Procreazione artificiale, lavori in corso

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La campagna elettorale per le elezioni regionali non ha diminuito l’interesse per i temi della procreazione artificiale, che trovato ampio spazio anche all’interno della sfida elettorale. A ricordare che questo tema è trasversale, che non può essere ridotto a problemi di schieramento politico, continua la mobilitazione della società civile, che moltiplica su tutto il territorio nazionale i comitati Scienza & Vita, per la difesa della legge 40/2004. Vi partecipano infatti persone di orientamento politico diverso, unite dalla comune affermazione del valore della vita e dei valori etici universali che vi sono collegati: è un patrimonio comune che viene prima delle diverse opzioni partitiche, e che fa da fondamento all’unità del corpo sociale. Il panorama di coloro che sono impegnati in questa campagna è fortemente variegato. Continuiamo le nostre interviste ai protagonisti, dando la parola, questa volta, a Chiara Sapigni, presidente del Comitato centrale dell’Agesci, a Santo Galiano, vicepresidente del Centro sportivo italiano, a Enrica Pelli, presidente della Fuci. UNA SFIDA EDUCATIVA Intervista a Chiara Sapigni, presidente del Comitato centrale dell’Agesci. In quale modo gli scout cattolici italiani – anche se l’Associazione non ha aderito formalmente, in quanto tale, al Comitato Scienza & Vita – parteciperanno alla campagna sulla legge riguardante la procreazione artificiale? Stiamo partecipando prima di tutto attraverso un percorso interno di informazione e di formazione; si tratta di argomenti delicati e complicati, che hanno bisogno di approfondimento. E collaboreremo anche con le altre realtà che danno vita al Comitato nelle diverse occasioni pubbliche che si presenteranno. È una partecipazione piena e convinta per la difesa dei valori che sono in gioco, anche per evitare che i mass media riducano tutta la questione a problemi di schieramento, facendo perdere di vista i veri e grandi problemi in questione: quelli della manipolazione della vita, del ridurla a qualcosa che sia a nostro uso e consumo. Perché un’organizzazione come l’Agesci, che si occupa di educazione e formazione, si sente coinvolta direttamente da questo tema? Le modifiche alla legge proposte dai referendum incidono moltissimo sul piano del rispetto della vita, sull’accettare la vita come dono di Dio affidato alla nostra responsabilità: e questo è per noi, proprio come associazione educativa, un fondamentale valore di riferimento. Noi ci occupiamo dei ragazzi, dando loro la più grande fiducia e vedendo in loro il massimo della vita: proprio per questo ci siamo sentiti direttamente interpellati dai referendum, che vanno ad incrinare ulteriormente questi valori. NO ALLA MANIPOLAZIONE DELL’UOMO Intervista a Santo Galiano, vicepresidente nazionale del Centro sportivo italiano. Perché una organizzazione come la vostra, che si occupa di sport, ha deci- so di partecipare alla campagna riguardante la legge sulla procreazione artificiale? Ci interessa anzitutto perché siamo una associazione ecclesiale e vogliamo far parte, con tutte le altre realtà ecclesiali, di questo grande movimento in difesa della vita. Abbiamo però anche una motivazione specifica; oggi, la grande tragedia dello sport è il doping: l’uomo diventa strumento e lo si costruisce come si vuole. Nello sport dobbiamo agire in due direzioni: riaffermare il valore dell’uomo e riaffermare anche il valore del suo corpo. Il doping infatti distrugge il valore dello sport, ma distrugge anche la persona fisica. Come si lega il problema del doping a quelli posti dai referendum contro la legge 40/2004? Sono strettamente legati: dentro la prospettiva dei referendari, che vorrebbero introdurre la possibilità di una selezione degli embrioni, è presente l’idea di voler creare l’uomo perfetto; che lo si voglia fare nello sport attraverso il doping, oppure quando nasce, le due cose sono legate dallo stesso tipo di cultura. Noi invece vogliamo affermare la persona, che ha valore non per quello che fa, ma per il fatto che esiste. Dire no ai referendum, per noi, significa dire no a chi vorrebbe manipolare l’uomo. UN CONFRONTO TRA CULTURE Intervista a Enrica Pelli, presidente nazionale della Fuci. Come vivono gli universitari cattolici questa battaglia sulla procreazione artificiale? Come un grande impegno intellettuale e culturale, che ci porta a sensibilizzare il mondo giovanile universitario, con grande attenzione anche agli aspetti scientifici e tecnici. Penso che il nostro compito sia arrivare a tutti, utilizzando un linguaggio rigoroso e competente. Assistiamo ad un confronto tra culture, caratterizzato però da una eccessiva semplificazione: far passare la posizione dei cattolici come oscurantista e contraria alla ricerca, non rispetta la realtà; va fatta una contro-informazione incisiva, che spieghi la complessità di questa materia e il valore delle nostre argomentazioni . È un impegno per soli due mesi? Certamente no. Al di là dei referendum, si tratta di affrontare alcune grandi sfide culturali: capire che cosa è la vita e quando inizia, capire chi è l’uomo e il suo fine. È un confronto che non potrà concludersi con i referendum, qualunque sia il loro esito. È un’occasione importante non solo per dialogare, ma anche per tutelare chi non può tutelarsi da solo: ne consegue che la nostra responsabilità, in questo caso, è maggiore che in passato.

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