Tempi bui per la Chiesa cattolica negli Usa

Una testimonianza (e riflessione) dagli Stati Uniti dopo le rivelazioni sui casi di abusi commessi dai sacerdoti nella Chiesa cattolica e la lettera sulla pedofilia di papa Francesco.
Il cardinale Theodore Edgar McCarrick

Ho lavorato per più di 30 anni per la Chiesa cattolica, nel campo delle comunicazioni, inclusi otto anni per la Conferenza dei vescovi degli Stati Uniti. E sono stata direttrice della comunicazione diocesana nel 2002, proprio quando i vescovi statunitensi hanno approvato la Carta per la protezione dei bambini e dei giovani, che è diventata poi un modello per le altre conferenze episcopali nel mondo.

Non era certo uno dei momenti più facili per la Chiesa, ma fui positivamente sorpresa, in quel momento, dalla volontà dei vescovi di considerarsi, almeno sulla carta, reciprocamente responsabili della prevenzione dell’abuso di bambini.

In queste ultime settimane, però, le notizie sull’arcivescovo Theodore McCarrick e il rapporto del grand jury della Pennsylvania, sembrano smentire questa promessa.

Non posso, naturalmente, giudicare l’esperienza di tutta la Chiesa cattolica degli Stati Uniti, ma posso almeno condividere due storie che ho sentito personalmente la scorsa settimana:

  • una nonna battista era preoccupata che i suoi nipoti fossero al sicuro nella scuola cattolica.
  • una madre cattolica ha chiamato il vescovo chiedendo come può assicurare a suo marito (non credente) che le loro figlie sono al sicuro partecipando alla messa. Ha anche chiesto al vescovo quali provvedimenti stesse prendendo in concreto, in modo da poter rassicurare suo marito.

 

Sono tempi bui per la Chiesa negli Stati Uniti, ma anche per le nostre sorelle e fratelli in Cile, Irlanda, Australia, Germania e in tutto il mondo. Mi si spezza il cuore perché, nonostante gli sforzi e il sacrificio che molti laici, sacerdoti e vescovi hanno sostenuto nel 2002, siamo ancora una Chiesa divisa e peccatrice.

Anche se la maggior parte dei casi di orribili violenze commesse contro i bambini risalgono a molto tempo fa, il dolore che proviamo è ancora molto forte. A questo si aggiungono le notizie sui vescovi a cui è stato concesso di rimanere nel loro ministero nonostante fossero essi stessi predatori o chiudessero gli occhi sulle azioni dei loro sacerdoti colpevoli di abusi. Questo include non solo il cardinale Theodore McCarrick, ma anche l’arcivescovo John Nienstedt, il vescovo Robert Finn e altri.

Se molti di loro si sono dimessi con vergogna, è stato solo perché gli accusatori non hanno smesso di alzare la voce, alcuni fino al punto di perdere la salute, gli amici o l’impiego, pur di portare alla luce la verità. Non è stato certo perché la Santa Sede ha attivamente promosso un’indagine. Forse questo modo di procedere del Vaticano, sempre cauto e lento nel rispondere alle accuse contro i vescovi, ha funzionato in passato. Ma oggi non è più accettabile per i fedeli degli Stati Uniti.

È sempre più difficile difendere la Chiesa dalle critiche dei vicini, degli amici, dei familiari. Quando un nostro parente, collega o amico dice: «I vescovi si coprono l’uno con l’altro. Sono più preoccupati per il proprio stile di vita che per ciò che è buono per la Chiesa», è molto difficile per noi cattolici americani ribattere qualcosa. Sappiamo che ci sono molti uomini buoni e santi nell’episcopato. Ma anche alcuni di loro sono stati messi a tacere e maltrattati dai loro fratelli o dalla Curia romana.

Ho trovato conforto e speranza nelle parole di papa Francesco, nella lettera che ha scritto lunedì. Ma non ho visto molte discussioni a riguardo tra i miei amici sui social media. Molti miei colleghi della comunicazione, e di altri ministeri nelle diocesi di tutto il Paese, non ne hanno parlato. Capiscono che papa Francesco vuole dare consolazione, ma abbiamo bisogno di qualcosa di più del semplice conforto. Sappiamo che il pontefice ha l’autorità per fare in modo che il cambiamento avvenga realmente. Il peccato del clericalismo ha oscurato così tanto la nostra visione della situazione, che non possiamo più guardare le periferie di cui parla papa Francesco. Come possiamo andare nei luoghi disagiati della nostra società quando la nostra casa sta crollando intorno a noi?

Non credo sia stata una coincidenza questa tempesta di fuoco esplosa proprio in coincidenza con la solennità dell’Assunzione di Maria. Abbiamo bisogno che la madre della Chiesa intervenga in nostra difesa, con la feroce determinazione dell’amore di una madre. Madre del Perpetuo Soccorso, vieni adesso in aiuto dei tuoi figli.

Helen Osman è presidente di Signis, l’Associazione cattolica internazionale dei professionisti della comunicazione. È stata responsabile della comunicazione per la Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti dal 2007 al 2015.

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