Pesaro – Luogo dello spirito

Mostra Internazionale del Nuovo Cinema Eldorado del belga Bouli Lanners è una storia di due vite. Un quarantenne solitario che fa amicizia col giovane ladro trovato in casa, riportandolo dalla sua famiglia. Due esistenze in ricerca, accompagnate sobriamente da una fotografia di cieli velati , di campagne asciutte, di occhi che dicono la fatica di esprimere i sentimenti. Logica la Menzione speciale per un regista che ama scavare nei suoi personaggi come altrettanto evidente Il premio del pubblico al drammatico Un conte de Noël di Arnaud Desplechin. Il racconto della famiglia Vuillard, col piccolo Joseph che soffre di una dolorosa malattia si snoda con un realismo mai sovraccarico a descrivere le derive psicologiche del padre, del fratello, della madre, impotenti di fronte ad una sofferenza che, anziché unirli, li divide. Resta l’interrogativo se sia possibile un barlume di speranza davanti al dolore dell’in fanzia. È ancora il mondo dei bambini il protagonista del film vincitore del concorso, il malaysiano Flower in the pocket di Liew Seng Tat. Una coraggiosa opera prima che racconta, con delicatezza e senza alcuna compiacenza la vicenda di due bambini, orfani di madre, che vivono la loro piccola vita di drammi, scoperte, giochi, da soli, ma costringono alla fine il padre, chiuso in sé stesso, a interessarsi di loro. Come si nota, il Festival ha giocato molto sui sentimenti. Sembra che il cinema, almeno fuori d’Italia, – e il cinema giovane in particolare – senta infatti il bisogno di indagare cosa succede dentro l’animo umano, rinunciando però agli effetti facili, al drammone sovraccarico o artificiale. Penso all’intenso, poetico L’amour, l’argent, l’amour del tedesco Philip Gröning (l’autore de Il grande silenzio), vicenda di due giovani – lui senza lavoro, lei prostituta – che nell’inverno berlinese si trovano e affrontano le durezze di una esistenza precaria; o allo struggente The best of times della russa Svetlana Proskurina che propone tre personaggi – due donne innamorate dello stesso uomo – legati lungo sessant’anni da un amore che muore e rinasce di continuo. In realtà, è proprio l’amore, trovato, cercato o perduto, a segnare il filo rosso della rassegna. Ed anche la retrospettiva sui film orrorifici di Dario Argento, appare un omaggio ad un autore che sembra davvero, pur tra il sangue e la paura, alla sua ricerca disperata.

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