Per sottrarli alla strada

Avete mai incontrato quei bambini costretti a chiedere l’elemosina vicino ai semafori? In genere gli automobilisti fanno finta di non vederli. Sono così piccoli!” Restano lì, ai bordi del marciapiede, con la mano tesa e lo sguardo sconsolato. Hanno bisogno di quei soldi, altrimenti la sera saranno guai! Per qualcuno di loro, le cose stanno iniziando a cambiare. Nella capitale è stato di recente aperto un “Centro comunale per il contrasto alla mendicità infantile”. In un bel villino a tre piani nella zona di Boccea, con annesso un variopinto giardino con le altalene e gli scivoli, dove potranno giocare, e le stanze con le lavagne, i ping-pong, dove potranno trascorrere una giornata serena ed al caldo, il tempo di rintracciare i loro genitori perché li riportino a casa. Qui i bambini che chiedono l’elemosina, i lavavetri o i vu’ cumprà troveranno persone pronte ad aiutarli, e a dare una mano anche ai loro genitori. Nel caso poi che manifestino segni di maltrattamenti, il Tribunale dei Minori ne dispone l’affidamento ad una casafamiglia. Nel frattempo, ci si può occupare anche dei genitori, conoscerli meglio e capire come risolvere il problema. La speranza del comune di Roma è riuscire ad offrire un’alternativa a questi bambini. Un consigliere aggiunto a Mazara del Vallo È il tunisino Mohamed Zitun, 22 anni, nato a Mazara del Vallo, studente di Economia all’università di Palermo. Il 21 gennaio scorso ha giurato solennemente davanti al sindaco ed ai consiglieri comunali, che avevano votato all’unanimità l’inserimento nel consiglio di questo seggio aggiunto. “So che la mia carica così si è espresso il neo consigliere – ha un valore soltanto propositivo, ma è già un inizio”. Mazara è comune che ospita la più consistente comunità tunisina ed anche la più longeva, dato che il primo nucleo migratorio nord africano stabilì a partire dal 1971 questa cittadina, ove flottiglia peschereccia larghissimo uso di manodopera importata. A quel tempo risale anche la presenza nella vicinanza della cashba delle Missionarie Francescane di Maria, a disposizione di questi tunisini a tempo pieno, tanto che sono ormai soliti chiamarle “le nostre suore”.

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