Mattarella e Pahor a Trieste, segni di pace oltre i confini del rancore

L’Università di Trieste ha conferito la laurea honoris causa al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e Borut Pahor, già Presidente della Repubblica slovena fino al dicembre 2022 perché «hanno saputo ripudiare l'egoismo nazionalistico per la politica di riconciliazione».
Università di Trieste. Sergio Mattarella con Borut Pahor, Presidente emerito della Repubblica di Slovenia. (Foto di ANSA/ Francesco Ammendola - Ufficio stampa Quirinale)

Come non ricordare quel 13 luglio 2020: Borut Pahor primo capo dello Stato sloveno a rendere omaggio alle vittime delle foibe, davanti al monumento di Basovizza, con Mattarella, mano nella mano, e poi davanti al monumento ai caduti sloveni fucilati dai fascisti?

«Un gesto non dovuto e rischioso», così ricorda l’ex Presidente Pahor. Un gesto diventato un simbolo di amicizia tra due popoli, popoli separati da anni dalla cortina di ferro e «che fa vedere un futuro luminoso, rassicurante e pieno di speranza».

Un gesto simbolico che venerdì 12 aprile 2024 ci ha visto riuniti all’Università di Trieste per il conferimento della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza al Presidente Mattarella e all’ex Presidente Pahor.

Ho avuto la fortuna di essere presente a questo evento e con grande commozione ho seguito la cerimonia. Ho rivisto gli anni dalla mia infanzia in poi: la diffidenza verso il popolo slavo, i racconti dei nostri genitori e nonni sull’invasione di Tito a Trieste dopo la seconda guerra mondiale, i tanti esuli giuliani, istriani e dalmati fuggiti dal regime iugoslavo, il servizio militare fatto in città per essere pronti a un’eventuale invasione, la lingua così diversa dalla nostra, pur abitando a pochi chilometri di distanza.

Ma, al tempo stesso, l’amicizia occasionale con coetanei conosciuti quando si aveva l’occasione di andare al mare oltre confine, la conoscenza con ragazze e ragazzi della minoranza slovena presenti nella nostra città e con cui abbiamo condiviso gli studi universitari, le prime e timide iniziative vissute insieme con giovani sloveni e croati cercando di muovere alcuni passi per un Mondo Unito, come saggiamente ci suggeriva Chiara Lubich (fondatrice del Movimento dei focolari), scoprendo che, pur così diversi e divisi, stavamo cercando tutti di vivere lo stesso Ideale dell’unità.

Nell’aula magna del mio Ateneo albergano tanti sentimenti ed emozioni e sentire gli inni nazionali cantati dal nostro coro nelle due lingue, le parole del Rettore, le importanti laudatio pronunciate dai due colleghi storici, non possono non farmi scendere qualche lacrima.

Mi accorgo che il collega al mio fianco sta facendo fatica anche lui a trattenere la commozione.  Il confine che ci ha sempre separato, che ha diviso due blocchi, popoli con culture e lingue diverse, può diventare ora una frontiera in cui incontrarsi: da una linea temuta a una piazza in cui condividere storie diverse, in cui dialogare. Un confronto che può generare qualcosa di nuovo, proprio come ci hanno mostrato e dimostrato i due presidenti.

I discorsi dei due Presidenti vengono accolti da una spontanea, lunga e sincera standing ovation. «Ho avuto fiducia in te nei momenti più difficili, ci siamo aiutati a vicenda: insieme abbiamo vinto. Grazie a te ho cominciato a credere che persino in politica c’è posto per la vera amicizia, mi auguro che nel nostro mondo l’amicizia riesca a prevalere sul risentimento e sull’odio», termina così Borut Pahor, parlando in italiano, come omaggio a Mattarella.

È motivo di gioia e di orgoglio pensare poi che sia stata proprio la mia università, a cui da anni cerco di dare tanta energia, in cui incontro ogni giorno colleghi e studenti, in cui mi impegno in attività di ricerca, a dare la possibilità che questa amicizia tra i Presidenti sia stata messa in luce, come faro per tanti, in controtendenza rispetto a tanti messaggi negativi che arrivano tutti i giorni.

«Le Università sono sempre state oltre che sede di approfondimento e trasmissione del sapere, luogo del libero dibattito, della critica e anche del dissenso nei confronti del potere», così Mattarella.

Momento favoloso, quasi magico, commenta qualcuno, forse lontano dalle tante situazioni di conflitto presenti nel mondo, ma pieno di speranza e di consapevolezza dell’importanza della quotidianità della nostra vita, sulla responsabilità che ognuno di noi ha in particolare in questa terra di confine.

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