Chiara Lubich: nascerà Città Nuova

Inizi e primi sviluppi del periodico “Città nuova”. Il viaggio in Terra Santa. In occasione del Centenario della nascita della fondatrice del Movimento dei Focolari, continuiamo la pubblicazione degli articoli sulla sua vita, apparsi sulla rivista Città Nuova nel 2019. Ottava puntata.

Le prime forme di comunicazione scritta, nell’ambito dei Focolari, furono le “letterine” inviate da Chiara Lubich ai più vari tipi di persone e i suoi commenti a una frase del Vangelo destinati a un più vasto pubblico. Ma non bastando la “semina” con tali mezzi all’ardore apostolico della fondatrice e dei primi seguaci, verso la metà degli anni ’50 si pensò di utilizzarne altri, più moderni e atti a diffondere al largo l’ideale dell’unità. Nasceva l’idea di un giornale.
Come vedendolo già realizzato, Chiara ne dà l’annuncio il 4 novembre 1955, soffermandosi anche sugli argomenti da trattare: l’economia, l’arte, la filosofia, la natura, la medicina, le scienze, la politica, la comunicazione, la religione.

La "scaletta" a Gerusalemme
La “scaletta” a Gerusalemme

Nella primavera 1956 Chiara si reca in Terra Santa per incontrare padre Andrea Balbo (Novo), un francescano minore che anni dopo diverrà suo confessore e le sarà vicino in vari momenti difficili per la salute. A Gerusalemme Chiara si ferma in modo particolare sulla “scaletta di pietra” dove la tradizione vuole che Gesù, dopo l’ultima cena, scendendo verso il torrente Cedron per andare nell’orto degli ulivi, abbia pronunciato il suo testamento, la sua ultima preghiera: «Padre, che tutti siano uno» (Gv 17, 21).
Nel frattempo tra i focolarini c’è una presa di coscienza sempre maggiore dell’importanza della “comunicazione”, uno degli aspetti dell’amore che unisce. I tempi sono pronti per il balzo verso l’atteso giornale. Occorre solo il via. E questo vien dato nell’estate dello stesso 1956, durante la Mariapoli di Fiera di Primiero, il convegno ai piedi delle Dolomiti intitolato a Maria, che riunisce il “popolo” di Chiara.
Il 14 luglio segna la nascita del primo numero del giornale, poche copie stampate a ciclostile. Il nome della testata è Città Nuova. Nell’articolo di presentazione (anonimo, ma in realtà di Chiara) si specifica lo scopo di questo foglio: rendere partecipi tutti i “mariapoliti”, in tempo reale, della vita evangelica che ferve nei vari punti della valle di Primiero, ma anche in altre città italiane ed estere, dovunque si trovi chi ha fatto proprio l’ideale di Cristo: l’unità.
Quattro i numeri usciti in luglio e uno in agosto, con una tiratura crescente di 75, 100, 120 copie. Che non si tratti di un fuoco di paglia lo prova l’invito fatto da Chiara e dal suo più stretto collaboratore, don Pasquale Foresi, ai focolarini presenti, prima di lasciare i luoghi della Mariapoli, a cimentarsi in un articolo per individuare i potenziali “redattori”. Si riveleranno più dotati Guglielmo Boselli, Antonio Petrilli e Doriana Zamboni: il primo sarà uno dei futuri direttori della rivista.
Del neonato giornale attirano i contenuti esprimenti freschezza evangelica: specie gli editoriali di Chiara (contrassegnati da tre stelline) per l’interpretazione nuova degli avvenimenti e le testimonianze di vita vissuta.
L’editoriale del primo numero aveva formulato un augurio: «Chissà che non sia il seme di quel famoso giornale che da tempo attendiamo e che dovrà collegarci poi quando torneremo nei nostri Paesi!». In effetti, a partire da settembre, questa funzione sarà assicurata dalla prima redazione nel focolare romano di via Capocci, dove il ciclostile, da manuale diventato elettrico, arriverà a stampare fino a tremila copie, usando l’inchiostro. Tempo qualche mese e il 5 marzo 1957 la rivista verrà stampata in una normale tipografia nei pressi di piazza Navona: tiratura 5 mila copie.
Città Nuova si diffonde col sostegno dei lettori che, proponendola a parenti e amici, garantiscono il rientro economico. Dagli effetti in chi la riceve si comprende come ci sia l’esigenza di raggiungere una cerchia più ampia di quella del Movimento. Chiara, con don Foresi, segue ogni fase della crescita, indirizza, incoraggia, dà consigli utili perché la rivista corrisponda al suo disegno originario: far arrivare la vita nata dal carisma, aprendosi anche alla realtà ecclesiale e alla società civile.
A dire il vero, in quanto espressione di un’opera non ancora approvata dalla Chiesa, Città Nuova non manca di suscitare perplessità in qualcuno. Giungerà così a proposito, il 18 dicembre 1958, una lettera elogiativa del vescovo di Trento Carlo De Ferrari. Finché il 21 marzo 1959 la direzione della rivista – tradotta ora anche in altre lingue – verrà affidata a Igino Giordani, che la dirigerà fino alla morte nel 1980.

