Penne ecologiche

Tira vento freddo alla porta del castello di Serre di Rapolano. Fa notte, e gli sbandieratori si avvolgono nei loro sottili vessili per ripararsi dalle intemperie, mentre gli abitanti alabardati si proteggono dietro qualche vano creato nelle antiche pietre. Rapolano Terme è l’indiscussa capitale italiana del volontariato: il 65 per cento della popolazione è dedita a una qualche forma di aiuto al prossimo. Ricordo che a Nocera Umbra, sei ore dopo l’ultimo terremoto di quelle terre, una delle tante “Misericordie” della cittadina toscana era stata in grado di offrire mille pasti caldi (ottimo menù, tra l’altro) con una cucina mobile messa in funzione da ventidue volontari” Questa gente schietta e franca, senese a prima vista, riporta in auge una delle virtù che furono italiche per eccellenza, prima di emigrare altrove: l’accoglienza e la disponibilità al prossimo. Di tali accoglienza e disponibilità gli abitanti di Rapolano hanno dato prova anche in quest’autunno improvvisamente freddo dopo un’estate esageratamente calda. Hanno infatti accolto un’ottantina di giornalisti e operatori della comunicazione che normalmente si dedicano all’ambiente per professione, e che hanno accettato l’invito rivolto loro da una neonata associazione dal nome insieme ecologico e comunitario: Greenaccord. Come? Offrendo per i loro incontri i locali che trasudavano secoli del Museo della Grancia, imbandendo straordinarie cene medievali e porgendo loro lauti omaggi della terra. Il tutto nell’abitato di Serre di Rapolano, borgo medievale a picco sulle incantevoli crete senesi. Nella sala ornata di stucchi del Museo della Grancia, è capitato così di ascoltare Rajendra K. Pachauri – presidente dell’Ipcc, l’organismo Onu che si dedica ai cambiamenti climatici, di recente istituito -, snocciolare cifre impressionanti sul degrado ambientale e seguire le curve pericolosamente ascendenti delle temperature del globo, ma con la freddezza dello scienziato. Mentre affermava “la necessità per le popolazioni di adeguarsi ai cambiamenti climatici, in attesa di provvedimenti efficaci che debbono essere presi a livello mondiale”, ha raccontato retroscena significativi della recentissima conferenza di Mosca (cf. l’articolo precedente) che ha posto un freno all’adesione della Russia al Trattato di Kyoto: “Putin sosteneva che non bisogna preoccuparsi dell’innalzamento delle temperature: “Produrremo grano in Siberia”, ha detto”. “Etica e religione – mi ha detto poi Rajendra K. Pachauri – debbono guidare la riflessione e l’azione per la protezione dell’ambiente. Perché entrambe possono essere usate male, per distruggerlo. Ma posso anche risultare la principale spinta per una reale salvaguardia dell’ambiente”. Sembra triste e un po’ assente, coi suoi occhi perennemente socchiusi. Ma appena apre bocca, lo scrittore cileno Luís Sepúlveda, notissima penna sudamericana fantasiosa e poetica, ma anche personaggio impegnato in prima persona per un’ecologia coniugata con la giustizia, conquista invariabilmente l’uditorio: “Bisogna imparare a convivere con la fragilità – mi spiega nel corso della cena medievale, tra una portata e l’altra -, quella nostra e quella della natura. Anche la foresta amazzonica, che parrebbe assolutamente invincibile, è in realtà fragilissima. Io, come scrittore e come personaggio pubblico, mi sono fatto “portavoce etico” proprio delle istanze della fragilità dell’uomo e della natura. Ho la responsabilità di dare voce anche all’epoca in cui vivo, di far sventolare in alto la bandiera della vita”. E racconta con dovizia di particolari della sua battaglia mediatica (alla fine vittoriosa, dopo alterne vicende) per impedire l’installazione di tre enormi centrali elettriche, di una fabbrica per la produzione di alluminio e di un centro per il riciclaggio degli scarti nucleari nella Patagonia cilena. Vincendo un’opinione diffusa tra i politici cileni, che cioè l’etica negli affari non sia redditizia e, soprattutto, risulti inutile per il paese. Nel progetto preparato da Greenaccord, non si è voluto relegare l’ecologia in un ambito solo