Museo di Stabia, l’arte diventa mezzo di conoscenza

La Reggia di Quisisana torna a spalancare le sue finestre sullo scenario storico e paesaggistico del golfo di Napoli, riapre le sue sale ai visitatori e amplia gli orizzonti della cultura italiana. Maria Rispoli, direttrice del Museo archeologico di Stabia Libero D’Orsi, ci svela in esclusiva le novità inedite.
Plastico multimediale nella sala 1 del museo archeologico di Stabia, una delle novità (Foto di Silvia Vacca)
Il Museo archeologico di Stabia “Libero D’Orsi” insieme all’area circostante è di competenza del Parco archeologico di Pompei e si colloca, con annesso giardino storico, presso “Reggia di Quisisana”, un palazzo reale di età borbonica che si trova appunto a Castellammare di Stabia, una città che dista solo pochi chilometri da Pompei e a cui è storicamente vicina anche dal punto di vista culturale. Maria Rispoli, direttrice del Museo, ci illustra le novità della riapertura.
Perché la riapertura del museo di Stabia è così importante nel contesto dell’archeologia campana e meridionale? 
L’eruzione del Vesuvio del 79 d. C seppellì Stabia insieme a Pomepi ed Ercolano, ma a differenza di queste ultime due città, Stabiae rinacque pochi anni dopo la distruzione. Dunque la storia di questo antico sito ci consente di studiare le dinamiche geopolitiche e geofisiche, all’indomani dell’eruzione del Vesuvio, nell’ambito del territorio della Campania meridionale; e ci consente di capirne le trasformazioni che hanno condotto il territorio e la sua comunità nel presente.
Maria Rispoli, Direttrice Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi (Foto: Museo Archeologico di Stabia Libero D’Orsi)

 

