Scuola – ragazzi: quale rapporto?

Insegno in una scuola media di un quartiere di Milano. Trovo molta difficoltà con i ragazzi: sono indisciplinati, non ascoltano… Mi può suggerire qualche consiglio per migliorare la gestione della classe? Secondo lei, cosa dovrebbe fare la scuola oggi per migliorare il rapporto con gli allievi?. Antonella – Milano Gentile Antonella, la sua domanda è molto impegnativa e per poter dare una minima risposta occorrerebbe molto più spazio. Nella nostra società la scuola occupa uno spazio rilevante e rappresenta per i ragazzi, dopo la famiglia, l’agenzia educativa più significativa. Rispetto a venti anni fa, i ragazzi permangono nel sistema formativo molto più a lungo con conseguenze, non solo legate alla assenza dei giovani dal sistema produttivo, ma anche ad una maggior dipendenza dalla famiglia, con segnali evidenti di scarsa autonomia economica e sociale. Tutto ciò si ripercuote nei sistemi educativi, sia all’interno della famiglia, sia nella scuola dell’obbligo. Se nel passato il sistema educativo era caratterizzato da una certa rigidità ed autoritarismo, oggi le strategie utilizzate sono per lo più di tipo permissivo e lassiste con ripercussioni particolari nei bambini e nei ragazzi. I ragazzi oggi sono sicuramente più intelligenti e vivaci, ma manifestano anche fenomeni di scarsa autonomia e di eccessiva dipendenza dall’adulto. Così se un tempo le insegnanti erano impegnate nella ricerca di contenuti culturali adeguati agli allievi, oggi sono occupate a contenere le manifestazioni di disagio o di eccessiva fragilità emotiva, con ragazzi sempre più aggressivi, ipercinetici, con difficoltà di attenzione e concentrazione. E allora? Cosa fare ? Per poter affrontare in modo adeguato le sfide che i ragazzi ci pongono occorrono due ingredienti particolari: un sistema scolastico e organizzativo più idoneo; e una preparazione umana e professionale dei docenti maggiore, con competenze relazionali appropriate. Per quanto riguarda il primo elemento le variabili in gioco sono molteplici e sarà importante mantenere sempre viva la ricerca pedagogica per individuare al più presto le strategie didattiche- metodologiche e organizzative appropriate ai nuovi ragazzi. Per quanto riguarda gli insegnanti, le ultime ricerche hanno dimostrato come alcune caratteristiche personali come l’entusiasmo, il talento organizzativo, la flessibilità e la sensibilità per le differenze dei singoli allievi si associano a risultati positivi sia nel profitto scolastico che nello sviluppo psicosociale. Vorrei comunque rassicurarla sul fatto che le sensazioni di fallimento che lei prova sono comuni a molti insegnanti e non sono indice di incapacità o inadeguatezza, ma spesso di messa in gioco dei propri sistemi per adeguarsi alle varie personalità degli allievi. L’importante è mantenere sempre un atteggiamento positivo verso tutti cercando la collaborazione, ove è possibile, anche degli altri docenti. Sì perché oggi solo il lavorare insieme, ricercando il bene pedagogico comune possibile, risulta essere vincente. acetiezio@iol.it L A S C I E N Z A P E D A G O G I G A D I C E Le ultime ricerche condotte in alcune scuole europee hanno dimostrato che gli insegnanti possono agevolare l’apprendimento nei ragazzi con alcuni atteggiamenti e cioè: Aspettative positive nei confronti degli alunni: nelle scuole ove gli insegnanti dichiaravano di aspettarsi che molti alunni sarebbero stati promossi, effettivamente la percentuale dei promossi fu superiore rispetto ad altre scuole dove gli insegnanti avevano attese negative. Modello offerto dagli insegnanti: se gli insegnanti arrivano in ritardo o ricorrono con facilità a mezzi autoritari, anche gli allievi arrivano in ritardo e nasce nella classe uno stile impersonale rigido, improntato sull’uso del potere, viceversa dove gli insegnanti arrivano puntuali e ricorrono al dialogo e all’empatia, anche gli allievi arrivano in orario e la dinamica di classe risulta viva e improntata alla solidarietà e alla cooperazione.

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