Sicilia, restare o partire?

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Da lontano è già imponente e domina la scena, il gigantesco vulcano. Scendendo di quota, si accarezza l’Etna con lo sguardo,mentre brilla il bianco intenso dello scialle di neve che l’avvolge. Attorno la campagna è in festa, stuzzicata dal tepore della primavera. La natura è un tripudio di colori, perché qua in Sicilia – bisogna proprio ammetterlo – la luce è un’altra cosa. Per chi viene da fuori sembra di avere in dotazione altri occhi. Non quelli d’ordinanza, trafitti dal grigiore e segnati da qualche opacità. Davanti ad un tale spettacolo, si comprende l’intenso amore dei siciliani per la loro isola. Meglio qui che altrove per l’ambiente, il clima, il calore dei rapporti interpersonali. Se posso, meglio restare in Sicilia, sostiene Emanuele Leonora, dottorando in fisica elettronica all’università di Catania. Per lui, il lavoro è subordinato alla decisione di non andare al Nord. Collabora con un gruppo di ricerca del dipartimento di fisica e ci sono prospettive di ulteriori contratti, naturalmente a termine. È un giovane fortunato. Sa quanto sia diffuso tra i coetanei il senso di precarietà, difficile prevedere un futuro e ancor più difficile fare progetti di lungo respiro. Cristina Soraci, catanese, ha un sacco di amici sparsi per l’Italia. Merito della sua simpatia, ma sono pur sempre siciliani emigrati. Insegnano in Veneto, in Trentino, a Roma, lavorano in settori disparati a Milano. Altri colleghi e colleghe, conosciuti nella facoltà di lettere e rimasti in Sicilia, lavorano, sì, ma sono sfruttati, sottopagati, senza contributi previdenziali versati in tanti studi professionali e scuole private. Vanno via i giovani più bravi – costata -. Qui il sistema scoraggia. Anche con 110 e lode, ti aspetta una gavetta infinita. Solo gli ingegneri elettronici hanno vita facile. È l’esodo di studenti e laureati – la migrazione intellettuale, questa volta – che sta depauperando l’isola delle energie migliori e ne pregiudica lo sviluppo e il futuro. Cristina collabora con un gruppo di docenti universitari e studenti, animati dalla spiritualità dei Focolari, che ha realizzato negli ultimi anni specifici incontri per far conoscere i percorsi formativi delle facoltà siciliane e per dare fiducia e consapevolezza a tanti giovani. Catania è una città tenace, forgiata nella sua indole dalle numerose eruzioni dell’Etna. A metà del secolo scorso, la chiamavano la Milano del Sud per i suoi ritmi di crescita e per gli investimenti che attirava. Subentrò la crisi. Poi, il rilancio con l’arrivo della STMicroelectronics, produttrice di componenti per le nuove tecnologie. Si innescò un circolo virtuoso, nacque la cosiddetta Etna Valley, che ricorda la Silicon Valley californiana, patria dell’informatica del futuro. Nell’ultimo periodo, l’industria dei semiconduttori scricchiola, ma la città vuole reagire. Negli anni Settanta e Ottanta, Siracusa era il grande polo chimi- co del Mezzogiorno, con 25 mila occupati. Poi arrivò la crisi e la struttura produttiva segnò il passo. La ristrutturazione del suo centro storico, l’isola di Ortigia, divenne il volano del cambiamento. L’area chimica è stata trasformata in un polo della raffinazione petrolifera, con 12 mila addetti, ma Siracusa è tornata a splendere come realtà turistica e culturale. È uno scrigno che custodisce tutto il materiale archeologico della Sicilia orientale – spiega Angela Maria Manenti, funzionario locale dei Beni culturali -. Si sta valorizzando il patrimonio con varie iniziative. Quando le diverse istituzioni collaborano, si vedono subito buoni risultati. Non è, purtroppo, prassi abituale, aggiunge. C’è frammentazione e dispendio di risorse perché manca una strategia condivisa per valorizzare la ricchezza esistente, favorendo