tutto Manzoni

Poeta, drammaturgo, saggista, storico e linguista. Una vita ricca di avvenimenti, sorprese, scandali. Un cattolico “atipico”, cristianamente fedelissimo, ma dalla mente libera e illuminata.
Giuseppe Molteni, Alessandro Manzoni, olio su tela, 1835, Pinacoteca di Brera.

Una proposta: realizzare una fiction sulla vita di Alessandro Manzoni. Un simile progetto non è stato mai neppure tentato. Le celebrazioni legate al 150° anniversario della morte dello scrittore, in questo 2023, ci suggeriscono invece l’opportunità e l’attualità di tale progetto.

La biografia manzoniana – congelata purtroppo dall’immagine ufficiale e dalla frequentazione scolastica – è ricca di avvenimenti, sorprese, scandali: una vita contro. Prima di tutto, si estende dall’Illuminismo all’Unità d’Italia. E poi, non tutti sanno della nascita di Manzoni fuori dal matrimonio. Sua madre è Giulia Beccaria, figlia del grande Cesare, autore del famoso saggio Dei delitti e delle pene, ma probabilmente il suo vero padre è Giovanni Verri, fratello di Alessandro e Pietro, nobili esponenti dell’Illuminismo lombardo e animatori della rivista Il Caffè.

Il cognome ufficiale, invece, era quello del conte Pietro Manzoni, che sposa la madre Giulia per stroncare lo scandalo. Una volta cresciuto, Manzoni ha due matrimoni. Il primo con l’amatissima Enrichetta Blondel, calvinista, poi convertitasi al cattolicesimo, morta il giorno di Natale del 1833: per Manzoni un dramma totale, profondo, eterno. Il secondo matrimonio è con Teresa Borri, vedova Stampa. Ben 10 sono i figli e le figlie (con rapporti non sempre idilliaci, solo due gli sopravvivono), nonché il figliastro Stefano Stampa.

E ancora: la conversione dello scrittore alla fede cattolica con le complesse implicazioni psicologiche, le riflessioni geniali sulla Rivoluzione francese, su Napoleone e sul Romanticismo, la fiducia illimitata nella Provvidenza, l’adesione convinta e originale alla Causa risorgimentale.

Infine, a livello personale e privato, le sue tante nevrosi, prima fra tutte l’agorafobia. Per non parlare della sua passione per la botanica, come dimostrano i suoi interessi “da contadino” nella villa suburbana di Brusuglio. Non solo. Nella sua casa al centro di Milano, Manzoni riceve le visite di tanti illustri personaggi, fra cui Garibaldi e Verdi. Quest’ultimo per lui nutre un’autentica venerazione: la sua Messa da Requiem è eseguita in occasione del primo anniversario della morte del grande scrittore.

Manzoni inseguiva il sogno di una lingua veramente nazionale, comprensibile dalla collettività e dall’alto valore sociale e comunicativo: per Renzo e Lucia, protagonisti de I promessi sposi, e per una Italia libera e indipendente nel segno della monarchia sabauda. In questa visione, scandalizzando gran parte del mondo cattolico, indicava in Roma la capitale del nuovo Stato unitario: di qui, la sua viva attesa per la fine del potere temporale dei papi e l’avvento di una Chiesa finalmente povera e spirituale, sciolta dal peso e dalle ambiguità del potere.

Il suo talento letterario è incontenibile: oltre che romanziere, il conte Manzoni è poeta, drammaturgo, saggista, storico e linguista. E filosofo, sulle tracce di Antonio Rosmini, il più grande pensatore e teologo dell’Ottocento italiano, suo grande amico e confidente, dopo la cui morte 40 proposizioni tratte dalle sue opere furono messe all’Indice. Roma e Rosmini, dunque. Basterebbero queste due posizioni a fare di Manzoni un cattolico “atipico”, lontano dal modello del credente grigio, osservante e senza cervello: è invece ricco di passioni e interessi, moralmente rigoroso e cristianamente fedelissimo, ma dalla mente libera e illuminata.

Senza contare i personaggi – storici e fittizi – che hanno popolato la sua immaginazione artistica e la sua riflessione filosofico-linguistica: Walter Scott e Goethe, Napoleone e il marchese Cesare D’Azeglio, il Conte di Carmagnola e don Abbondio, Adelchi e fra’ Cristoforo. E poi Carlo Imbonati, Renzo e Lucia, la Monaca di Monza, l’Innominato, il cardinale Federigo Borromeo, i monatti e i gli “untori” e tanti altri.

Le sue memorie materiali e la sua “presenza” nel mondo dell’arte, della tv e del cinema si conservano sia nella Casa Museo di Milano (la sua residenza dal 1813 alla morte, nel 1873) che nella Villa Manzoni a Lecco: due gioielli da riscoprire.

L’attualità di Manzoni, che è stato anche senatore del nuovo regno d’Italia, è testimoniata dalle pubblicazioni recenti di romanzi e saggi, che rievocano il suo mondo umano, letterario e religioso, come Le due mogli di Manzoni di Marina Marazza (Solferino) e Il conte Attilio di Claudio Paglieri (pubblicato da Giunti, come un prequel dei Promessi sposi). Manzoni è attuale anche perché, volendo e realizzando con Gonin l’edizione illustrata del suo capolavoro, ha anticipato la civiltà delle immagini, l’importanza della comunicazione visiva accanto a quella verbale (non a caso gli artisti disneyani hanno realizzato I promessi paperi nel 1976 e I promessi topi nel 1989, come se Manzoni fosse un precursore di Walt Disney).

Manzoni è attuale perché coerente modello di fede vissuta, propugnatore di una Italia libera e progredita, profeta di una concezione sociale della lingua, liberata dalla cultura elitaria.

Insieme a lui, ci accostiamo con trepidazione al mistero di Dio e al problema del male, ci interroghiamo con speranza sull’operato di Cristo nella storia umana, riscopriamo la fonte fresca della parola evangelica e la fedeltà alla Chiesa, come pure l’ansia di giustizia che sgorga nel cuore degli umili e degli emarginati.

Gli anniversari esistono per essere messi a frutto. Essenziale oggi sarebbe riscoprire tutto Manzoni. Per esempio le poesie scritte prima della conversione, alcune pagine delle Osservazioni sulla morale cattolica, l’abbozzo poetico de Il Natale del 1833 (al quale Mario Pomilio si è ispirato), la stupenda e dolorosa Storia della colonna infame (che tanto impressionò Camilleri), alcune lettere rivelatrici del pensiero e della vita quotidiana di Manzoni, il dialogo filosofico Dell’invenzione (ispirato alle idee di Rosmini). Infine, alcuni scritti linguistici che mettono in luce il valore comunicativo e comunitario della lingua, fonte d’identità culturale di un popolo e di una nazione.

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