scientificodivulgativo, ma si è voluto investigare alle radici stesse del pensiero sulla natura e sulla creazione. Naturale invitare, allora, un filosofo e un teologo, che per giunta partono da posizioni assai divergenti. Emanuele Severino è stimolante. Filosofo dell’Università di Venezia, con la sua stringente logica propone con parole semplicissime (è forse questa la vera filosofia, quella che si fa capire da chiunque, o quasi) una profonda analisi della tecnologia e della sua straordinaria potenza. Tecnologia che è giunta persino a cambiare il capitalismo stesso di cui è figlia, che voleva usarla a esclusivo fine di incrementare i profitti. Ma la convinzione che la produzione tecnologica sia distruttiva per la natura è ormai presente anche in campo capitalistico, modificando perciò la stessa natura del capitalismo. Per cui Severino arriva a rivalutare persino il McLuhan – dato per moribondo – che sosteneva come il medium fosse in sé stesso il messaggio: la tecnica, cioè il medium, è ormai il messaggio. Mons. Aldo Giordano – filosofo e teologo, oltre che segretario generale del Consiglio delle conferenze episcopali europee – non si è fatto pregare nel dialogare con Severino, proponendo una visione altamente cristiana della questione teologica dell’ecologia, non vista tanto come scontro tra violenze contrapposte, ma come disegno d’amore del Dio creatore. E ciò per quella legge della vita che è insita nella morte del Cristo in croce. Perciò, per giungere a una vera riflessione sull’ambiente e sulla presenza dell’uomo nell’ambiente, non basta un semplice confronto tra posizioni diverse, ma “bisogna aprire una serie di dialoghi tra saperi diversi”. Problemi immani sono quelli dell’ambiente, su cui grava anche la responsabilità di chi è incaricato di veicolare le notizie e di cogliere le tendenze della società civile. I giornalisti presenti a Rapolano, dai profili professionali assai diversi, hanno in comune una militanza ambientale che non può essere definita solo politica, ma più apertamente dovrebbe essere qualificata come etica, eticamente responsabile. L’appuntamento è servito a dar loro una maggior coscienza dell’impegno a cui sono chiamati. Non essere solo professionisti della penna chiamati a trasmettere asetticamente notizie verdi, ma reporter che hanno una loro anima e loro convinzioni, e che intendono il proprio mestiere come “missione”, non solo nel senso squisitamente religioso del termine. E ciò superando quegli sbarramenti ideologici che molto spesso, soprattutto nel passato ma ancora oggi, portano tanti giornalisti che si occupano di ambiente a schierarsi senza serenità di giudizio. Hanno dialogato, hanno condiviso frustrazioni e speranze, scoprendo, come affermava una giornalista colombiana, “che la comunità di poche penne ecologiche ha più futuro di un numero molto più elevato di penne che scrivono di ecologia”, plaudendo all’invenzione di Greenaccord, “portapenne ecologico”. GREENACCORD È un’associazione fondata a Roma da un manipolo di temerari alla cui testa si trova Gian Paolo Marchetti. Si tratta di professionisti cristiani che avevano lavorato all’organizzazione di alcuni eventi specifici del giubileo del 2000: non volendo far morire il patrimonio di simpatia e di amicizia accumulato in quei mesi fuori dal comune, hanno preso l’iniziativa di “mettersi al servizio” di una particolare categoria di comunicatori. Greenaccord si rivolge così al mondo dell’informazione per favorire la riflessione e la formazione alle tematiche ambientali ed ecologiche. Afferma Paolo Bernardi, giornalista a Rai International, vicepresidente dell’associazione: “Nelle redazioni molto raramente si trova un servizio che copre le notizie sull’ambiente. È una visione miope della realtà. Con Greenaccord vorremmo formare i giornalisti che si occupano di ecologia, che a loro volta sono sempre più formatori della pubblica opinione. Il tutto con la convinzione che anche noi informatori dobbiamo assumere uno “stile di vita” ecologico, dando noi per primi l’esempio di un comportamento coerente”.

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