Pnrr e Terzo settore: come spendere bene 37 miliardi

Con la nascita dell'Osservatorio sul Terzo settore Enti e cittadini hanno finalmente uno strumento che assicuri la trasparenza nella progettazione ed attuazione del più grande Piano nazionale di investimenti e offra quindi la possibilità di orientarsi tra i vari avvisi del Pnrr per cogliere opportunità di partecipazione su salute, ambiente cultura e sociale  
Osservatorio Pnrr Terzo settore
Un asilo nido (Foto: Pixabay)

È nato il 14 marzo 2023 l’Osservatorio sul Terzo Settore e Pnrr, in collaborazione con Openpolis. Si vuole dare vita ad un monitoraggio delle riforme e degli investimenti del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (per informazioni visitare il sito). Il Forum vuole comprendere infatti in che modo gli Ets sono coinvolti nella progettazione e attuazione delle varie misure.

La tabella di marcia procede ma serve più trasparenza e partecipazione. Si tratta di oltre 300 misure e di 1000 scadenze per la loro realizzazione entro il 2026. Circa 60 misure con 250 provvedimenti attuativi possono essere di interesse del Terzo Settore per il coinvolgimento degli Enti e per la rilevanza nella vita dei cittadini. Occorre districarsi tra i bandi e favorire la trasparenza. Parliamo di 37 miliardi e 610 milioni da spendere entro il 2026. Non sappiamo da fonti governative quanti fondi sono già stati erogati. Il problema è l’accessibilità ai dati.

L’Osservatorio vuole essere una piattaforma utile alle associazioni per cogliere opportunità di partecipazione orientandosi tra i vari avvisi del Pnrr. Non è solo una questione tecnica per esperti. È in gioco la vita di migliaia di persone nel campo della salute, dell’ambiente, della cultura, del sociale. Per un impatto positivo sui territori bisogna sapere quali progetti vengono finanziati, chi sono i destinatari delle risorse. Stiamo parlando del più grande piano di investimenti dopo la seconda guerra mondiale. In sintesi, l’Osservatorio ha già individuato 59 capitoli di spesa con 15 ambiti tematici. I maggiori finanziamenti sono per “Rigenerazione urbana” con oltre 9 miliardi “Istruzione e povertà educativa” e “Salute“, circa 6 miliardi ciascuno, “Politiche del lavoro”, 4 miliardi e mezzo. Particolare attenzione è riservata alla “Casa come primo luogo di cura“, 4 miliardi previsti. L’obiettivo è prendere in carico il 10 % degli anziani con più di 65 anni entro il 2026. Qui entra in gioco il Terzo Settore in collaborazione con i Comuni e con le Case della Comunità.

L’Osservatorio nasce quindi come strumento al servizio degli Ets per cogliere le opportunità di partecipazione al Piano nazionale. Da segnalare nel periodo gennaio-marzo 2023 provvedimenti per M1C3, Turismo e Cultura 4.0, M5C2, Infrastrutture sociali, famiglie, comunità e Terzo Settore, in particolare sport e inclusione sociale, riforma relativa alle persone anziane non autosufficienti, M6 C1, reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale, la casa come primo luogo di cura e telemedicina.

A che punto siamo? Openpolis ci presenta percentuali di completamento per trimestri dal 2021 al 2026, sia per le riforme previste sia per gli investimenti. Siamo al 67 % circa contro una previsione del 78% per le riforme. Inferiore il dato sugli investimenti: quasi 28 % su una previsione del 44%. In particolare, l’Italia non ha rispettato gli impegni per la forestazione urbana, il Governo è lontano dagli obiettivi fissati al 31 marzo e disattende ancora la richiesta di trasparenza.

