Renzi, le pensioni alte e tre riforme

In vista del Consiglio europeo, il premier intende arrivare con la carte in regola. Smentita su possibili interventi a danno dei pensionati con redditi cospicui. Resta la tensione con i sindacati
Renzi

Dichiarazioni, levata di scudi, smentite. Oggetto: ipotesi di tagli alle pensioni alte. La settimana dopo Ferragosto è stata decisamente infuocata per il tiro incrociato di dichiarazioni e prese di posizione su un tema ricorrente, che ha subito scaldato gli animi delle varie componenti politiche e sociali.

Matteo Renzi si è  perciò armato di un secchio d’acqua gelata, con tanto di ghiaccio vero, per compiere un gesto di solidarietà nella lotta contro la sla, come sta impazzando in queste settimane tra le personalità dei più diversi mondi. Il secondo secchio, questa volta metaforico, il presidente del Consiglio l’ha usato per spegnere le fiammate polemiche intorno ai presunti tagli alle pensioni.

«Non ci saranno nuove tasse»,  ha replicato ieri in modo secco il premier, rispedendo al mittente la palla delle ricorrenti ipotesi: «Da aspiranti politici e dai giornali si sono fatte solo chiacchiere agostane». Smentisce così le voci circolate di interventi sulle pensioni alte e rassicura i sindacati, che avevano già diffuso dichiarazioni di forte preoccupazione.

Tutto era nato da un’intervista al Corriere della Sera del ministro del Lavoro Giuliano Poletti che aveva parlato di un intervento, nella forma di contributo di solidarietà o di ricalcolo contributivo, sulle pensioni alte, in favore dei cosiddetti esodati, cioè di coloro che non hanno più un lavoro ma neppure la pensione. Poletti aveva spiegato di ispirarsi ad una «logica di solidarietà per chi soffre di più».

Nobile intento, ma non condiviso nelle modalità da Forza Italia e da Nuovo centro destra. Anche i sindacati si sono opposti ad un’operazione del genere, minacciando un autunno agitato. «Se i sindacati vogliono un autunno caldo, facciano loro… già l’estate non è stata granché», ha chiosato con una battuta Renzi, confermando la distanza siderale esistente tra il premier e le rappresentanze dei lavoratori.

Il problema resta quello della coperta corta, per cui il governo è impegnato a reperire risorse per la legge di Stabilità,  in modo da tenere fede agli impegni presi. Ovvero, quelli di rispettare il tetto del 3 per cento e far quadrare i conti senza nuove tasse. L’intento è di aggredire la spesa pubblica, che si aggira sugli 800 miliardi. La revisione della spesa pubblica (spending review) rimane infatti per Renzi lo strumento principale per trovare risorse, tanto da confermare per il 2015 l’obbiettivo pianificato di tagli per 16 miliardi. Ci riuscirà? Dubbi non mancano.

E non mancano nemmeno ai titolari delle pensioni oggetto di possibili interventi. Le rassicurazioni di Renzi possono non bastare. Incerti sono anche i termini della questione. Nessun ha indicato a quale cifra sarà posta l’asticella che stabilirà il confine tra i potenziali colpiti e gli esenti. La cifra più plausibile, perché è anche la più citata, è quella che si attesta sui 3.500 euro netti al mese, anche se in un primo momento erano stati presi in considerazione le pensioni di 50 mila euro lordi all’anno.

La prossima settimana, quando il premier tornerà da una breve vacanza con la famiglia, si entrerà nel cuore delle prospettate soluzioni relative alla legge di Stabilità. Al centro delle decisioni importanti, che dovrebbero essere prese nella riunione del Consiglio dei ministri del 29 agosto, saranno ben tre riforme, quella della giustizia civile, quella cosiddetta “Sblocca Italia” – con 40 miliardi già stanziati – e, infine, quella della scuola.

Su tutte e tre Renzi punta molto per dimostrare che l’Italia sa fare riforme. Il giorno dopo infatti parteciperà al Consiglio europeo e vorrebbe presentarsi con le carte in regole per continuare la battaglia per uscire dalla stagnazione in corso con provvedimenti mirati. Avrà come prima alleata la Francia di Hollande, mentre, come si sa, la Germania guiderà il gruppo dei Paesi rigoristi.

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