Poesia delle “cose”

La “natura morta” dell’Ottocento in una rassegna a Tortona.
Natura morta

Le chiamano “nature morte”. Animali, oggetti, piante, fiori. Resti di una vita che non c’è più. Non è vero. Una delle meraviglie dell’arte, infatti, è di resuscitare ciò che appare finito, rendendolo ancora vivo. Anzi più vivo – sembra un paradosso – della realtà.

 

La rassegna che è stata inaugurata lo scorso 24 settembre lo dimostra. Sono tele di maestri prodotte dal 1830 al 1910. È quindi il secolo del romanticismo a scorrere sotto i nostri occhi. Lo sguardo si fa ricco di una penetrazione sentimentale delle cose. A essa corrisponde un uso del colore dalle tinte “affettuose”. È la poesia delle cose da nulla: l’Anguria di Luigi Rossi, le Ortensie di Emilio Longoni, con un violino disteso tra i fiori chiari a suonare una musica inudibile all’orecchio, ma non al cuore. Sono i Fiori gravidi di passione di Francesco Hayez, i Pulcini di Francesco Inganni. Le “cose da nulla” diventano brani di poesia. Solare nello Studio dal vero di Longoni (nella foto). Il tavolo su cui egli distende frutta, vasi di vetro zeppi di dolci è una sinfonia soffice. Fa bene agli occhi. Dà pace.

 

“La meraviglia della natura morta”, Tortona, Pinacoteca della Fondazione Cassa di Risparmio; fino al 19/2 (catalogo Skira).

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