Papa Ratzinger e i movimenti

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L’attesa è grande. E il desiderio d’esserci in piazza San Pietro va crescendo a mano a mano che si avvicina sabato 3 giugno. La vigilia di Pentecoste segnerà il primo incontro mondiale di Benedetto XVI con i movimenti ecclesiali e le nuove comunità. Sembra proprio che il nuovo papa intenda procedere in piena continuità con la particolare attenzione e benevolenza che Giovanni Paolo II non mancò mai di dimostrare nei confronti di quelle aggregazioni. Con alcune di esse, l’allora prof. Ratzinger ha avuto contatti diretti. Per me fu un evento meraviglioso la prima volta che venni più strettamente a contatto – agli inizi degli anni Settanta – con movimenti quali il Cammino neocatecumenale, Comunione e liberazione, il Movimento dei focolari, sperimentando lo slancio e l’entusiasmo con cui essi vivevano la fede e dalla gioia di questa fede si sentivano necessitati a partecipare ad altri ciò che avevano ricevuto in dono. Da allora la conoscenza si è fatta a tal punto profonda che la relazione dell’allora card. Ratzinger al congresso internazionale che precedette la Pentecoste 1998 risultò la più organica e autorevole riflessione sui movimenti, riscuotendo vivo consenso da parte di fondatori e responsabili per la collocazione teologica data alla loro esperienza. Nessuna contrapposizione, precisò, tra istituzione e carisma, tra gerarchia e profezia. Indicazione che ha ribadito nell’agosto scorso, parlando ai vescovi tedeschi: Le Chiese locali e i movimenti non sono in contrasto fra loro, ma costituiscono la struttura viva della Chiesa. C’è grande attesa, dunque, per quello che Benedetto XVI dirà ai movimenti e alle nuove comunità, memore di quella coessenzialità tra dimensione istituzionale e dimensione carismatica indicata dal suo predecessore. Una stagione nuova Otto anni fa, attorno a papa Wojtyla, i 350 mila presenti, in rappresentanza di 60 gruppi, vissero un’esperienza di sintonia spirituale e di sorprendente comunione. L’appuntamento segnò l’inizio di una stagione nuova. Per me è stata la giornata più grande della nostra storia – ebbe a ricordare don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e liberazione -. È stato il grido che Dio ha dato a noi come testimonianza dell’unità di tutta la Chiesa. L’ho detto anche a Chiara e a Kiko che avevo di fianco in piazza san Pietro: come si fa, in queste occasioni, a non gridare la nostra unità? La nostra responsabilità è per l’unità, fino a una valorizzazione anche della minima cosa buona che c’è nell’altro. Giovanni Paolo II salutò i movimenti come una novità inattesa e talora persino dirompente nella Chiesa, suscitando interrogativi, disagi e tensioni.Vide in loro una risposta provvidenziale, suscitata dallo Spirito Santo, alla drammatica sfida di fine millennio. Ogni movimento differisce dall’altro, ma tutti sono uniti nella stessa comunione e per la stessa missione. Insomma, unità nella diversità. Pentecoste moltiplicata A quest’intento volle offrire piena collaborazione Chiara Lubich, che, nell’indirizzo di saluto al papa, fece una promessa: Sappiamo che la Chiesa desidera la comunione piena tra i movimenti, la loro unità, che, del resto, è già iniziata. Ma noi vogliamo assicurarla che, essendo il nostro specifico carisma l’unità, ci impegneremo a contribuire a realizzarla pienamente. La Lubich si era incontrata l’anno prima con Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio, scoprendo affinità spirituali. Poco dopo, nel desiderio di comunione si aggiunse Salvatore Martinez, coordinatore del Rinnovamento nello Spirito. Nell’ottobre ’99 si incontrarono i responsabili delle tre compagini e furono ipotizzate le Giornate di Pentecoste ’99, proposte alle varie aggregazioni e ai vescovi delle diverse latitudini. Fu un primo pullulare di rapporti e conoscenze. Nel 1999, si incontrarono a Speyer, in Germania, fondatori e responsabili internazionali di vari gruppi desiderosi di attuare una maggiore comunione. L’anno successivo, l’onda superò i confini cattolici. Chiara Lubich fu invitata dai responsabili riformati tedeschi a Rothenburg per parlare delle novità che stavano maturando tra i movimenti in seno alla Chiesa di Roma. La circostanza si rivelò la premessa dell’incontro ecumenico europeo (10 mila presenti) tra movimenti delle diverse chiese che si svolse a Stoccarda nel 2004 (e che lì si ripeterà nel 2007). Dal 1999 ad oggi si sono tenute nel mondo 306 giornate, coinvolgendo 331 movimenti e con una partecipazione di quasi 600 mila persone. Nessuna atmosfera autocelebrativa, in questi appuntamenti. Sono stati piuttosto l’occasione per approfondire la conoscenza reciproca e scoprire gli elementi comuni in modo da testimoniare poi l’unità nella diversità a servizio della nuova evangelizzazione della Chiesa. Stile