sviluppo e occupazione. I segnali confortanti, comunque, non mancano, ad incominciare dal flusso del turismo di qualità che cresce con tassi anche del 20 per cento all’anno. Quello del turismo, come molti esperti sollecitano, è un formidabile settore da valorizzare. Siracusa e la necropoli di Pantalica sono state recentemente inserite tra i siti riconosciuti dall’Unesco come patrimonio culturale dell’umanità e si aggiungono al Val di Noto, alla Valle dei Casali, alle Eolie, alla Valle dei Templi e ai Pupi siciliani. Insomma, la Sicilia custodisce la stratificazione culturale più densa dell’intero pianeta. Palermo ti accoglie con una vivacissima vita culturale, consapevole che l’arte, con la ricchezza di tutte le sue espressioni, è fattore di crescita e di cambiamento. Il Kals’art, ad esempio, una rassegna estiva con grande successo di pubblico, raduna artisti di fama che contribuiscono alla riflessione collettiva e al formarsi di una coscienza più libera e sociale. E non è affatto casuale che lo storico quartiere che l’ospita, la Kalsa, sino a qualche anno fa in profondo degrado, sia divenuto un grande cantiere. Sono stati restaurati chiese, palazzi, oratori. Alcuni trasformati in teatri all’aperto o in gallerie permanenti. Le istallazioni luminose hanno reso poi suggestive le sue viuzze, ora meta per gli stessi palermitani e per tanti giovani che non ne conoscevano i nascosti tesori. Palermo, come tutta l’isola, ha una millenaria vocazione all’accoglienza. Il capoluogo di regione ospita la più numerosa comunità tamil d’Eruopa ed è la prima provincia delle Sicilia per presenze straniere. Una risorsa per l’intera isola, questa, se si pensa che le aziende condotte da extracomunitari sono oltre novemila. Nella regione, l’agricoltura svolge ancora un ruolo di primo piano nell’economia dell’isola, le aziende agricole sono un terzo del totale delle imprese siciliane. Ma il settore è poco dinamico, difetta di quella cultura imprenditoriale indispensabile per sfruttare le nuove potenzialità offerte dall’evoluzione dei mercati. La Sicilia vanta, ad esempio, una concentrazione di produttori nell’agricoltura biologica, ma pochi trasformano la materia prima, cosicché gran parte della filiera si interrompe già al primo anello. Anche il settore industriale è poco propulsivo, con la conseguenza che la pubblica amministrazione è da tempo il primo agente di occupazione per l’economia regionale. L’alternativa è emigrare. Nell’ultimo decennio hanno lasciato l’isola 200 mila residenti. La disoccupazione supera il 20 per cento, quella giovanile il 54 per cento, il doppio della media nazionale. È un’enorme palla al piede, perché qua le nuove generazioni sono ancora numerose (il 17 per cento dei 5 milioni di siciliani). Ci sono giovani che vogliono crearsi un lavoro, ma trovano poche porte aperte. Cozzano contro la burocrazia, riferisce Angela Vetro, commercialista con un avviato studio insieme al marito a Porto Empedocle, vicino ad Agrigento. Noi li stiamo aiutando a formarsi una cultura imprenditoriale e del lavoro, coinvolgendo altri nostri colleghi. È difficile, ma fondamentale. Il lavoro? Inventarlo più che trovarlo. Questa è la nuova pro- spettiva, conferma Angela Mammana, messinese dei Nebrodi, che si sta specializzando in psicologia clinica a Palermo. Aleggia un pessimismo cosmico tra gli amici. Noi psicologi siamo in sovrannumero. Per questo provo a creare il mio lavoro. Non mi arrendo e mi voglio spendere per una Sicilia nella legalità. Non vanno bene né il libro fotocopiato, né la firma di presenza per chi non viene a lezione. Grande argomento, in quest’isola. Difendi il tuo, a torto o a ragione recita un detto. Questa è la logica del siciliano medio, afferma Fabio Castello, 20 anni, residente a Villabate, due passi da Palermo. Il sindaco del suo paese è stato