Nuovi talenti e strategie

La danza non richiede né penna, né pennello. Solo uno strumento è necessario: il corpo umano. La danza richiede la massima dedizione di corpo, mente e anima. Solo chi impegna tutto sé stesso può intraprendere questo percorso esigente. Una disciplina così ascetica modella il carattere così come il corpo, e le ricompense di questa grande devozione sono innumerevoli. Nessuna libertà può raggiungere quella ottenuta dalla maestria dello spirito sul corpo. È questo uno stralcio del messaggio del re di Cambogia Norodom Sihamoni per la Giornata internazionale della danza voluta dall’International Theatre Institute dell’Unesco, che ha inaugurato la prima Biennale danza e Italia di Pesaro. La manifestazione, ideata da Antonio Cioffi e affidata alla direzione artistica del coreografo Luciano Cannito, ha avuto come madrina una delle nostre ballerine più conosciute e ammirate nei teatri di tutto il mondo,Viviana Durante. La nuova creatura è un segnale forte e in controtendenza che colma un grande spazio lasciato finora vuoto in Italia, e destinato a diventare – dopo il successo di questa prima edizione – un punto di riferimento anche nel panorama internazionale. Una manifestazione quindi di ampio respiro che è stata occasione di incontro tra coreografi e interpreti, operatori, critici, fruitori che amano e si occupano di danza, accompagnata da spettacoli, seminari e masterclass. Affrontando gli irrisolti e annosi problemi del settore – e più in generale della cultura, dei tagli finanziari, degli scarsi investimenti, della frammentazione fra le istituzioni e le strutture presenti nel territorio, della disinformazione dei media – nei tre giorni di convegno si sono condivise esperienze, problematiche, conoscenze e strategie, per cercare vie comuni, stringere rapporti propositivi tesi a utilizzare forze e collaborazioni per far sentire una voce collettiva a livello europeo che possa aiutare a sensibilizzare, promuovere e investire sulla danza contemporanea e sulla ricerca. E che questa sia una necessità lo dimostra ulteriormente il proliferare delle nuove generazioni ricche di talento, di creatività e di voglia di esprimersi. Una conferma è venuta da uno degli eventi principali della Biennale, il Premio coreografico internazionale Guglielmo Ebreo, riservato a giovani coreografi indipendenti, che ha visto se- lezionate centodue creazioni sulle oltre duecentotrenta inviate dai cinque continenti. Un dato che parla da sé, considerando che già il numero di richieste per la prossima edizione è a tutt’oggi triplicato. Alla selezione finale sono arrivate otto creazioni che (nella serata del concorso e della premiazione al Teatro Rossini) hanno messo in difficoltà, per la scelta delle migliori, sia la giuria di critici e di esperti, che il pubblico, per l’alta qualità delle singole coreografie, ciascuna portatrice di uno stile e di un linguaggio contemporaneo originale. Ai vincitori, oltre a consistenti premi in denaro, è stata offerta la circuitazione in importanti festival europei e una creazione esclusiva per la compagnia dell’Aterballetto. Non poteva mancare, in chiusura, un altro evento spettacolare, un Gala delle Stelle (presentato da Cannito e dalla critico di danza Vittoria Ottolenghi, ) che ha riunito alcuni protagonisti del balletto classico e della danza contemporanea internazionale. Accanto alla intensa Viviana Du- rante, in coppia con Vladimir Derevianko con un brano del balletto Rosso e nero nella coreografia di Uwe Schultz e musica di Berlioz, e ad Erik Vu An nell’assolo Kiki la rose, sono sfilati i più giovani e già affermati: Johan Kobborg e Alina Cojocaru, la travolgente spagnola Belen Lopez, l’italiana Daniela Buson e il cinese Ma Cong, il genovese e già stella del Royal Ballet Federico Bonelli insieme alla giapponese Hikaru Kobayashi, Talia Paz, la coppia Valerio Longo e Beatrice Mille in una creazione di Mauro Bigonzetti Passo continuo, e un’originalissima rilettura di Thierry Malandain della Morte del cigno di Saint- Saëns in cui tre danzatrici del Ballet Biarritz singolarmente e poi tutte insieme interpretano tre differenti variazioni del celebre brano. Infine, un brano creato appositamente per il Gala su un’idea di Cannito: l’Adagio della rosa di Petipa su musica di Ciaikovskij, con quattro ballerini di diversa generazione accanto alla armoniosa grazia e all’equilibrio perfetto di Viviana Durante. L’IDEA DI UNA BIENNALE DUE DOMANDE AD ANTONIO CIOFFI Le Marche sono una regione in pieno fermento, ricca di storia e di tradizioni (vanta infatti più di cento teatri ristrutturati), e coltiva da tempo un interesse crescente per l’attività della danza. Da quale esigenza è nata questa nuova manifestazione? «Intanto ho immaginato che la nostra regione potesse essere lo scenario giusto per accoglierla superando il concetto di festival, e poi che fosse un evento condiviso dalle istituzioni e dal territorio, lavorando sul principio di apertura e di arricchimento attraverso il confronto e la condivisione. Credo che sia più che mai urgente, oggi che la cultura attraversa una profonda crisi non dovuta solo ai tagli imposti dalla finanziaria – che non è solo dello spettacolo, ma credo della stessa società italiana –, trovare possibili soluzioni. I motivi vanno cercati anche dentro di noi. Non per ultimo, nella crisi d’identità delle giovani generazioni, nella loro difficoltà a ritrovarsi nello scarto che esiste tra passato e futuro, tra tradizione e innovazione, tra patrimonio storico culturale e progresso, tra costume e culto del no limits». Bisogna alfabetizzare i giovani con l’arte, dice Jack Lang, per non morire nella mediocrità… «Sì, poiché una società capace di ridisegnare in modo creativo la propria quotidianità, è una società viva, piena di interessi e di voglia di esistere che non genera integralismi e violenza. Alfabetizzare i giovani attraverso l’arte vuol dire costruire il loro futuro non solo sulle conoscenze tecnologiche, ma in primo luogo su quelle umanistiche, dove egli possa essere protagonista della vita utilizzando la propria capacità creativa e fantasia, riscoprendo il significato della bellezza. Una prospettiva affascinante che credo valga la pena di essere percorsa».

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