Sorella Chiara

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Era il 5 febbraio del 2000 e come ogni sabato eravamo riuniti, in poco più di una ventina, con Chiara: era un giorno di Scuola Abbà, la scuola che Chiara aveva iniziato dieci anni prima per l’approfondimento dottrinale e culturale del carisma dell’unità. Avevamo letto, nel corso della mattina, alcuni brani di Chiara stessa, parlandone con lei e fra noi. È inutile, sosteneva Chiara, pensare di costruire un cristianesimo e di edificare Cristo in noi, se prima non si rompono gli altri nostri legami, per riporre nel cuore, nella mente, il Padre, Dio, come lo aveva Gesù; per questo, fa veramente parte dell’ideale dell’unità solo chi si svuota di ogni legame per avvicinarsi agli altri vedendoli come fratelli in Cristo, amandoli dunque per Iddio, in fraternità soprannaturale, ricomponendo l’unità, spezzata dal peccato, che è la famiglia in cui uno è il Padre, Dio, e tutti gli altri sono fratelli. Molti anni prima, scrivendo queste parole, Chiara aveva pensato, prima di tutto, a superare i vincoli di sangue. Ma mentre le leggevamo, in quel periodo di fine millennio, frequentemente si imponeva, nei nostri dialoghi, l’anelito di far emergere dal carisma dell’unità una nuova visione della società e della politica. Ricordo – è solo un esempio – che, per questo motivo, tra i vincoli di cui liberarsi avevamo annoverato anche tutte le forme di subordinazione e di ingiustizia, di interessi meschini e di illegalità: Gesù era risorto, e posto dal Padre al di sopra dei Troni e delle Potestà, che incarnavano, ci sembrava, tutte quelle potenze che nel corso della storia gli uomini avevano costruito per incatenarsi gli uni gli altri. Tra questi idoli dai quali Gesù libera, Chiara, sempre attenta alla dimensione della cultura politica, poneva anche le ideologie. In lei ardeva una fiamma: era evidentemente mossa da una spinta interiore a cercare di dare espressione alla dimensione pubblica dell’ideale dell’unità, a coinvolgere nella trasformazione evangelica le scuole e le fabbriche, come i parlamenti e le piazze: Noi andiamo all’Avventura! Accettiamo ogni invito a portare il Fuoco dovunque : erano le parole che leggevamo quel 5 febbraio, ma Chiara le aveva scritte cinquant’anni prima, a testimonianza che quel Fuoco divampava in lei da sempre. Ma ora il momento sembrava giunto, il tempo maturo, per lanciare nella vita pubblica una parola nuova: c’era un popolo dell’unità ormai sviluppato, inserito ed impegnato in ogni ambito della economica, della politica, del sociale. Ed ecco presentarsi l’ideaforza: la fraternità, ma intesa come Dio la intende: A Dio interessa il vincolo divino, spiegava Chiara; e qual è? Lo Spirito Santo, quello che ci fa figli di Dio e fratelli fra noi, unico vincolo di fraternità, per avere il quale occorre rompere gli altri che impacciano: rompere, e cioè bruciarli con lo Spirito Santo . Per Chiara lo Spirito infatti agisce come un fuoco che brucia e trasforma; e così noi, vivendo il vero Amore che è lo Spirito, possiamo, come lui, tutto consumare e trasformare e divinizzare. La fraternità dunque, per Chiara, non è ristretta come i vincoli di sangue, non è aleatoria come un sentimento, né irrealizzabile come un’utopia: è la condizione reale nella quale Gesù ha posto ogni uomo con ogni altro, facendosi, lui, fratello di tutti. Lo Spirito infatti è proprio quel legame fra il Padre e il Figlio che Gesù, sulla croce, non sente più; ed egli non lo sente, Chiara spiega, perché venga dato a tutti noi. La fraternità è dunque lo stesso legame delle Persone divine, dato agli uomini. A tutti, a coloro che hanno fedi diverse da quella cristiana, a coloro che non credono, eppure, in quanto uomini, sono pienamente capaci di fraternità. Il paradigma trinitario diviene modello delle relazioni umane, della loro ricchezza e varietà, infinite e libere quanto lo sono le facce dell’Amore divino. Ecco il paradosso della fraternità: il vincolo più stretto, più profondo, più esclusivo, è quello che lega la comunità più vasta: l’umanità. La fraternità non è ristretta, perché nasce già universale; non è aleatoria, perché è costitutiva dell’identità stessa degli uomini, non è utopica perché già c’è chi la vive consapevolmente. Sta a noi, ora, declinarla in tutte le forme e i linguaggi che essa può assumere nelle diverse attività umane, scoprirne i percorsi, innalzare le sue costruzioni. Agli inizi del terzo millennio, Chiara ha rilanciato la fraternità universale attingendo, in realtà, a ciò che era apparso chiaro fin dagli inizi della sua esperienza: per rispondere all’amore di Dio, a quel Dio-Amore che si era manifestato sotto i bombardamenti, come l’unico ideale che non crolla, non si era forse messa, insieme alle sue prime compagne, ad aiutare ed amare le persone – fratelli e sorelle – colpiti dalla guerra? Chiara dunque è stata, prima di tutto, sorella. Su questa fraternità originaria si è sviluppato il Movimento dei focolari; e tutte le opere sociali e i movimenti, riguardanti specifici aspetti (quali l’economico, o il politico), che da esso sono sorti, la proposta stessa che l’Opera di Chiara fa al mondo, sono espressioni di questa fraternità che costruisce l’unità. Il Fuoco continua.

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