Robotizzati. Sperimentando tra moda e robot

Ancora pochi giorni per visitare la mostra-performance che fa dialogare gli abiti innovativi dei grandi stilisti con la tecnologia robotica dei manga giapponesi. Al WeGil di Roma

Moda e tecnologia è un binomio da sempre operoso. Segno di una contaminazione reciproca e produttiva, è fonte di ispirazione e di sperimentazione in molti ambiti. Uno per tutti la danza, campo in cui i creatori di moda collaudano tessuti per forme nuove, facendone anche banco di tendenza e show per veicolare messaggi creativi. Nell’aprire questa finestra non si può non risalire agli inizi del ‘900 con l’emblematico Triadisches Ballet di Oscar Schlemmer della rivoluzionaria scuola Bauhaus di Weimar – fucina delle avanguardie artistiche del vivace dibattito tra tecnologia e cultura – con i danzatori che indossavano rigidi costumi geometrici e scultorei limitandone i movimenti. Il Balletto Tridiaco teorizzava una danza “meccanicista” facendo dell’astrazione del corpo sul modello della macchina, il suo principale oggetto di ricerca.

Scienza e creatività da sempre, insieme, producono sinergie, aprono visioni, rivelano approcci inediti. Come quello tra moda e robot. A celebrare questo binomio, facendo dialogare i capi di abbigliamento, dalle diverse fogge e materiali, con i mecha giapponesi, è la rassegna Robotizzati. Esperimenti di Moda”, una mostra-performance ideata e curata da Stefano Dominella, appassionato di cultura nipponica, con la direzione artistica di Guillermo Mariotto (la mostra ben si configura nel nuovo hub culturale del quartiere Trastevere di Roma, il palazzo WeGil, ex GIL, storico gioiello razionalista creato dall’architetto Luigi Walter Moretti nel 1933, da poco restaurato e in attività).

ph G. Distefano

Da sempre il robot esercita un grande potere seduttivo sull’uomo e sulla sua immaginazione. «Che cos’è un robot? Un oggetto artificiale che assomiglia a un essere umano», diceva lo scrittore Isaac Asimov. L’influenza che la cultura dei super robot giapponesi (i titani d’acciaio invulnerabili, generosi e forti, della trilogia Mazinger Z, Great Mazinger e Goldrake, che hanno ovunque fatto furore in televisione negli anni ’70) ha avuto sui grandi stilisti, e la simbologia del rapporto simbiotico tra uomo e macchina che da sempre esprimono, sono il motivo conduttore dell’allestimento, che si divide in tre aree: L’allunaggioSportswearFantasia e creatività allo stato puro. Gli abiti che “prendono vita” nei manichini tecnologici, sono i capi iconici firmati da grandi stilisti: da André Courrèges a Pierre Cardin, da Paco Rabanne Thierry Mugler, da Moschino a Yohji Yamamoto, da Pradaa Ferrè, Antonio MarrasRaniero Gattinoni e molti altri. Oltre ai nomi celebri della couterie internazionale sono stati chiamati a presentare i loro “esperimenti di moda” all’interno della mostra, alcuni giovani designer indipendenti, tra cui Santo Costanzo, Giulia Sogna, Francesca Nori, Andrea Lambiase, Michele Gaudiomonte, Antonio Martino, Davorin Cordone e Beatrice Bocci.

ph G. Distefano

Come appiglio per parlare di robot si prende il primo uomo sulla Luna, Neil Armstrong, il quale, in tenuta da “esploratore lunare” assomiglia a un robot e ricorda i mecha giapponesi. Lo storico evento dell’Apollo 11 – che vediamo in un video – ha suggestionato e segnato la moda e il costume, con gli stilisti che, ancor prima del 1969, si sono ispirati ad esso inaugurando quella che sarà ribattezzata “moon look”, “moda lunare”, fatta di tessuti metallici, lurex, alluminio, paillettes e plexiglass. Accanto a robot in metallo, modelli originali pensati per collezionisti adulti, provenienti da un’importante collezione privata messa insieme da Roberto Pesucci, incontriamo figure sia femminili che maschili dai volti “lunari”, manichini dalla linea “astratta”, dagli atteggiamenti robotici, dai colori argentei e dai dettagli metallici o trasparenti, luccicanti, rivestiti di abiti creati con diversi materiali: tecno, riciclati, tessuti ecosostenibili, plastica, stoffe pvc, in un gioco di suggestioni e rimandi, storici e contemporanei. «Ci spinge il piacere ludico di creare immagini visive rassicuranti – ha dichiarato Guillermo Mariotto – dando spazio alla sorgente inesauribile della metodologia virtuale che supera il reale in culture di forme e di genere. La linea degli esperimenti rimanda all’ironia festosa del dadaismo e del surrealismo fino ai nostri giorni, caricando di un nuovo significato estetico la critica al mondo di oggi».

Robotizzati. Esperimenti di Moda”, Roma, palazzo WeGil. La mostra, inaugurata a ottobre del 2020 poi chiusa, dopo il DPCM del 14 gennaio 2021, è stata riaperta al pubblico e prorogata fino al 26 febbraio.

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