Media e aiuti: la lezione della guerra del Biafra

Non sempre la relazione tra media e Ong direttamente coinvolte in casi di emergenze umanitarie è stata positiva. Un esempio storico negativo e drammatico fu quello della guerra del Biafra (1967-1970 nel sud est della Nigeria), che con l’attuale situazione in Africa è più che mai importante non dimenticare.
Nigeria Biafra
I rifugiati Ibo del Biafra camminano nel fango profondo mentre le truppe federali nigeriane avanzano, settembre 1968. Foto Ap

I giornalisti, entrando nell’ambito di una crisi, si incontrano (o anche si scontrano) in primo luogo con gli enti che lavorano sul posto, i soccorsi. Questi comprendono Croce Rossa e Ong (Organizzazioni non governative). Il legame stretto tra i due mondi si è delineato nel tempo e vede alcuni episodi che ne hanno segnato la costruzione e sono stati di lezione per il futuro, cioè per l’attualità.

Un caso di contrasto significativo, in cui sia i mezzi di comunicazione che gli aiuti umanitari perpetrarono un’azione controproducente, seppure senza consapevolezza, è stato l’intervento umanitario nella guerra iniziata nel 1967 tra la Nigeria e lo Stato separatista del Biafra. È infatti oggi considerato un errore che potrebbe aver danneggiato tante persone quante ne ha aiutate.

Partendo dal descrivere il contesto, il 30 maggio del 1967 iniziò il conflitto, dopo che il colonnello nigeriano Chukwuemeka Odumegwu-Ojukwu decretò la nascita dello Stato del Biafra, una regione a sud est della Nigeria con una popolazione di circa 13 milioni di persone. Sarebbe rimasta indipendente fino al 15 gennaio 1970, dopo la fuga in esilio di Ojukwu. Si tratta di una regione ricca di petrolio, popolata per la maggior parte dall’etnia igbo, di fede cristiana, convertita durante la colonizzazione inglese di fine Ottocento. La ribellione fu causata dal massacro che stavano subendo gli Igbo da parte della maggioranza di etnia hausa nel nord del Paese. Il governo centrale della Nigeria non accettò la richiesta di separazione perché, appunto, il Biafra era una zona molto ricca che forniva il maggiore apporto economico al Pil del Paese.

Una terribile arma utilizzata per bloccare l’esercito indipendentista fu la carestia. Furono ostacolati, inoltre, gli aiuti di cibo e medicine diretti al Biafra. Le ripercussioni furono terribili, ci furono tra 1 e 3 milioni di morti civili, sostanzialmente fu uno dei primi genocidi che seguirono la Seconda Guerra Mondiale, secondo un video pubblicato da Repubblica il 13 luglio 2017 (“Guerra del Biafra, 50 anni fa la crisi umanitaria che sconvolse l’opinione pubblica”).

Biafra
Una bambina tiene un cartello con scritto “Aiuta il Biafra” per una pubblicità nella Germania Ovest, per chiedere donazioni per i bambini di un villaggio a Gabun, Biafra. (AP Photo)

Accadde che le immagini dei bambini igbo, in gravissime condizioni di malnutrizione, iniziarono ad essere riprese dai giornalisti sui grandi media, scatenando l’ira dell’opinione pubblica. Da un lato, questa rabbia generò la prima campagna di sensibilizzazione per le condizioni dell’Africa postcoloniale. Dall’altro lato, però, dopo che le immagini dei bambini del Biafra affamati inondarono gli schermi televisivi di tutto l’Occidente, i ribelli assunsero una società di pubbliche relazioni per ottenere attenzione mediatica, e divennero una causa celebre a livello mondiale. Così, gli aiuti umanitari affluirono in Biafra, fornendo un sostegno diretto al movimento ribelle, che era stato in realtà già messo fuori gioco, prolungando quindi la guerra di circa 18 mesi, con conseguente aumento delle vittime.

Ad oggi il Biafra non esiste più, alla fine della guerra che lo ha visto sconfitto è stato cancellato dalle mappe politiche. Il suo territorio è attualmente diviso fra 9 Stati Federali (Enugu, Ebonyi, Cross Rivers, Abia, Anambra, Imo, Rivers, Beyelsa, Akwa e Ibom) dei 36 in cui è suddiviso il Paese.

__

Sostieni l’informazione libera di Città Nuova! Come? Scopri le nostre rivistei corsi di formazione agile e i nostri progetti. Insieme possiamo fare la differenza! Per informazioni: rete@cittanuova.it

I più letti della settimana

Chiara D’Urbano nella APP di CN

Edicola Digitale Città Nuova - Reader Scarica l'app
Simple Share Buttons