Tutti animali da… Esperimento

Sottopassaggi bui, porte chiuse, grida che gelano il sangue, odore di morte. Poche immagini che immediatamente ci corrono nella mente quando sentiamo parlare di sperimentazione animale. Quasi immersi in un libro di Bulgakov. L’uso degli animali in esperimenti di laboratorio è un argomento scottante, in cui l’egocentrico spirito dell’uomo può prevalere sulla cognizione della vita. Il diritto alla vita nella storia è sempre stato una condizione da conquistare. Per gli animali da esperimento la conquista è del 1975 con Peter Singer e il suo libro Animal Liberation, in cui viene denunciato lo “specismo” paragonato ad altre gravi forme di discriminazione come razzismo e sessismo. Egli si oppone a una cultura della discriminazione di specie sostenuta dal grande filosofo Cartesio (1600) che riduceva gli animali a creature senzienti, prive di capacità di pensiero e anima; solo macchine senza consapevolezza. Il pensiero sugli animali come oggetti di studio ha radici antiche. Già nel 400 a.C. nel primo manuale medico, Corpus Hippocraticum, si faceva riferimento agli animali per studiare l’anatomia. Ancora Galeno nel 130 d.C. fece studi di fisiologia su maiali, cani e scimmie. Ma queste date segnano solo i primi passi verso un uso poi indiscriminato degli animali a scopi di ricerca. Negli ultimi due secoli con l’esplosione della ricerca scientifica si è poi osservato un aumento nell’uso degli animali, anche domestici, per fini sperimentali. Con un picco massimo registrato nel solo 1970 di 100- 150 milioni di animali. Del resto nessuno può negare che il nostro benessere e parte della nostra tecnologia conquistati nel tempo non si siano realizzati anche grazie ai milioni di vite sacrificate nella ricerca scientifica. Ma oggi, cosa accade? La sperimentazione animale resta attiva. Sono però cambiati i numeri, le sofferenze e gli usi. Quasi ovunque si applica la “regola delle 3R”: Rimpiazzamento: sostituzione con tecniche alternative, in vitro, modelli computerizzati etc. Riduzione: riduzione al minimo necessario del numero degli animali per ciascun esperimento. Raffinamento: diminuzione della severità delle procedure dolorose e angoscianti e, dove possibile, utilizzo di anestetici e antidolorifici. Una rivoluzione culturale è dunque iniziata, ma è distante il giorno in cui ci sarà una completa sostituzione degli animali con i metodi alternativi. La scienza e in essa la chimica, la biologia, la medicina ma anche il business non sono in grado di rallentare la loro corsa. L’applicazione di alcune leggi, come la 116/92, tutelano e vigilano sull’applicazione della regola delle 3R. Gli edifici ad alta tecnologia di industrie farmaceutiche, cosmetiche, istituti di ricerca e università che ospitano animali di ogni tipo sono sottoposti a controlli che tutelano il benessere animale. Non sono più tutti autorizzati alla riproduzione e non sempre gli stabilimenti utilizzatori coincidono con i produttori, meccanismo questo che facilita la sorveglianza su numero e specie utilizzata. In più si è obbligati a rendere conto di ogni animale usato a fini sperimentali, topo o elefante che sia, e ogni protocollo deve essere autorizzato dalle autorità preposte. L’elogio per questo vero risveglio etico cercato e costruito in anni, va attribuito alle associazioni antivivisezioniste e protezioniste, che scegliendo la via della sensibilizzazione dell’opinione pubblica hanno saputo scalfire il dominio decisionale dei potenti organi di ricerca. Accanto a questo va anche riconosciuto il contributo e la collaborazione di migliaia di ricercatori che utilizzano metodi capaci di fornire dati sempre più attendibili. Sempre più chiaramente si fa strada nell’ingarbugliato e occulto mondo della ricerca scientifica la consapevolezza di un lento rinnovamento etico che profondamente corregge anche la coscienza dell’uomo riponendolo di nuovo nella natura sempre più come creatura e sempre meno come dominatore di essa.

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