Scrittori italiani d’oltreoceano

“Chi non ha memoria non ha storia, e neanche avvenire” sostiene lo scrittore Mario Rigoni Stern. Ben venga dunque l’attuale risveglio d’interesse verso le tematiche riguardanti l’emigrazione degli italiani all’estero, forse stimolato anche dalla presenza di tanti immigrati stranieri nella nostra penisola. È un risveglio documentato, fra l’altro, da recenti mostre sull’argomento e, sul versante editoriale, da contributi che ricostruiscono vicende note e meno note di un fenomeno imponente, cessato solo negli anni Settanta: tra gli ultimi, una Storia e letteratura degli italiani negli Stati Uniti in più volumi (Mondadori), un Dizionario storico-biografico degli italiani in Ecuador e in Bolivia (Il Mulino) e il primo volume di una colossale Storia dell’emigrazione italiana (Donzelli). Non mancano i periodici specializzati nel seguire le tracce dei nostri connazionali all’estero, come Altreitalie, la prima rivista scientifica consultabile interamente e gratuitamente on line (www.fondazione-agnelli. it/altreitalie/). Nello stesso tempo si va scoprendo una letteratura d’emigrazione, sconosciuta ai più, che rappresenta un vero patrimonio in termini di identità, di memoria collettiva del nostro paese, di valori. Sono memorie, diari, epistolari dall’intenso sapore di vissuto, come quelli raccolti dalla giovane sociologa Antonella Sbolci in Amore di terra lontana (Ed. Le Lettere). E sono poesie e romanzi di fresca ispirazione, alcuni anche di grande valore letterario, proposti, spesso, da piccole ma dinamiche editrici come la milanese Marcos y Marcos, che ha lanciato in Italia John Fante (recentissima la sua biografia scritta da Stephen Cooper, dal titolo Una vita piena), o le meridionali Avagliano e Il Grappolo, ambedue in provincia di Salerno. La prima ha dato vita a “Transatlantica”, collana che valorizza opere di autori contemporanei dell’America del Nord e del Sud. La seconda, grazie al suo editore Antonio Corbisiero, è diventata specialista nel recuperare anch’essa, per la collana “Radici”, testi e autori di questa letteratura, con lusinghieri risultati. Prova ne sono il successo di Son of Italy, Radicitus e Dal Po al Potomac. Il primo titolo, pubblicato in America nel 1924 ed ora per la prima volta tradotto in Italia, è un romanzo autobiografico e struggente di grande intensità lirica, “un documento prezioso e forse unico – è stato detto – sul rapporto fra due culture”. Ne è autore Pascal D’Angelo, figlio di un contadino abruzzese costretto ad emigrare col padre in America nel 1910. Uno che percorse fino in fondo il suo calvario diventando, da spaccapietre, lo scrittore e poeta che aveva sognato. A lui, definito il “Verga degli emigranti”, le edizioni Il Grappolo hanno intitolato un Centro studi internazionale per la letteratura di emigrazione, fiore all’occhiello di Mercato San Severino, dove esse hanno sede. Recente poi, sempre per i tipi di questa editrice, la riedizione di Cristo tra i muratori (Christ in Concrete) di Pietro Di Donato, che al suo apparire in Usa nel 1939 divenne un caso letterario. Nato in America da genitori abruzzesi, Di Donato diventò muratore come suo padre, subito dopo la morte del genitore avvenuta in circostanze tragiche sul lavoro. Due autodidatti le cui opere, al loro apparire, hanno contribuito a sfatare l’immagine stereotipata di un’America “terra promessa” e a rivelarne il volto più crudo e amaro, almeno per chi vi era emigrato in cerca di fortuna. Da parte loro, gli scrittori italoamericani di oggi, che solo indirettamente conoscono la lotta per la sopravvivenza dei loro padri, stanno ritrovando l’orgoglio delle proprie origini in un contesto nel quale il contributo dato dagli emigrati italiani alla costruzione dell’America è ormai riconosciuto e apprezzato. In the dark verdure of summer Nel verde cupo dell’estate/i binari sono come le corde di una cetra/che luccicano oltre la valle incantata./E la strada li taglia/ come un baleno lampeggiante./ Ma le anime dei tanti, che s’affrettano come musica/ che vaga tra le fibre del cuore della valle,/ sono incerte e piene di tempeste./ E l’anima di un ragazzo di campagna,/ che arranca fischiettando sulla strada lampeggiante, è un cielo d’azzurro luminoso. Pascal D’Angelo, Canti di luce, Ed. Il Grappolo.

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