arrestato, il commissario sopraggiunto pure. La cosa che mi fa più male come siciliano – confessa – è che non ho un sogno da vivere nella mia terra. Qui il diritto è diventato un favore. E non bisogna essere mafiosi. È la mentalità anche di tante persone per bene. Fabio studia giurisprudenza, e non è un caso. Crede nel movimento trasversale tra giovani e adulti, credenti e laici, che vuole creare un nuovo tipo di cultura. Restare, ma non da sconfitti. Restare per cambiare. È ritornata molte volte questa affermazione nelle parole dei numerosi interlocutori. Convinti dell’efficacia di alcuni segnali: le persone motivate che non lasciano l’isola vogliono dare una mano per aprire prospettive di lavoro; c’è uno sviluppo dell’associazionismo culturale, ambientalista, turistico, riflesso di un’appassionata attenzione al proprio territorio; ci si vuole scrollare di dosso il fatalismo, la rassegnazione, la diseducazione civica; il radicato individualismo, che ha caratterizzato storia e indole siciliana, comincia ad evidenziare tutti i suoi limiti; si fa urgente la necessità di non procedere più isolati, favorendo piuttosto la connessione, la collaborazione, la messa in rete in modo da fare sistema dentro i settori e tra i settori ad ogni livello. In buona sostanza, le tante isole dell’isola potrebbero diventare un arcipelago innervato di relazioni aperte e di benefiche contaminazioni. È sperare troppo? VINCENZO MORGANTE, direttore della sede Rai della Sicilia Alla Fiat di Termini Imerese, dopo i blocchi stradali, è ripresa la produzione. È un buon segnale, ma il problema della mancanza d’occupazione resta centrale, e significa futuro incerto e ostacoli per la formazione delle famiglie. Altro tema cruciale è quello della mafia. Si unisce complessivamente ad una battaglia per la legalità. C’è da registrare un passo indietro nella tensione della società civile. Il fatto che non ci siano stati più fatti eclatanti, non significa che l’organizzazione non sia viva e vegeta. Opera nel silenzio, e forse può essere più pericolosa. La guardia perciò va tenuta sempre alta. Non ci possono essere neghittosità, tentennamenti. I magistrati lo confermano in continuazione: tante operazioni delle forze dell’ordine, tanti arrestati, ma il racket delle estorsioni non accusa alcun colpo. Ci vuole una classe politica all’altezza, schierata apertamente a favore della legalità, con una coerenza nelle azioni di ogni giorno, nelle frequentazioni, nella serietà. INA SIVIGLIA, teologa C’è un notevole fermento culturale. A Palermo, c’è grandissima vivacità: convegni, teatro, mostre, monumenti ben curati. La città ha cambiato volto, la qualità della vita e dei servizi, ad incominciare dal verde pubblico, è migliorata. Si sta valorizzando il suo bellissimo ed estesissimo centro storico. In questo panorama vivace, c’è anche l’apporto della facoltà teologica di Sicilia. Ci sono scambi con la facoltà teologica islamica di Tunisi. Sono fiorite iniziative significative negli ambiti del dialogo ecumenico e di quello interreligioso. Altro segnale importante è la tenuta della famiglia, nonostante la crisi. C’è la cultura del nonno in casa, del valore dell’anziano, dell’accoglienza del bambino, del giovane che rimane a casa, c’è un rapporto intergenerazionale molto forte. Abbiamo il valore del vicinato, della parentela, per cui la famiglia, per quanto nucleare, non è isolata, è sempre in una rete parentale, di amicizia molto bella. GUIDO SIGNORINO, docente di Economia regionale all’università di Messina. La prima risorsa da valorizzare sono i siciliani stessi, i giovani, un grande capitale umano ormai formato, perché i livelli d’istruzione raggiunti in Sicilia sono in tutto paragonabili a quelli del resto d’Italia. La seconda è la posizione geografica della Sicilia. Il Mediterraneo in breve tempo tornerà