Socialità conoscitiva

Partiamo da quello che si osserva nella vita dell’umanità in questi ultimi decenni. La cosa più evidente che appare sono i grandi cambiamenti a livello sociale, culturale, politico, tecnicoscientifico, che hanno scosso completamente soprattutto alcuni Paesi, ma in una certa misura e sempre di più tutta l’umanità. Con queste rivoluzioni o innovazioni si è verificata una profonda crisi non solo a livello sociale, ma anche nel pensiero. È una crisi che potremo chiamare di scetticismo: non si crede più alle possibilità del pensare per affermare delle verità razionali; si diffida cioè del valore della ragione. Questo lo si avverte in tutti i campi. Nel pensiero filosofico oggi nessuno può affermare di aver la filosofia da seguire. Più che fare della filosofia spesso ci si limita a fare la storia delle idee filosofiche e non si trovano delle personalità tali da innovare profondamente il pensiero. Nel campo cattolico, in particolare, non sazia più quel modo di capire la realtà in senso realista medievale, e si cercano altre strade. A livello teologico si assiste a tutta una serie di opinioni le più disparate che appaiono e scompaiono, che si contraddicono, come un sintomo di una crisi non tanto della fede, non tanto della presenza del divino, quanto del modo di presentare, esprimere, capire la fede. Si tratta di uno di quei fenomeni storici che non si possono fermare. È l’umanità che non viene più soddisfatta dalla maniera in cui prima si pensava e si affrontava la realtà. Come succedeva, ad esempio, al tempo dei presocratici con i sofisti: questi non negavano il pensare e la vita, ma esprimevano il malessere dell’umanità di allora di fronte a un modo di concepire la realtà che non era più adeguato allo sviluppo umano di quei popoli e di quella cultura. Era necessaria una nuova fase che loro, senza saperlo, stavano preparando. Infatti dopo sono venuti Socrate, Platone, Aristotele, con filosofie grandiose che rispondevano alle esigenze del loro tempo e continuano ad offrirci degli aspetti suggestivi ancora adesso. Essi però sono stati come il prodotto di quella crisi, di quella decomposizione della vita precedente che ha permesso lo svilupparsi di nuove concezioni. Ad ogni nuova svolta dell’umanità è necessaria una certa crisi di sofismo e di scetticismo, il cui aspetto positivo è precisamente di indicare l’esigenza che gli uomini hanno di trovare nuove profondità e nuovi orizzonti nella vita e nel pensiero. Vita, lavoro, pensiero, musica, arte, sono tutte espressioni diverse, ma collegate, dell’uomo. Anche l’arte, che è una delle più alte intuizioni dell’essere, sta passando una crisi che può essere molto indicativa. Vediamo che oggi si producono delle innovazioni radicali nel campo dell’arte. Il popolo, la gente semplice, resta sconcertata, non riesce a capire queste manifestazioni artistiche d’oggi. E questo è grave sotto un certo aspetto, perché nei periodi più felici della vita del pensiero e della vita dell’arte c’era la partecipazione dell’umanità di allora, del popolo, delle masse. Ancora fino alla generazione precedente alla mia, ad esempio, c’erano in Toscana dei contadini che conoscevano a memoria La Divina Commedia, proprio perché era un’espressione artistica che rispondeva alle esigenze della vita di quel mondo, di quella cultura. Qualcosa di simile succedeva con le grandi tragedie greche, oppure con i dibattiti filosofici che venivano fatti dai filosofi nelle piazze ai tempi dei romani, o con le dispute teologiche che si facevano più tardi nelle chiese davanti al popolo. Queste espressioni venivano seguite dal popolo perché c’era un innesto profondo fra la cultura, il pensiero, l’arte del tempo, e l’esistenza di quelle persone. Allora ci si potrebbe domandare se è vera arte quella produzione che oggi lascia perplessi o che non viene capita dalla maggioranza del popolo. D’altra parte, personalmente, vedo del positivo nelle attuali espressioni artistiche, perché attraverso quelle nuove forme è l’umanità che sta ricercando se stessa. Non è più soddisfatta delle vecchie forme e tenta quindi nuove strade, senza ancora riuscire tuttavia a