Approfondiamo gli interventi per l’inclusione sociale. Le riforme sono al 35% sul 60 previsto. Gli investimenti raggiungono il 37 sul 54%. Di cosa stiamo parlando? Di 5,83 miliardi per povertà ed edilizia sociale.
L’Osservatorio monitora ogni trimestre per settori di interesse del Terzo Settore: Ambiente e transizione energetica, Aree interne, Beni confiscati, Cultura e Turismo, Digitalizzazione, Istruzione e povertà educativa, Parità di genere e Persone vulnerabili, Politiche del lavoro, Riforma appalti e Spesa pubblica, Rigenerazione urbana, Salute, Servizio civile, Social Housing, Sport.

Proviamo ad analizzare un settore in particolare, Istruzione e povertà educativa, oggetto di un tavolo con intergruppo parlamentare, proposto da Città Nuova e Movimento politico per l’Unità. Sono previste risorse per 6 miliardi e 320 milioni su un totale di 19,44 miliardi totali per il potenziamento dei servizi di istruzione. La sfida nei prossimi anni consiste nell’investire adeguatamente per contrastare la povertà educativa minorile. Il Piano infatti non è altro che la declinazione italiana del Next Generation Eu. L’orizzonte temporale del 2026 coincide con i nuovi traguardi Ue sull’istruzione: aumento dei servizi per l’infanzia, miglioramento delle competenze dei ragazzi, fino alla riduzione dell’abbandono scolastico. L’Italia deve recuperare molto essendo agli ultimi posti in Europa. I gap maggiori sono su asili nido, al Sud in particolare, edilizia scolastica bella e sicura, dispersione scolastica. Solo 60 Comuni su 100 in Italia offrono servizi nido o altri servizi integrativi per la prima infanzia. Nel Mezzogiorno solo il 46%! Divari notevoli anche tra città e aree interne. Per l’edilizia sono previsti 410 mila mq di nuove scuole. L’obiettivo del Pnrr per gli abbandoni scolastici è del 10,2% entro il 2026. Siamo al 12,7 contro una media UE di circa il 9%.

In conclusione, Enti del Terzo Settore, scuole, Enti Locali, cittadini attivi e loro associazioni hanno finalmente uno strumento per assicurare la trasparenza nella progettazione ed attuazione del più grande Piano nazionale di investimenti, dopo quello Marshall della Ricostruzione. Sono disponibili su OpenPnrr i nuovi dati su tutti bandi finanziati dal Piano, grazie alla condivisione con l’Anac. Purtroppo scopriamo che il 69% dei bandi non prevede quote per donne e giovani. Il Governo disattende le richieste di Open di accesso agli atti e diverse dichiarazioni non appaiono verosimili all’Osservatorio. Il Pnrr incentiva la digitalizzazione delle Pa locali. Rendere più efficiente e digitale la Pubblica Amministrazione è uno degli obiettivi più importanti in piena transizione digitale ed ecologica dopo la pandemia. Cittadini, partiti, Ets, sindacati hanno diritto alla massima trasparenza, informazione, monitoraggio e valutazione del Pnrr.

Il politologo Paolo Pombeni nota un avviarsi stentato della “messa a terra” del Pnrr, che mette a rischio i finanziamenti del Recovery europeo fino ad ipotizzare di rinunciare ad una parte di essi. Il monito del presidente della Repubblica invece è di «mettersi alla stanga» per il bene comune. Maggioranza e opposizione devono smettere di piazzare bandierine su opposte identità, per non perdere una occasione storica. (cf. Il Quotidiano del Sud, 7 aprile 2023). Oltre il Pnrr, è necessario considerare l’importanza della Pubblica amministrazione al servizio dello Stato. Afferma P. Pombeni: «Detto questo. Sarebbe però opportuno concentrarsi sul nodo determinante che è emerso nella fase attuale: la debolezza delle pubbliche amministrazioni, centrali e decentrate, nel gestire un compito di carattere straordinario. C’erano colli di bottiglia che erano stati riscontrati già durante la gestione della pandemia» ( Il Messaggero, Editoriale 7 aprile 2023).

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