Per costruire un’intesa felice

“Diversi nostri amici lamentano che da quando si sono sposati non hanno più tempo per sé stessi. Altri vantano una vita di coppia completamente distinta perché il lavoro, gli interessi e gli impegni non li vincolano al marito o alla moglie. Noi, che siamo ancora fidanzati, cerchiamo di fare insieme ogni piccola cosa: si aspetta il sabato, se c’è da fare acquisti in modo che possa venire anche l’altro, coltiviamo gli stessi hobby, a messa andiamo insieme. E, addirittura, nelle occasioni in cui non è stato possibile stare insieme non ci sentivamo sereni… Vorremmo una vostra opinione”. Luigi e Anna Rita Viterbo Unire il cuore sì, ma conservare distinti gli amici, lo sport e i passatempi. Sono in molti, per lo più giovani, a pensare così. Che è meglio, cioè, restare due singoli che si amano. Altrimenti, prima o poi, si finirà per subire la volontà dell’altro/ a e perdere la propria libertà. Si tratta di un nuovo modo di pensare la vita di coppia. Lo chiamano “federalismo sentimentale tra singoli”, rilevato anche dai media e proclamato da personaggi dello spettacolo, felici e soddisfatti del loro matrimonio perché ognuno vive a casa propria, nel pieno rispetto delle proprie libertà… Al contrario, voi sentite il desiderio di condividere il più possibile il tempo a vostra disposizione. Questa spinta è costruttiva e fondamentale per la vita di coppia, soprattutto da sposati. Tuttavia, quando il lavoro, forse distante chilometri, i figli piccoli bisognosi di tutte le attenzioni, saranno una minaccia al vostro rapporto, dovrete imparare ad essere vicini anche nei momenti di distacco, profondamente legati anche se indipendenti. Come vivere in coppia e costruire un’intesa felice? I dati Istat provano che non sono tanto gli errori occasionali che distruggono le unioni, ma il lento rendersi conto che l’altro è divenuto un estraneo rispetto al proprio modo di rappresentarsi la vita. Perché questo non avvenga, penso, non va bene né fondersi l’uno nell’altra e neppure rimanere distanti, ma che nasca, e rinasca nel tempo, un progetto comune. È fondamentale condividere sempre il proprio cuore e, per quello che è possibile, la vita di tutti i giorni. Occorre comunicare, ma soprattutto saper amare: uscire da sé stessi, mettendo da parte pregiudizi, egoismi e stanchezza, per cercare il bene e la gioia dell’altro. LE NOSTRE STORIE PARLARE LA STESSA LINGUA “Mi ero dato da fare tutto il pomeriggio per sistemare la casa – racconta Gabriele -. E mi aspettavo che, quando Marta sarebbe tornata dal lavoro, fosse contenta. Invece, entrando, si è accorta che avevo dimenticato di stendere la lavatrice. Così, mentre io ero rammaricato perché la mia fatica non era servita a nulla, lei era seccata perché le toccava una faccenda imprevista”. Dal canto suo, secondo Marta, qualsiasi cosa lei facesse, al marito non andava bene: “Avevo trovato e realizzato una ricetta interessante per cucinare un piatto diverso dal solito – spiega -. Ma, anziché un complimento, Gabriele ha cominciato a dire che mi stancavo troppo e che avrei potuto risparmiare quella fatica…”. Ogni loro tentativo di spiegarsi cadeva nel nulla. Quasi senza rendersene conto, si sono accorti di non capirsi più. Si sentivano due estranei l’una per l’altro. “Avevo sentito dire da un caro amico – continua a raccontare Gabriele – che, quando le persone non stanno sulla stessa lunghezza d’onda, sono come due che parlano lingue diverse. Questa frase mi risuonava nella mente come un campanello d’allarme. Ho fatto il proposito di parlare di meno e amare di più, e iniziato a fare quelle cose che facevano piacere a Marta. Ad esempio, dopo aver cenato, cercavo di sistemare io la cucina per permetterle di riposare e avere più tempo per ricamare. Questo mio atteggiamento ha fatto sì che anche Marta cominciasse a fare altrettanto. “Una sera, poi, ho invitato mia moglie a teatro. Era molto tempo che non uscivamo da soli. Lungo la strada per tornare a casa abbiamo parlato a fondo di noi e del nostro rapporto: come per incanto, il castello di incomprensioni che ci separava si è sgonfiato del tutto. Il nostro rapporto è rinato forse proprio da quegli atti d’amore concreti, che sentiamo di dover continuare a fare l’un l’altro. Piccoli sì, ma essenziali perché continue dichiarazioni d’amore”. COME IL MARE “La mia generosità è come il mare e non ha confini, e il mio amore è altrettanto profondo: ambedue sono infiniti e così più do a te, più ho per me”. (Shakespeare, Giulietta e Romeo) RECENSIONI Stefano Sarzi Sartori Quando si apre la porta – La famiglia nel sociale San Paolo, pp.61,€5.00 La famiglia è la cellula primaria della società. Ma la famiglia muore se non si apre alla società, cioè a quello che c’è fuori dalla porta di casa: dal pianerottolo al cortile, alla piazza, fino ad arrivare alle istituzioni pubbliche… Si tratta di un’apertura necessaria e insostituibile: per dare, certo, ma anche per chiedere – al vicino di casa, alla società, alle istituzioni – un aiuto fondamentale per la propria esistenza. Il privatismo della famiglia distrugge la famiglia e quindi danneggia la società. Occorre invece creare una nuova cultura della solidarietà tra le famiglie per le famiglie, una cultura del dare e del chiedere: solo questo aprirà la famiglia (e la società) a un futuro fecondo e migliore. Spaziofamiglia@cittanuova.it

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