Trieste, prorogato l’accordo Wärtsilä

È stato firmata il 17 gennaio l'intesa sulla crisi industriale del sito di Bagnoli della Rosandra. I lavoratori della fabbrica di grandi motori di Trieste, di proprietà finlandese, avevano annunciato una manifestazione per il 27 gennaio contro la decisione di cessare la produzione.
Lavoratori durante un'assemblea in sciopero "simbolica" organizzata da Fim, Fiom e Uilm davanti ai cancelli dello stabilimento di Wartsila a Bagnoli della Rosandra (Trieste), 13 giugno 2023. I lavoratori sono usciti in strada per un'ora, in concomitanza con la cerimonia di inaugurazione, a pochi metri di distanza, del nuovo stabilimento di British American Tobacco Italia. ANSA/ ALICE FUMIS

Dopo i timori che si fosse arrivati alla parola fine, la svolta: è stato infatti firmato il 17 gennaio al ministero dell’Industria e del Made in Italy l’accordo che prevede la proroga di altri sei mesi del contratto di solidarietà per i lavoratori di Wärtsilä, azienda di proprietà finlandese che produce grandi motori per la cantieristica navale nei pressi di Trieste. La svolta è arrivata in seguito al fallimento della riunione al ministero il 9 gennaio scorso e dopo l’incontro il 16 gennaio del numero 2 del gruppo, Roger Holm, con il ministro Adolfo Urso, proprio per trovare un’intesa.

Ricordiamo che, almeno fino a ieri, la data da segnare in rosso sul calendario era quella di sabato 27 gennaio: è in quel giorno infatti che i circa 300 lavoratori avevano annunciato due manifestazioni – in città ed eventualmente a Roma – per protestare contro la decisione di chiudere.

Decisione che, per quanto apparsa come improvvisa, arrivava in realtà al termine di quello che i lavoratori hanno definito come “un anno e mezzo di prese in giro”. Se l’espressione è un po’ forte, è comunque vero che alle spalle c’era una lunga vicenda di tira e molla: una prima decisione di chiudere la parte produttiva per centralizzare il tutto a Vaasa (ponendolo quindi come caso di “reshoring”, ossia di ricentralizzazione della produzione in casa) lasciando a Trieste soltanto la ricerca e sviluppo, con 450 esuberi su 970 persone allora impiegate, era arrivata a luglio 2022. Ne era seguita una serrata trattativa con istituzioni e parti sociali, che aveva portato alla definizione di un accordo per la reindustrializzazione del sito e il mantenimento dell’occupazione; ma è poi invece arrivata la rottura – nonostante il tavolo aperto al ministero dell’Industria – con il rifiuto della proroga dei contratti di solidarietà scaduti il 31 dicembre e l’annuncio dei licenziamenti, contrariamente a quanto – a detta dei rappresentanti sindacali – già convenuto all’interno del tavolo.

Sgomento, rabbia e incredulità sono le reazioni che si erano registrate sia da parte dei lavoratori e dei loro sindacati che da parte delle istituzioni, Regione Fvg in primo luogo: «Pentiti di aver dato credito ad una azienda che, fin da subito, si è mossa in modo scomposto, ed amareggiata perché non più di dieci giorni fa sono stati chiesti ulteriori fondi al ministero, ben sapendo che oggi però non si sarebbe raggiunto l’accordo. La mancata firma è quindi un atto scellerato», aveva dichiarato l’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen. Ma si era espressa anche stessa ministra Calderone: «Siamo pronti a valutare la situazione e ad agire attraverso tutti gli strumenti che la legge mette a disposizione per salvaguardare un sito strategico per il Paese», aveva affermato dopo l’incontro avvenuto venerdì 12 parlamentari del territorio, presidente della Regione e sindacati. Martedì 16 gennaio si è poi tenuto a Roma un incontro per l’accordo di programma che coinvolge Ansaldo Energia, e che potrebbe dare un futuro allo stabilimento nell’ambito dello sviluppo dell’energia a idrogeno (ricordiamo che Trieste è sede del progetto Hydrogen Valley). Il gruppo ha infatti ipotizzato di utilizzare l’impianto nel settore delle membrane e degli elettrolizzatori.

