Santa Teresina, la via della fiducia e dell’amore

«In un momento nel quale l’essere umano è ossessionato dalla grandezza e da nuove forme di potere, lei indica la via della piccolezza. In un tempo nel quale si scartano tanti esseri umani, lei ci insegna la bellezza della cura, di farsi carico dell’altro». Esortazione apostolica di papa Francesco sulla fiducia nell'amore misericordioso di Dio, scritta in occasione del 150° anniversario della nascita di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo
(AP Photo/Alessandra Tarantino)

«C’est la confiance» è l’Esortazione apostolica di papa Francesco sulla fiducia nell’amore misericordioso di Dio, scritta in occasione del 150° anniversario della nascita di Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo e pubblicata il 15 ottobre scorso.

«La data della pubblicazione, memoria di Santa Teresa d’Avila, vuole presentare Santa Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo come frutto maturo della riforma del Carmelo e della spiritualità della grande santa spagnola», spiega il papa nel testo del Documento. Abbiamo intervistato padre Giovanni Grosso, O.Carm, Preside dell’Institutum Carmelitanum.

Papa Francesco, nell’incipit del Esortazione apostolica, scrive di averla pubblicato con il desiderio che il suo messaggio fosse «assunto come parte del tesoro spirituale della Chiesa». Qual è l’attualità della figura di S. Teresina?
Mi sembra che sia ancora molto vera la frase di Pio X, citata anche da papa Francesco (C’est la confiance, 6), il quale disse che Teresa di Lisieux «sarebbe diventata la più grande Santa dei tempi moderni». Non si contano i romanzi e i film in cui santa Teresina viene presa come tipo significativo di santa. La modernità, a mio parere, sta tutta nel suo messaggio essenziale: abbandonarci all’amore misericordioso di Dio, che in Gesù dà senso pieno all’esistenza e può rispondere alle domande più radicali sull’esistenza e il destino ultimo degli esseri umani. È proprio vero che Teresa è «Il Dottore della sintesi», come dice papa Francesco.

Teresina ci insegna la «piccola via», la via della fiducia e dell’amore. La fiducia e l’abbandono in Dio possono essere l’«antidoto» al senso di autosufficienza che genera quelle paure e preoccupazioni che tolgono la pace? In che modo seguire il suo esempio nel quotidiano?
Giustamente, il papa nell’Esortazione apostolica ricorda che il nome scelto da Teresa fu «Teresa di Gesù Bambino e del Volto Santo», un nome programmatico, che richiama i due misteri fondamentali della fede: l’Incarnazione e la Passione, Morte e Risurrezione del Signore. Teresa voleva essere «di» Gesù, voleva appartenergli. Sapeva di essere nelle sue mani, sempre. È sulla base di questa convinzione, scaturita dall’esperienza, che si fonda la sua dottrina della «piccola via». Che non è un via facile e scontata e neppure un abbandono quietistico, irresponsabile e disimpegnato a un’azione dello Spirito senza corrispondenza da parte nostra. L’abbandono di Teresa nelle mani di Gesù – ricordiamo l’esempio che lei porta dell’ascensore (Ms C, 3t°) – è frutto dell’adesione di amore all’Amore gratuito di Dio, misericordia infinita, rivelato da Gesù nel suo farsi piccolo, svuotato di ogni prerogativa di gloria divina, e nel dono totale di sé sulla croce nella speranza della Risurrezione. Si tratta di vivere ogni momento per sé stesso, con piena dedizione e senza mai dimenticare che Gesù agisce con noi e ci accompagna.

Teresina, attraverso la vita di preghiera, è diventata patrona delle missioni, ha vissuto la sua missione in questo modo. È ancora attuale questo messaggio? Mentre risuonano in questi giorni echi di guerra è possibile credere nella efficacia della preghiera?
Certo che sì! Dobbiamo pregare e pregare molto; la preghiera smuove le montagne e può – se Dio vuole e gli uomini di potere collaborano – portare anche la pace. La vocazione di Teresa non nasce da una ricerca astratta e intimista del volto di Dio, ma dalla consapevolezza di poter essere utile alle persone più lontane da Dio. Il desiderio manifestato nell’ultimo periodo di vita, durante la sua notte oscura, quando per un anno e mezzo fu tentata sulla fede e la speranza e, nonostante ciò, continuò a credere con fede nuda e pura, fu di sedere alla tavola dei peccatori (cf. Ms C, 6r°). Per lei i peccatori erano gli atei, teorici e pratici, tutti coloro che non riconoscevano l’amore di Dio per loro. Questo desiderio di mescolarsi all’altro, di portare a tutti l’annuncio del Vangelo; a tutti, ossia ad ogni persona lontana, o come oggi diremmo ad ogni periferia.

Teresina ha «osato» sperare di diventare santa nonostante avvertisse la sua piccolezza e le sue imperfezioni. È un messaggio per ciascuno di noi oggi? Come possiamo percorrere oggi la strada della santità sulle orme di questa santa?
La santità, ossia la piena comunione con la Trinità Santa, o se si vuole la piena conformazione a Cristo, è la meta di ogni cristiano – di per sé di ogni essere umano. Ce l’ha ricordato il Concilio Vaticano II, che nel quinto capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium (nn. 39-42) ha affermato solennemente l’«Universale vocazione alla santità nella Chiesa». Santa Teresa ci insegna che in ogni momento della vita, nelle piccole come nelle grandi cose, possiamo abbandonarci senza riserve, fino in fondo, unendo la nostra offerta a quella di Gesù. Nella poesia Una rosa sfogliata (Poesia 51), composta il 19 maggio 1897, consapevole ormai del poco tempo che le restava – sarebbe morta il 30 settembre – Teresa si dice disposta ad abbandonarsi a Gesù come una rosa sfogliata. È anche famosa la frase detta a proposito della sua morte: «sarà come una pioggia di rose» (Ultimi colloqui, 9 giugno 1897). Questa pioggia c’è stata e continua; l’offerta di sé fatta generosamente da Teresa si sta riversando come grazia per tanti che non hanno ancora incontrato Dio e per tanti che, avendolo conosciuto, desiderano camminare verso la piena comunione con Lui, verso la santità.

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