ad essere un mare di scambi d’importanza mondiale, perché i movimenti di merci soprattutto dalla Cina e dal Sud Est asiatico verso l’Europa continentale passano per il Mediterraneo e per il centro del Mediterraneo che è la Sicilia. Attrezzarsi a questo scopo è fondamentale. Naturalmente dietro la possibilità di movimentare merci ci vuole la capacità di produrre ricchezza e beni ad alto contenuto tecnologico, soprattutto pensando alla creazione di una spazio economico libero con il Nord Africa. In questo esiste un bacino importante formato dalle università siciliane e dai centri di ricerca, particolarmente in riferimento alle tecnologie energetiche innovative e a quelle dell’informazione. CARMELO CANDIANO, scultore. Nel 1981 sono tornato in Sicilia, dopo una permanenza a Firenze e a Venezia, perché volevo ricominciare da qui. Che cosa mi ha ricondotto a casa? Senza dubbio l’aver rivisto la Sicilia con altri occhi, averla riscoperta. Da anni faccio parte, a Scicli, di un sodalizio con altri artisti, da Piero Guccione a Franco Sarnari, da Sonia Alvarez a Franco Polizzi. Con loro ho avuto modo di apprezzare le nostre bellezze e le nostre tradizioni. Tornare in Sicilia è una scelta personale. Io sono stato facilitato dall’opportunità non sperata e singolare di trovare un gruppo di artisti. Per me il rientro è stato una scommessa: contribuire a rendere la mia terra più viva, e da qui poter esportare qualcosa di bello. Ho ricevuto proposte per stabilirmi fuori, anche con soluzioni economiche più redditizie di quelle attuali, però ho scelto di restare nella mia terra. LUIGI ARCIDIACONO, preside della facoltà di Giurisprudenza dell’università di Catania. Mi chiedono spesso: gli studenti sono motivati? I giovani sono una ricchezza. Alcuni sono seriamente preoccupati dell’avvenire, e quindi studiano. Altri sono distratti. Ma quali modelli diamo loro? Non sono angosciato dei giovani, ma degli adulti, che dovrebbero essere amministratori delle loro speranze e dei loro modelli di condotta. Gli sbocchi di lavoro qui sono pochi, e così c’è la corsa al titolo di studio. Allora, iscriversi all’università è per tanti rinviare il problema nella speranza di risolverlo disponendo più tardi di una laurea. Qui, ci si iscrive a giurisprudenza con la speranza di fare l’avvocato, il magistrato, il notaio, professioni con certezze di stabilità e di reddito. Nei fatti, la maggioranza dei laureati metterà il diploma nella valigia con cui andrà al Nord, nelle fila dell’amministrazione pubblica. FRANCO BATTIATO C’È VOGLIA DI MIGLIORARE Io sono nato qui e mi sento molto siciliano, con uno spiccato senso d’appartenenza alla terra. Non è un fatto sociale, ma primigenio . Franco Battiato, cantautore e regista, trova nella Sicilia costante fonte d’ispirazione. In Sicilia si stanno creando spazi per giovani artisti? Quando ero giovane, e ho lasciato la Sicilia per andare a Milano – avevo 19 anni -, a quei tempi era molto dura, perché questa terra era separata dal resto. Oggi, con l’evoluzione dell’informatica, un artista può lavorare anche con l’America, restando fermo in Sicilia. Quale consiglio ai giovani che hanno doti e sono costretti ad andare altrove? Consigli non ne do. Semmai un pensiero. Secondo me, fa sempre bene staccarsi, magari per un periodo prefissato. Un’esperienza esterna molto seria fa crescere. Cosa dice a chi dovrebbe aiutare i giovani a dare il meglio di loro stessi nella loro terra? La politica negli ultimi anni ha preso in mano troppe cose che non erano di sua competenza. Adesso, c’è una sordità totale. Quindi bisogna rimboccarsi le maniche e non aspettare che altri risolvano i tuoi problemi. Aiutati che Dio ti aiuta, questa è la formula giusta. Anche perché vedo gente viva e con una grande voglia di migliorare.

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