Sette in condotta

Ogni sera, Raiuno, ore 20,40. Ancora una volta i bambini tornano ad essere protagonisti in tv. Nella fascia preserale di Raiuno, dopo il Fatto di Enzo Biagi, quando (come si evince dai dati auditel) gran parte delle famiglie italiane accendono il televisorre per seguire i programmi della prima serata, si inserisce Sette in condotta, una breve trasmissione condotta da Johnny Dorelli. Una trasmissione per i più giovani telespettatori? No, non si tratta assolutamente di un programma studiato per i bambini, anzi, da due anni ormai la prima rete Rai ha eliminato i lunghi pomeriggi di cartoni, giochi ed intrattenimento, omologando i piccoli telespettatori ad un pubblico generalista, dove rientrano tutti i componenti della famiglia, dai nonni ai nipoti. Una scelta ben precisa che porta all’appiattimento dei programmi perché, per forza di cose, si devono accontentare un insieme di gusti, di conoscenze, di interessi diversi. Sette in condotta risponde pienamente a questa logica. È indirizzato agli adulti e contemporaneamente ai bambini, è realizzato dai grandi (il conduttore è in compagnia di un personaggio dello spettacolo) e vede primi attori i piccoli presenti in studio come severi interrogatori e maestri, che danno il voto finale all’ospite. Tra gli argomenti affrontati: il disordine, la differenza di età nella coppia, la fedeltà, l’oroscopo e via dicendo… Le domande più o meno spontanee dei bambini spiazzano gli adulti: spigliati, senza mezzi termini, ragionano come degli ometti… I grandi si difendono tentando di rispondere con una semplicità estrema, che spesso si rivela un segnale di immaturità. Ma questo ribaltamento di ruoli in cui nessuno mostra sinceramente sé stesso serve a qualcuno? Certamente non a costruire un dialogo tra generazioni.

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