trovare una nuova sintesi, delle forme che la sazino, ossia che la esprimano nelle sue più profonde esigenze attuali. Se oggi tutto entra in crisi e tante cose non soddisfano più, è precisamente perché nel nostro tempo stiamo assistendo a un passaggio dell’umanità da una fase storico- culturale ad un’altra. Qual è l’aspetto fondamentale che sta cambiando nella società attuale? Si tratta del fatto che fino ad ora l’uomo occidentale ha visto e vissuto le cose da un punto di vista soprattutto individualistico, mentre la fase nuova nella quale stiamo entrando è quella della vita collettiva, o – se non si vuole usare questa parola che può avere anche un senso tecnico molto preciso – della vita comunitaria. Questo succede sia a livello, diciamo, superficiale (notizie anche minime che si sanno dappertutto, rapidità dell’informazione, facilità di spostamento e di contatto con altri popoli e culture, ecc.), sia ad un livello più profondo. Prima ognuno pensava da sé, e poi comunicava o riceveva dagli altri. Se scriveva una lettera, la risposta gli arrivava dopo mesi di corriere; intanto lui meditava per conto suo, poi quando riceveva la risposta poteva ripensare tranquillamente all’argomento trattato e riscrivere un’altra lettera che arrivava a sua volta dopo mesi. Basti citare san Girolamo: le sue lettere sono datate a tre, quattro anni di distanza, alle volte, a causa del tempo che occorreva ad una lettera per arrivare dall’Africa all’Europa e alla risposta per il viaggio inverso. E quello che si dice della lentezza delle comunicazioni si può affermare di tante altre cose. Il fatto, ad esempio, che non esistesse la stampa faceva sì che anche delle opere più grandi, quelle che hanno fatto storia, le Summe teologiche del Medioevo, ad esempio, ce ne fossero poche decine di copie in tutta l’Europa: era un manoscritto che si andava a consultare solo nelle università, nelle grandi biblioteche, mentre normalmente non circolavano che appunti compilati dagli alunni stessi, dato che un’opera di quel genere aveva un prezzo commerciale evidentemente altissimo. Questo per dire che i contatti umani, i problemi, lo sviluppo conoscitivo, erano diversi da quello che sono oggi. L’uomo pensava da solo. Non esisteva la socialità conoscitiva in maniera così acuta come si manifesta oggi. Ai nostri giorni stanno cambiando tutti i rapporti. Riceviamo continui choc dal ritmo della nostra vita, dai contatti permanenti che abbiamo con gli altri uomini, siamo bombardati continuamente da immagini, pubblicazioni, notizie, ci troviamo in una tensione continua fra le mille informazioni che ci arrivano e la necessità di andare a fondo nei problemi, fra la specializzazione e un dilettantismo superficiale in ogni campo. Jacques Maritain dice di san Tommaso che aveva letto tutta la produzione che c’era stata fino allora, del mondo greco e del mondo romano, della patristica e del mondo medievale, e solo quando poté dire di avere una certa competenza, oltre che nella filosofia e nella teologia, anche nella scienza, nell’arte, nella medicina, incominciò a produrre. Lui voleva dire qualcosa di nuovo, quindi sentiva di dover leggere tutto quello che l’aveva preceduto. Oggi uno specialista, se da una parte è cosciente del fatto che è impossibile fare una cosa simile, allo stesso tempo sa che se non è collegato in qualche maniera con le altre scienze rischia di commettere dei grossi errori, di perdere tempo, di affrontare problematiche false, di fare della mitologia o di parlare sopra le nuvole. Da qui le esigenze attuali del lavoro in équipe, la necessità del lavoro e dell’insegnamento interdisciplinare, del dialogo, della comunione. E questo non solo per un’utilità pratica, perché essendo in più riusciamo ad affrontare un problema da più angolazioni e arriviamo più facilmente a una soluzione, ma perché si sta sviluppando in maniera nuova l’essere sociale dell’uomo, anche a livello conoscitivo. La marcia dell’umanità, le circostanze storiche, mettono l’uomo nelle condizioni di sviluppare questa sua dimensione fondamentale, come mai era successo prima nella storia.

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