collaborativo Il la che ha accordato tutti è stata la frase Amare il movimento altrui come il proprio – spiega don Silvano Cola, che, con Valeria Ronchetti, ha coordinato, in seno ai Focolari, i rapporti con tanti gruppi -. I contatti sono stati avviati con grande facilità, perché sembrava che ognuno non aspettasse altro. I movimenti più piccoli, quelli più locali o sorti da meno tempo si sono meglio inseriti nel contesto nazionale. I vescovi – prosegue Cola – hanno scoperto tanta gente, tanta vitalità e creatività, e una disponibilità a maggiori impegni in ambito diocesano . La collaborazione si è aperta alle iniziative dell’uno e dell’altro, dalla raccolta di firme contro la pena di morte con Sant’Egidio al dibattito corale contro l’aborto in Portogallo, ad attività di tipo sociale. Ma il bello è che si tratta di un rapporto continuo: ci si telefona, ci si incontra, si chiedono consigli, ci si interpella per sapere se in una località c’è qualcuno con cui prendere contatto. Ritardi e speranze Difficoltà, ostacoli in questi anni? Salvatore Martinez, del Rinnovamento nello Spirito, preferisce parlare di ritardi. Uno di carattere teologico. La Chiesa non può essere pienamente compresa se non si sviluppa lo studio sullo Spirito Santo. Approfondire la conoscenza dei movimenti gioverebbe a rinnovare il profilo formativo nei seminari e arricchirebbe la dimensione pastorale delle diocesi. Il secondo ritardo è, per Martinez, di tipo più sociologico. I movimenti sono apportatori di nuove pedagogie, nuovi linguaggi ed esperienze di comunione che potrebbero risultare provvidenziali in rapporto ad una vita sociale e culturale sempre più frammentate. Pensando al 3 giugno, ha in cuore una speranza. Che questo profilo carismatico riportato in auge dai movimenti non rimanga esperienza privilegiata di alcuni ma sia accolto nelle diocesi in modo che segni la bellezza del volto della Chiesa del terzo millennio. DON CARRòN (CL) RISCHIARE UN NUOVO DINAMISMO MISSIONARIO Don Julián Carròn è presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Cosa, secondo lei, ha segnato nel cammino della Chiesa l’incontro dei movimenti nella Pentecoste 1998? L’emergere di una realtà di esperienza cristiana, dentro alla varietà dei singoli carismi, che testimonia la dinamica stessa e il metodo del cristianesimo, così come papa Benedetto XVI li ha descritti proprio all’inizio della sua splendida prima enciclica: All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (Deus caritas est). Giovanni Paolo II, che ha sempre sostenuto il cammino talvolta non facile dei movimenti, in quella circostanza ha sottolineato non solo la coessenzialità di carisma e istituzione, ma ha anche autorevolmente proposto la loro esistenza come uno dei frutti più belli dell’azione dello Spirito di Cristo nella Chiesa, proprio dal punto di vista della natura del cristianesimo e della possibilità di riproporlo sempre nuovamente all’uomo contemporaneo in modo affascinante e esistenzialmente persuasivo. Quali le sue attese per l’imminente incontro con papa Ratzinger? Che il Santo Padre aiuti i movimenti a un passo nella maturità della fede e nella chiarezza di giudizio sulla loro responsabilità, educativa innanzitutto, e missionaria. Intendo dire che alla sfida tremenda che il nichilismo e il relativismo portano fin dentro l’esperienza cristiana occorre rispondere riproponendo proprio i fattori essenziali della bellezza dell’essere cristiani e della gioia di comunicarlo. Non ridursi dunque a aspetti particolari, ma riscoprire continuamente la ragionevolezza dell’esperienza cristiana e, a partire da questa, rischiare un nuovo dinamismo missionario, soprattutto dei laici, senza cedere a riduzioni sociologiche o a preoccupazioni organizzative, che anni fa l’attuale pontefice indicò come forme di autoccupazione della Chiesa. CI VEDIAMO IN PIAZZA Saranno almeno 250 mila i partecipanti (20 mila i focolarini), in rappresentanza di 95 movimenti e nuove comunità. Chiara Lubich saluterà Benedetto XVI a nome di tutti i gruppi, mentre il Gen Rosso e il Gen Verde faranno parte del coro dei movimenti che animerà l’incontro, il cui culmine sarà la parola di papa Ratzinger. Per l’occasione, un tifo ecclesiale sarà assicurato a distanza dai movimenti dell’America Latina, riunitisi per la prima volta a Bogotà, in Colombia, il 9 marzo scorso. Dal 31 maggio al 2 giugno, si svolgerà a Rocca di Papa il secondo convegno internazionale dei movimenti sul tema La bellezza di essere cristiani e la gioia di comunicarlo. Relazioni dei cardinali Schönborn, Oullet e Scola, tavole rotonde tra fondatori e responsabili, gruppi di lavoro sulle indicazioni di Giovanni Paolo II. La sera del 2 giugno i singoli movimenti hanno preparato una veglia nelle varie chiese di Roma in vista dell’incontro con il papa.

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