Turchia, frontiera del dialogo

L’autore, che ha vissuto vari anni in Turchia, ci offre un breve reportage sull’impegno dei cattolici nel dialogo interreligioso. Il contributo del Movimento dei Focolari
 Per favorire il dialogo interreligioso in Turchia si sono organizzati molti convegni sul tema, anche in vista della candidatura del Paese all’ingresso nella Comunità Europea.

Certamente le autorità hanno voluto manifestare apertura e simpatia per le minoranze religiose, soprattutto con i cristiani e gli ebrei. Ricordo qui, come esempio, un simposio per il dialogo interculturale, organizzato dal comune di Istanbul nel 1998. Sindaco allora era l’attuale Primo Ministro, Recep Tayyip Erdogan.

In questa esposizione parlerò di come in questi ultimi anni i cattolici stanno vivendo il dialogo interreligioso in Turchia. Innanzitutto vi è il dialogo della vita nei rapporti cordiali quotidiani tra persone di diversa religione: è il fondamento di ogni altro dialogo. Per semplificare poi distinguo cinque punti.

Dialogo ufficiale

Si sono intensificati in questi ultimi anni i rapporti tra le autorità religiose: scambio di auguri e messaggi per le grandi feste religiose e civili. Inviti sempre più frequenti a partecipare alla cena di rottura del digiuno (iftar). Consegna ai mufti del messaggio del Papa per le grandi feste musulmane. Messaggi e visita dei prefetti e sindaci ai rappresentanti delle varie Chiese per gli auguri natalizi e pasquali. Collaborazione del governo per l’Anno Paolino.

Dialogo culturale

Alcune iniziative ormai si sono consolidate. Da una ventina d’anni vi è uno scambio di professori tra la facoltà di teologia dell’Università di Ankara e la Gregoriana di Roma, rispettivamente con un corso annuale sull’Islam a Roma e sul Cristianesimo a Ankara.

A Yesilköy, presso il convento dei Cappuccini, da alcuni anni si svolge un simposio di dialogo interreligioso. Tra i temi: “Gesù Cristo nelle fonti cristiane e mussulmane”, “La salvezza nel Cristianesimo e nell’Islam”, “Cristiani e mussulmani di fronte alla modernità”, “Fede e Ragione”.

Sempre ad Istanbul, si riunisce regolarmente per programmare iniziative comuni una commissione speciale di dialogo interreligioso, Diyalog Platformu, animata da un’associazione di giornalisti e scrittori, e composta da ebrei, cristiani delle varie confessioni e da musulmani.

Ad Ankara, prima gli Assunzionisti e ora i Gesuiti hanno creato rapporti cordiali con la facoltà di teologia islamica.

A Iskenderun, in memoria e a nome di don Andrea Santoro, è stato fondato nel 2007 un Centro di dialogo interculturale e interreligioso con sala-convegni e biblioteca.

A Konya, don Vigilio, sacerdote della diocesi di Trento, in occasione delle visite alla sua comunità nella chiesa di San Paolo, è invitato a parlare agli studenti della facoltà di teologia islamica. L’interesse maggiore è rivolto ai temi della preghiera e della vita consacrata tra i cattolici. La Diocesi di Trento ha costituito in Asia Minore due comunità di preghiera, quasi una restituzione a ringraziamento dei monaci inviati da Giovanni Crisostomo a Ambrogio e poi in Trentino per l’evangelizzazione di quelle popolazioni.

I Domenicani hanno avviato a Istanbul nel 1996 il progetto di un Centro di dialogo interculturale e interreligioso, “DoStI” (Dominican Study Institute – Istanbul). Uno dei mezzi per favorire tale progetto è rappresentato sicuramente dalla Biblioteca interculturale e interreligiosa, che ha iniziato la sua attività dieci anni fa. La richiesta di una biblioteca di documentazione cristiana è venuta direttamente dai professori della facoltà di teologia dell’università Marmara di Istanbul, desiderosi di conoscere il cristianesimo dalle sue fonti originarie. La biblioteca è uno strumento importante di conoscenza ed è un’occasione preziosa per incontrare studiosi non cristiani.

All’interno del dialogo culturale possiamo citare anche la fondazione di una corale “speciale” ad Antiochia e a Mersin: Coro delle civiltà. Il coro comprende gruppi religiosi differenti: ebrei, cristiani (cattolici e ortodossi) e musulmani (sunniti e aleviti). Si è esibito in concerto in occasione dell’apertura dell’Anno Paolino a Tarso e anche nella ex-chiesa di Sant’Irene a Istanbul, eseguendo canti tipici delle rispettive comunità religiose. È stato invitato anche dal Primo ministro per festeggiare la fine del Ramadan.

Dialogo spirituale

I Francescani della comunità di Santa Maria a Istanbul sono impegnati nel dialogo ecumenico ed hanno iniziato anche un’interessante esperienza di dialogo spirituale con la comunità dei Dervisci. I religiosi sono spesso invitati nelle comunità dei Dervisci per la preghiera, in particolare il 17 dicembre quando viene ricordata della nascita al cielo di Rumi. I Dervisci, a loro volta, vanno dai Francescani il 27 ottobre per una veglia di preghiera, in memoria della preghiera religiosa svoltasi ad Assisi il 27 ottobre 1986.