Un territorio che necessitava di un viatico sicuro verso il mare…

Sì, e proprio Stabiae era l’unica a godere di uno sbocco a mare. La città di Nocera, dopo la distruzione di Pompei, aveva perso il suo collegamento con la costa, mentre la penisola sorrentina aveva perduto la sua via per terra. Stabiae, inoltre era sede di avamposti militari marittimi della flotta misenate, e continuò ad esserlo anche dopo la stessa eruzione.
Uno scenario molto interessante, ma come visualizzarlo?
Tutto questo viene raccontato al visitatore mediante l’ausilio di un grande plastico multimediale nella prima sala, che illustra in un lungo arco temporale i cambiamenti del territorio – compreso tra Ercolano, il Vesuvio, Pompei fino a Sorrento sul versante napoletano e Nocera e i Monti Lattari su quello salernitano.
Dal mondo arcaico alla tecnologia 3D, un “bel percorso”!
Beh, direi che lungo tutto il percorso museale gli apparati multimediali si pongono l’obiettivo di migliorare l’accessibilità culturale, di coadiuvare il visitatore consentendogli di fare un’esperienza, e soprattutto di svolgere la sua visita in autonomia. Un’ulteriore installazione multimediale poi è dedicata al territorio, quello compreso nei comuni di Gragnano, Casola, Santa Maria La Carità, Sant’Antonio Abate, che in età romana rappresentavano l’ager di Stabiae, ovvero il suo territorio agricolo, occupato da ben 50 ville rustiche, rinvenute durante le indagini condotte in età borbonica.
E poi dove sono sparite queste ville?
Stabia, insieme a Pompei ed Ercolano, fu scavata e scoperta, a partire dal 1738, dai Borbone; ma furono proprio quest’ultimi a riseppellirla dopo averla indagata e dopo aver effettuato molti stacchi di affreschi, oggi conservati al MANN (Museo archeologico nazionale di Napoli). Negli anni inquanta del secolo scorso l’antica Stabiae, insieme ad alcune di quelle ville, fu riscoperta dal preside Libero D’Orsi, a cui il museo è dedicato.
Figura esemplare quella di Libero D’Orsi…
Sì, perché al preside stabiese si deve soprattutto la riscoperta delle ville marittime, collocate sul pianoro di Varano a Castellammare di Stabia: Villa San Marco, Villa Arianna e Secondo Complesso, oggi visitabili, e Villa del Pastore. D’Orsi rinvenne gli apparti decorativi e le suppellettili provenienti proprio da queste ville e i reperti sono conservati ed esposti nel Museo di Stabia.
Cosa ci dicono questi reperti?
Questi reperti sono la testimonianza di una raffinata e colta “cultura dell’abitare in villa” che si riscontra lungo le coste a partire dal golfo misenate a quello sorrentino. Ma, grazie all’eruzione pliniana, qui a Stabia i reperti e soprattutto le pitture conservano, come a Pompei e ad Ercolano, la bellezza del tempo in cui furono prodotti. La qualità artistica è notevole e molte volte supera quella attestata a Pompei. Stabiae, infatti, fu frequentata dalle élites romane che anche qui avevano le proprie residenze e i propri fondi.
Dimore con una meravigliosa vista mare…
Sì, e infatti i rinnovati allestimenti museali evocano proprio le grandi sale affacciate sul Vesuvio e sul golfo stabiano, che rappresentano ancora oggi quinte sceniche proiettate sul mare. Un’ampia sezione del museo, poi, è dedicata al paesaggio visto come determinante per la costruzione del rapporto tra natura e ambiente costruito.
Un paesaggio però che nel corso dei millenni ha subito profonde trasformazioni…
Per questo motivo abbiamo avuto l’idea di ricostruire fedelmente, sul fondo di una sala del rinnovato museo D’Orsi, il paesaggio così com’era godibile in età pre 79 d.C., vale a dire spogliandolo di tutte le costruzioni contemporanee e riproponendolo in una proiezione dinamica che cambia nell’arco delle 24 ore della giornata.
Si viene proiettati indietro nel tempo, ma dove?
La proiezione diventa la quinta prospettica agli arredi rinvenuti nei peristili e nei giardini delle ville di Varano. Su di essi si affacciavano gli ambienti dedicati al soggiorno e al riposo diurno, all’otium e alla lettura, alla convivialità e all’ospitalità che mantenevano perennemente lo sguardo proiettato sul panorama: Ischia e Capo Miseno, Capri e la penisola sorrentina, ma anche le alte e verdi montagne di cui Simmaco elogia la qualità e la salubrità del latte prodotto dagli armenti che qui pascolavano.
Narrazione affascinante, ma articolata. Come renderla accessibile a tutti?
Ci rivolgiamo al visitatore con linguaggi diversi per arrivare ad un pubblico eterogeneo, con uno sguardo privilegiato ai giovani. Cerchiamo di affiancarlo nella visita al museo, che prima di tutto vuole essere un’esperienza: ora lo informiamo, altre volte lo educhiamo, altre ancora gli suggeriamo perché anche lui possa mettere in campo la sua creatività. I dispositivi multimediali non si sostituiscono alla narrazione museale ma coadiuvano il racconto stesso.
Una particolarità del rinnovato museo?
Contemporaneamente al nuovo percorso di visita del museo è stato realizzato il nuovo allestimento dei depositi archeologici, al fine di renderli visitabili e aperti al pubblico. Essi sono stati ideati e progettati non solo come luoghi deputati alla conservazione di un patrimonio archeologico sconosciuto ai non addetti ai lavori, ma anche come spazi dedicati alla conoscenza e alla condivisione, aperti ai visitatori, al personale e alle professionalità più diverse per lo studio e per il lavoro.
Non più “polvere” nei depositi, ma attività conoscitive…
Senza alcun dubbio si può affermare che la conoscenza che deriva dalla visita di un deposito non è tanto legata alla scoperta dei singoli manufatti, ma all’arricchimento cognitivo che scaturisce dal fare un’esperienza. Il deposito, pertanto, diventa anche luogo di formazione perché le abilità che il visitatore mette in gioco diventano propedeutiche alla conoscenza pratica. Tanto è vero che a mostrarsi al pubblico non sono più i reperti ma le attività, che si incarnano nel repertorio di tecniche e di strategie di conservazione, di strumenti e di cognizioni che emergono grazie alle attività di ricerca, di studio e di conservazione che si conducono nel tempo.
Ci confiderebbe il suo fil rouge con il museo?
Due sale del museo sono interamente dedicate alle pitture che decoravano il soffitto e le pareti del grande portico del peristilio superiore di Villa San Marco. Fra questi spicca il cosiddetto “Planisfero delle Stagioni”, una sfera celeste in cui meridiani e paralleli sono fatti ruotare da figure eteree di personificazioni di Stagioni, aiutate da amorini che reggono oggetti che rappresentano i simboli di ciascuna stagione. È un reperto singolare, un unicum nella pittura romana, un’iconografia dove al racconto scientifico si associa quello poetico, dove l’arte diventa mezzo di conoscenza.
Dai pianeti alle comunità del territorio locale…
È proprio così, infatti il Parco archeologico di Pompei ha pubblicato un avviso rivolto ad associazioni di promozione sociale del Terzo settore per il recepimento di proposte nell’ambito delle aree: didattica, educativa, eventi e promozione, reti e connessioni. L’obiettivo è quello di coinvolgere la comunità nella valorizzazione e promozione del polo culturale presso Reggia di Quisisana. Insieme alle associazioni, saranno organizzati percorsi tematici nel museo, visite teatralizzate, visite serali tematiche, eventi musicali, attività laboratoriali, creazione di prodotti digitali e promozionali attraverso l’uso social media e piattaforme digitali e web.
Anticipazioni su prossimi eventi del museo?
A partire dalla terza settimana di aprile e fino al mese di luglio saranno organizzate visite didattiche e attività di laboratorio nei depositi archeologici. Le visite saranno condotte dai funzionari archeologi e restauratori, che mostreranno al pubblico il lavoro che si svolge dietro le quinte di un museo: il lungo processo che interessa un reperto, dal suo ritrovamento, mediante lo scavo archeologico fino alla sua musealizzazione: nel mezzo si collocano le attività di conservazione, di restauro, di studio e catalogazione. Anche qui, al pari del museo, abbiamo utilizzato espedienti didattici per rendere accessibili i contenuti.

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