Il restauro in diretta dei sarcofagi egizi

Per 9 mesi, i preziosi reperti provenienti dalla Collezione Egizia dei Musées Royaux d’Art e d’Histoire di Bruxelles sono esposti alla Galleria Civica Montevergini di Siracusa

I reperti provengono dal Secondo Nascondiglio di Deir El-Bahari e vennero ritrovati nel 1891. Si trattava di 153 bare appartenenti al Terzo Periodo Intermedio della civiltà egizia, quello compreso tra il 1070 e il 900 a.C.: un periodo di 170 anni che si fa coincidere con quello della XXI Dinastia. Si tratta di un periodo poco noto della storia egizia.

Una mostra prestigiosa organizzata nell’ambito degli eventi per i 2750 anni della fondazione della città che fu di Archimede e di Dionisio il Grande.

20170805_125252

Ma non si tratta solo di una mostra. A Siracusa, i visitatori potranno assistere a qualcosa di unico: il restauro in diretta. L’equipe dei restauratori è al lavoro, da 7 mesi, per restituire all’antico splendore 6 sarcofagi e 4 maschere funerarie.

I restauri sono stati affidati tre anni fa all’Istituto Europeo del Restauro di Ischia, una realtà di eccellenza a livello internazionale nel settore del restauro e della conservazione dei beni culturali, che ha proposto e deciso di portare i reperti a Siracusa e di restaurarli in pubblico.

Tutto avviene non nel chiuso di un laboratorio, ma in diretto contatto con i visitatori. È stato allestito un modulo espositivo-laboratoriale che permette di far vedere in diretta le varie fasi del restauro. Il personale dell’Istituto è a disposizione del pubblico per raccontare in diretta ciò che accade al di là del vetro.

La mostra, ospitata alla Galleria Civica Montevergini, a due passi da piazza Duomo, nel cuore di Ortigia, è diventata meta dei turisti che, nei mesi estivi, affollano la città. Non capita tutti i giorni di visitare una mostra egizia e, per di più, poter assistere all’intervento di restauro!

Il direttore dell’Istituto europeo del restauro, Teodoro Auricchio
Il direttore dell’Istituto europeo del restauro, Teodoro Auricchio

«Questo modo innovativo di realizzare un’esposizione è una nostra scelta – spiega il direttore dell’Istituto Europeo del restauro, Teodoro Auricchio –  ed è stato ideato tre anni fa quando siamo stati chiamati dal Museo di Bruxelles per il restauro di questi sarcofagi, sperimentando così un nuovo metodo di concepire uno spazio museale. Abbiamo realizzato un modulo di cristallo altamente tecnologico e all’interno abbiamo installato il nostro laboratorio. In questo modo si opera in pubblico, nella sicurezza sia delle opere sia dei visitatori e degli operatori». Una novità assoluta che sta riscuotendo tanto successo.

«Il modulo “EUROPA. Expositive laboratory module” – continua Auricchio – è stato sperimentato a Ischia e collaudato in Belgio, durante la prima fase del nostro incarico in occasione di una grande esposizione che ha avuto luogo a Bruxelles.

La mostra belga si intitolava “Sarcophages. Sous les etoiles de Nout” e si era svolta da ottobre 2015 ad aprile 2016. In quell’occasione, il Museo partecipò al “Visit Bussel Award 2016” nella categoria “New Concept” e vinse con il modulo EUROPA. È stato premiato il “New Concept”, il nuovo concetto di vivere il restauro e le realtà museali. Dopo la chiusura della mostra, il restauro doveva continuare e abbiamo scelto di farlo non in Belgio, non nella nostra sede di Ischia, ma a Siracusa. Una scelta che si è rivelata vincente. L’esposizione permette al pubblico di vivere un’esperienza indimenticabile».

sarcofagi2

Ad operare nel laboratorio di Siracusa sono il restauratore, Teodoro Auricchio, la Direttrice dell’I.E.R., Annalisa Pilato e 5 giovani restauratrici provenienti da tutto il mondo che stanno frequentando un corso di alta formazione sul restauro del legno archeologico.

Ma qual è la peculiarità della mostra? Come dicevamo sono in mostra 6 sarcofagi e 4 maschere funerarie della XXI dinastia egizia. Appartengono a sacerdotesse e sacerdoti di Amon. È probabile che essi siano stati “nascosti” nella grande tomba ipogea di Der El-Bahari (oggi conosciuta come “Bab el Gasus, cioè “La Porta dei Sacerdoti”) per evitarne la profanazione. Quel nascondiglio ha preservato le bare che sono state scoperte nel 1891, 10 anni dopo il ritrovamento del primo nascondiglio di Der El- Bahari, avvenuto nel 1881.

Sei di questi sarcofagi furono donati al Museo di Bruxelles e una volta giunti in Belgio furono sottoposti a un intervento di restauro che li alterò in parte.

Di recente, il museo ha deciso di recuperarli per poterli offrire alla fruizione dei visitatori. E la telefonata della direttrice generale del museo ha raggiunto, all’altro capo del telefono, Teodoro Auricchio. «Un intervento complesso e di grande interesse – spiega Auricchio – ed è un lavoro che ci sta impegnando fortemente». La data del primo restauro non era attestata, e nemmeno le modalità utilizzate. Ma fu subito chiaro, all’occhio esperto, che l’intervento era di fine ‘800. Nessuna traccia documentale era rimasta nel Musées Royaux d’Art e d’Histoire. Ma il lavoro di Auricchio e dei suoi collaboratori ha permesso di scoprire che il restauro era stato eseguito dal restauratore Armand Bonn. Sotto uno degli strati preparatori il restauratore aveva inserito un bigliettino da visita con il suo nome, “firmando e datando” così l’intervento.

Oggi il lavoro dei restauratori consiste in un difficile recupero di opere così antiche. Si sta eliminando l’intervento di fine ‘800 per riportare i sarcofagi all’originale. I sarcofagi erano composti da un alveo (la cassa che conteneva il corpo), un coperchio e una ‘tavola di mummia’ che veniva poggiata sopra la mummia stessa. Ogni sarcofago “racconta” qualcosa della storia di quel periodo dell’Egitto, tra i meno conosciuti.

In mostra anche il “Papiro di Leopoldo II”, un altro pezzo molto raro del museo di Bruxelles. Si tratta di un documento storico importante, che narra un pezzo di storia dell’antico Egitto. È un frammento dei registri di un tribunale e contiene la confessione di uno degli autori di un furto nella tomba di Sobekemsaf, un sovrano della XVII dinastia. Il ladro racconta nei particolari come operò insieme ai suoi complici e cosa riuscì a sottrarre. Il documento permette di ricostruire non solo gli usi dei tribunali egiziani, ma anche la cultura di quel tempo e il tipo di rapporto con i defunti e con la vita ultraterrena.

I visitatori arrivano. Turisti e non. In particolare molte scuole e persino i bambini della primaria e gli alunni della secondaria. «Sono interessatissimi – spiega Auricchio –, guardano con attenzione, fanno tante domande, si sorprendono e vivono, per qualche momento, l’emozione del “restauratore”». È la prima volta nella storia che dei sarcofagi egizi sono esposti in Sicilia.

I più letti della settimana

Perché i focolarini non votano

Diario di un viaggio in Congo

Edicola Digitale Città Nuova - Reader Scarica l'app
Simple Share Buttons