Dialogo popolare

Con questo termine voglio indicare un notevole movimento di interesse per il cristianesimo che si sta sviluppando in Turchia. Questo avviene in particolare con la visita ai luoghi di culto cristiani e con la richiesta di informazioni sulla fede cristiana. I luoghi più frequentati sono: Efeso (Meryemana), Tarso, Antiochia, Konya, Istanbul (in particolare le chiese di Sant’Antonio e Santa Maria).

Dialogo socio-caritativo

Poiché il dialogo non è fatto di sole parole, ma si dimostra efficace nelle azioni, a Istanbul esistono 2 ospedali e 2 case di riposo per persone anziane che sono aperte a tutti. Le religiose e i laici cristiani animano i rapporti fraterni tra tutti, senza distinzione di razza e religione.

Caritas–Turchia è sempre stata presente con grandi progetti nei momenti di gravi disastri umanitari, come terremoti o arrivo di rifugiati in Turchia.

Ci sono diverse scuole cattoliche (soprattutto licei) gestiti da religiosi e religiose (Dame di Sion, Lazzaristi, Fratelli delle scuole cristiane, Salesiani, Suore di Ivrea) in totale, solo a Istanbul, sono 11, i più grandi con circa 1.000 allievi. Dopo la nazionalizzazione delle scuole anche in questi istituti sono stati inseriti per legge dei vice-presidi che spesso controllano i programmi e impediscono ogni proselitismo. Essendo ormai i cristiani una piccola minoranza circa il 99% degli studenti sono musulmani. C’è però da dire che anche questo frequenza ha favorito un dialogo, una conoscenza e un rispetto reciproco. Oltre all’educazione degli studenti orientata al dialogo e alla comprensione tra le religioni, vengono organizzate importanti giornate di studio su temi visti alla luce delle diverse religioni: educazione, cultura, pace ecc.

La presenza dei Focolari

Ci sono poi diversi movimenti ecclesiali in Turchia come il Movimento dei Focolari, che svolgono un dialogo interreligioso ed ecumenico molto importante, soprattutto attraverso i rapporti personali, con giornate di amicizia e di scambio culturale e intellettuale, con la partecipazione agli iftar (cene del Ramadan) o ad altre feste familiari (circoncisione, episodi di malattia o morte, matrimoni e nascite ecc.). Questi rapporti di amicizia hanno poi portato anche alla collaborazione per iniziative caritatevoli.

In particolare il Movimento dei Focolari, nella persona della sua fondatrice Chiara Lubich, ha avuto un ruolo importantissimo nell’ecumenismo per i rapporti con la Chiesa greco ortodossa del Fanar e la Santa Sede, favorendo l’incontro tra il Patriarca Athenagoras e Paolo VI. Il Patriarca Athenagoras aveva infatti voluto incontrarla diverse volte, dichiarandosi lui stesso membro del Movimento, e facendola latore di messaggi per Paolo VI, in vista di un loro incontro. Egli stesso desiderò una presenza fissa del Movimento dei Focolari a Istanbul.

Questo rapporto è continuato con i suoi successori e con l’attuale Patriarca Ecumenico Sua Santità Bartolomeo I, che il 27 dicembre 2010 ha voluto incontrare Maria Voce per ringraziarla per la continuazione di questo dialogo e per l’impegno ecumenico e interreligioso che il Movimento svolge in questa terra.

“Deo gratias! – ha esclamato al termine dell’udienza il Patriarca di Costantinopoli –. Deo gratias per la vostra amicizia, per la vostra visita, per i frutti del vostro movimento, per la continuazione di questa opera di Dio che rende gloria al Suo nome”.

Nel suo indirizzo di saluto, Bartolomeo I ha ricordato di essere stato testimone “della stima, dell’affetto e dell’ammirazione che il predecessore, Patriarca Dimitrios, ha nutrito per lei e per l’opera svolta dal focolare”. Maria Voce ha infatti vissuto a Istanbul dal 1978 al 1988. In quegli anni, Bartolomeo (allora segretario del Patriarca) e Maria Voce si sono conosciuti.

Il focolare unisce, in particolare, le Chiese dell’antica e della nuova Roma – ha proseguito –. Voi tutti siete oggi entusiasti collaboratori dell’amato Papa Benedetto e della nostra modesta persona”, sottolineando poi “i frutti già evidenti prodotti dal focolare: da Chiara alla giovane Chiara Luce, la prima focolarina giunta al traguardo della santità”.

Tornando sul tema dei rapporti tra credenti, Bartolomeo I ha voluto sottolineare come solo sulla base della testimonianza della vita “il dialogo non resta una vuota e sterile esercitazione accademica, facilmente contestabile da quanti continuano ad opporsi ai dialoghi ecumenici e interreligiosi”.

Dopo questa importante udienza con il patriarca Bartolomeo I, Maria Voce ha incontrate Luigi Iannitto, ofmconv, di 91 anni, che aveva conosciuto il carisma dell’unità nel 1949 e che negli anni Settanta dette vita al primo gruppo che iniziò a vivere la spiritualità focolarina. In un clima di grande amicizia poi s’è svolto l’incontro con un gruppo di musulmani di Istanbul, da anni in stretta collaborazione con il Movimento.

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