Va aggiunto peraltro che il tema di deindustrializzazione e reindustralizzazione (sostenibile) è molto sentito in città: ad aprile 2020, meno di quattro anni fa, ha infatti chiuso la “storica” (aveva aperto nel 1856, ancora in epoca austriaca) Ferriera di Servola. Una chiusura che, se da un lato era opportuna sotto il profilo ambientale (era chiamata “l’Ilva del Nordest”), dall’altro ha significato un colpo non secondario per l’occupazione avendo oltre 400 dipendenti. Anche Wärtsilä ha grande valore per quella che è la storia industriale triestina: il gruppo finlandese ha infatti acquisito nel 1997 l’ex Grandi Motori Trieste, nata nel 1966, quando la Fiat Torino firmò un accordo con l’IRI per dar vita ad una fabbrica destinata alla produzione di motori diesel di grandi dimensioni nei pressi del capoluogo giuliano; e in cui confluirono risorse della Fiat Grandi Motori di Torino, della Ansaldo Meccanico di Genova, della Fabbrica Macchine di Sant’Andrea e dei Cantieri Riuniti dell’Adriatico di Trieste, configurando così una storia che, nella sua parte più antica, risale al 1835. Non è un caso che l’ateneo cittadino “sforni” numerosi ingegneri navali e affini: tutte professionalità che, hanno ricordato con preoccupazione Confindustria e Federmanager, sono in un tale contesto sempre più destinate a cercare lavoro altrove.

A consentire di “guadagnare tempo” è anche la cosiddetta “legge antidelocalizzazione”, che rende più difficoltoso per Wärtsilä “sfilarsi”: ciò significa infatti corrispondere otto mesi di stipendio dai lavoratori a partire dall’inizio della procedura di licenziamento, e il rischio di dover anche restituire i contributi pubblici degli ultimi anni, che ammonterebbero a oltre 20 milioni di euro. Torna quindi alla ribalta il tema delle aziende che, dopo aver usufruito di denaro dei contribuenti, prendono altre vie per i motivi più svariati.

Dicevamo dunque della svolta, con i vertici finlandesi che hanno accolto la richiesta di proroga del contratto di solidarietà al 30 giugno 2024, e la possibilità per l’azienda di iniziare il processo di reindustrializzazione del sito. Il prossimo passo è quindi la ripartenza del tavolo per l’accordo di programma, prevista per il 22 gennaio. A firmare l’accordo sono stati il ministro delle imprese, Adolfo Urso, la sottosegretaria con delega alle crisi d’impresa Fausta Bergamotto, Wärtsilä, la Regione Friuli-Venezia Giulia, Confindustria e i sindacati.

Soddisfazione è stata naturalmente espressa dalle parti coinvolte: «Il percorso di reindustrializzazione avviato per il polo di Bagnoli della Rosandra è un fatto di particolare rilevanza, frutto di uno straordinario lavoro di squadra anche con Regione e sindacati, che rappresenta una soluzione concreta alla crisi industriale e apre nuove possibilità di lavoro qualificato. L’accordo di programma rappresenta altresì un’occasione unica per ripensare il futuro del territorio triestino, alla luce delle opportunità legate alla mobilità green», ha affermato il ministro Urso. «L’accordo sottoscritto oggi, che permette la proroga del contratto di solidarietà, non solo mette al centro l’accordo di programma come strumento per la reindustrializzazione, ma definisce un importante percorso sulla valorizzazione di quel sito, garantendo ulteriormente la vocazione strategica e industriale. Un fatto ulteriormente positivo è l’inserimento nell’ambito di questo accordo la presenza di Ansaldo, che oggi conferma ulteriormente i suoi impegni nei confronti della reindustrializzazione», si legge in una nota del sindacato Usb.

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