Migrazione e asilo nell’Unione europea

La Commissione europea, nella relazione sulla migrazione e l'asilo, fornisce dati e prospettive della migrazione e dell’asilo nel continente europeo.

A un anno dall’adozione del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo, la Commissione europea presenta una relazione sulla migrazione e l’asilo, adotta un piano d’azione rinnovato dell’Unione europea (Ue) contro il traffico di migranti e una comunicazione sull’applicazione della direttiva dell’Ue sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro.

Queste iniziative mirano a prevenire lo sfruttamento organizzato dei migranti e a ridurre la migrazione irregolare, coerentemente con l’obiettivo del nuovo patto che mira a promuovere una gestione sostenibile e ordinata della migrazione. Le iniziative affronteranno sia le sfide che ancora persistono nello smantellamento dei gruppi della criminalità organizzata sia la necessità di adattarsi alle nuove sfide, compreso il traffico di migranti avallato dallo Stato, in risposta alla situazione alle frontiere esterne dell’Ue con la Bielorussia.

La relazione sulla migrazione e l’asilo tratta tutti gli aspetti della gestione della migrazione, comprende uno stato dei lavori dei movimenti migratori, fa un bilancio dell’impatto della pandemia e include l’azione delle agenzie dell’Ue in materia di gestione delle frontiere e di asilo, il sostegno continuo fornito dalla Commissione europea agli Stati membri sotto pressione, i finanziamenti e la questione degli spostamenti non autorizzati all’interno dell’Ue. La relazione pone l’accento sulla risposta immediata dell’Ue alla situazione in Afghanistan, sul sostegno dell’Ue alla Grecia e sulla reazione agli arrivi dalla Bielorussia; fornisce informazioni dettagliate sui progressi compiuti nel rafforzamento del quadro legislativo e una panoramica completa della cooperazione con i Paesi partner, sulla base del nuovo approccio definito nel patto. Esamina inoltre i progressi compiuti in materia di integrazione e inclusione.

Il 1° gennaio 2020 nell’Ue vivevano 447,3 milioni di persone, di cui 23 milioni di cittadini di Paesi terzi, detti anche extra-comunitari (il 5,1% della popolazione totale dell’Ue), e quasi 37 milioni di persone nate al di fuori dell’Ue (l’8,3% della popolazione dell’Ue). Tra i cittadini di Paesi terzi che risiedevano nell’Ue con un permesso di soggiorno valido alla fine del 2020, la maggior parte era in possesso di permessi rilasciati per motivi familiari o di lavoro.

I dati provvisori mostrano che la popolazione dell’Ue si è ridotta di circa 300.000 persone nel 2020, in parte a causa della minore migrazione netta ma anche a causa dell’aumento del numero di decessi dovuti alla pandemia. ll calo degli arrivi nel 2020 è stato temporaneo, come indicano i dati disponibili per il 2021 che segnalano un aumento rispetto all’anno precedente. È il caso, in particolare, degli arrivi irregolari lungo le rotte del Mediterraneo centrale, del Mediterraneo occidentale e delle frontiere orientali (Bielorussia).

Se guardiamo alle statistiche della migrazione da e verso l’Ue, nel 2019, 2,7 milioni di persone sono immigrate nell’Ue, mentre 1,2 milioni di persone sono emigrate dall’Ue. Quindi la cosiddetta immigrazione netta nell’Ue si attesta a 1,5 milioni di persone. Bisogna notare che senza la migrazione, nel 2019 la popolazione europea si sarebbe ridotta di mezzo milione, dato che nell’Ue sono nati 4,2 milioni di bambini e 4,7 milioni di persone sono morte. Infatti, nel 2020 la popolazione dell’Ue si è ridotta di circa 300 mila persone (da 447,3 milioni di persone il 1° gennaio 2020 a 447,0 milioni il 1° gennaio 2021), a causa di una combinazione di calo delle nascite, aumento dei decessi e riduzione della migrazione netta.

