Scuola e cultura: binomio difficile

Ecco come cambia l’insegnamento oggi nelle aule italiane.
Scuola

Parlare di scuola in questi ultimi anni apre scenari apocalittici: frotte di professori costretti a migrare da un istituto all’altro, classi stracolme di alunni, precari sull’orlo di una crisi di nervi. E questo giusto per citare qualche titolo. Ma nel bailamme generale, un discorso resta sempre aperto: cosa si insegna nelle scuole?

 

Normalmente l’insegnamento si colloca all’interno di un progresso civile e culturale. L’aumento delle conoscenze e l’addestramento delle risorse intellettive diventano necessari per adeguare la popolazione alle richieste della società. Questa infatti è la cultura: una trasmissione del sapere interpersonale e intergenerazionale, un’abilità specifica dell’essere umano, finalizzata al miglioramento sociale.

 

Ipotizziamo ora che la nostra società chieda meno che in passato, che il livello di preparazione necessario sia più basso: la ricchezza e la qualità della cultura tenderanno conseguentemente a diminuire. Un esempio lampante è confermato da una recente indagine americana: negli anni Sessanta e Settanta  uscire preparati dalla scuola (o dall’università) costituiva una garanzia per il proprio futuro, mentre oggi interessano di più le raccomandazioni, le dinastie, gli inciuci. Impegnarsi nello studio non serve a molto e pertanto nessun giovane lo vuole più fare. Gli insegnanti, se pretendono, vengono biasimati da presidi, genitori, giornali e, comunque, non ottengono nulla. Tanto vale chiedere di meno.

 

A conti fatti gli argomenti di studio sono più o meno quelli del passato, con un’attenzione maggiore al Novecento, magari, e con quelle integrazioni che le nuove scoperte della scienza rendono necessarie. Allo stesso modo, come nel passato, ci sono sia insegnanti seri e preparati, sia insegnanti fannulloni e ignoranti (ma quanti sono quelli con due lauree o un dottorato alle spalle!). Quello che invece è cambiato e sta cambiando è il valore della cultura. Quella sì, un tempo valeva di più. Ora invece è ridotta a un coacervo di nozioni, frammentarie e approssimative, il cui senso generale è scivolato nell’ombra. Ma ciò è esattamente quello che la società chiede e che in fin dei conti si insegna nelle scuole.

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