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Il ciclostile sbuffava…
È trascorso un anno da quando in «Mariapoli», con un vecchio ciclostile ad alcool, tirammo 70 copie di questo giornale. […] Pochi giorni dopo preparammo un nuovo numero: le copie erano 120. Quei fogli passarono di mano in mano e vennero letti con tanta avidità che le richieste aumentarono. Così le copie divennero 150, poi 180, poi […] 300. In settembre tornammo a Roma e si volle fare un numero speciale per tutti coloro che erano stati in Mariapoli. Scoprimmo allora che esistevano i ciclostili a inchiostro in grado di tirare anche migliaia di copie, e così partirono 900 giornaletti.
Incominciarono a piovere lettere da ogni parte, piene di gioia e di calore: Ci supplicarono di continuare. E così di numero in numero, la tiratura aumentò: 1500, 2000, 3000, 4000 copie. Il ciclostile elettrico sbuffava, si riscaldava, si guastava, ma sembrava anch’esso felice di lavorare senza soste.
Il lavoro però era estenuante: […] ci voleva una settimana per tirare tutte le pagine. Quindi decine di persone raccolte a Roma incominciarono […] chi a impaginare, chi a mettere le graffette ad ogni copia, chi a piegare il giornaletto, chi a fare gli indirizzi e chi a spedirlo. Un amico, al quale un giorno raccontammo della nostra attività, ci disse che… esisteva la stampa, che era stata inventata apposta alcuni secoli prima per evitare tutta quella fatica che noi, nell’anno di grazia 1957, stavamo facendo.
Ma non volevamo cedere: ci sembrava di togliere al giornaletto quella freschezza e quella familiarità che lo rendevano tanto attraente. Tuttavia, un certo giorno ci dovemmo arrendere e incominciammo a girare per le tipografie di Roma […]. E la diffusione, contro tutte le nostre paure, aumentò […]. Poi sono iniziate le edizioni in lingue straniere: in francese e in tedesco. È passato solo un anno da quando il primo numero di 70 copie usciva timidamente.
(La Rete agosto 1957 – da marzo ad agosto 1957, per alcuni mesi il giornale Città Nuova aveva cambiato testata)

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Il giornale di Gesù
«Se in Mariapoli possiamo distribuire il nostro amore ed informare delle nostre idee un migliaio circa di persone a turno, noi dobbiamo arrivare alle decine di migliaia di persone che conoscono il nostro spirito ed alle centinaia di migliaia od ai milioni […] E qui altro non vediamo – per ora – che una sola via. È una stradicella di montagna, un sentiero, una speranza. È Città nuova, il nostro giornale, che la volontà di Dio ha spiegato in varie lingue. Non è certo all’altezza. Ma il seme è foriero, per chi spera, della pianta. Bastò un’asina a portare Gesù in trionfo sul Monte degli Ulivi a Gerusalemme. Non si tratta del mezzo conducente, ma piuttosto del valore di chi è condotto. Noi dobbiamo aiutarci […] perché quei fogli portino Gesù, il pensiero di Gesù, il frutto della vita di Gesù in mezzo a noi, la vita di Gesù nella sua Chiesa, cosicché il giornale risulti giornale di Gesù dove si possa dire in verità: è lui (lui fra noi) il direttore, lui (lui fra noi) lo scrittore, lui (lui fra noi) il sostenitore, il propagatore. […] [Vogliamo] far di questi fogli quasi una continuazione del Vangelo di sempre come espressione del Vangelo di oggi».
(Antonio Petrilli riporta alcune parole di Chiara su Città Nuova durante la Mariapoli del 1959)

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