Nel 2020, nell’Ue, sono stati rilasciati circa 1,9 milioni di primi permessi di soggiorno, rispetto ai quasi 3,0 milioni del 2019. La diminuzione è stata determinata dalle restrizioni di viaggio introdotte per frenare la diffusione del virus della COVID-19. La pandemia ha avuto un impatto negativo particolarmente intenso sui permessi di lavoro, passati dal 41% nel 2019 al 29% nel 2020.

Nel 2020, nel mercato del lavoro dell’Ue, su un totale di 189,1 milioni di persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni erano occupati 8,6 milioni di cittadini di Paesi terzi (il 4,6% del totale), mentre il tasso di occupazione della popolazione in età lavorativa è stato più elevato per i cittadini dell’Ue (73,3%) che per i cittadini di Paesi terzi (57,6%). Tra questi, la maggiore presenza di immigrati è riscontrabile nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione, nelle attività amministrative e di servizi di supporto, nel lavoro domestico e nell’edilizia.

Nel 2020, nell’Ue sono state presentate 472.000 domande di asilo, con richiedenti asilo provenivano da quasi 150 diversi Paesi, di cui 417.000 per la prima volta, pari a una diminuzione del 32% rispetto al 2019. Una quota crescente di richiedenti proviene da Paesi esenti dall’obbligo del visto (il 28% dei richiedenti alla prima domanda nel 2020) entra legalmente nell’Ue, principalmente da: Venezuela (7,3% di tutte le domande presentate per la prima volta), Colombia (7%), Georgia (1,6%), Perù (1,5%), Honduras (1,4%). Interessante notare che la maggior parte delle prime domande di asilo è stata presentata in: Germania (102.500), Spagna (86.400), Francia (81.700), Grecia (37.900) e Italia (21.200). Gli Stati membri hanno continuato a smaltire gli arretrati relativi alla gestione delle domande d’asilo: alla fine di giugno, le domande in sospeso nell’Ue erano circa 700.000, il livello più basso dalla metà del 2015.

Prevenire e combattere il traffico di migranti è un obiettivo strategico fondamentale del nuovo patto sulla migrazione e l’asilo e della strategia dell’Ue per l’Unione della sicurezza, che richiede cooperazione e coordinamento internazionali costanti. Per questo, la Commissione europea intende sviluppare partenariati operativi per la lotta contro il traffico di migranti; sviluppare ulteriormente tutti gli strumenti operativi, giuridici, diplomatici e finanziari a disposizione dell’Ue per rispondere alla strumentalizzazione della migrazione irregolare da parte degli attori statali, anche adottando misure conseguenti in vari settori politici quali i visti, gli scambi commerciali, lo sviluppo, l’assistenza finanziaria, ecc.; migliorare l’attuazione del quadro giuridico per sanzionare i trafficanti, anche attraverso il protocollo delle Nazioni Unite per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria, addizionale alla convenzione delle Nazioni Unite contro la criminalità organizzata transnazionale; migliorare l’attuazione del quadro giuridico per la protezione dallo sfruttamento, incluse la direttiva antitratta, la direttiva sui diritti delle vittime, la direttiva riguardante il titolo di soggiorno e la direttiva sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro.

Margaritis Schinas, Vicepresidente della Commissione europea con delega alla Promozione dello stile di vita europeo, ha dichiarato che «la scorsa settimana è trascorso un anno da quando abbiamo presentato le nostre proposte per un nuovo patto sulla migrazione e l’asilo. Se da un lato i progressi a livello di adozione sono stati oltremodo lenti, dall’altro continuano a emergere sfide migratorie di natura nuova e meno nuova. Tutti questi sviluppi, dalla continua pressione nel Mediterraneo centrale al deterioramento della situazione in Afghanistan e alle nuove pressioni sulle nostre frontiere orientali, dimostrano l’assoluta necessità di un quadro europeo sostenibile in materia di asilo e migrazione. Le proposte del patto, se adottate, potrebbero migliorare notevolmente la capacità degli Stati membri di affrontare una vasta gamma di problematiche attualmente presenti. Se c’è qualcosa che abbiamo imparato negli ultimi anni è che in tali situazioni agire individualmente non è un’opzione praticabile. È giunto il momento di unire le forze per trovare soluzioni».

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