Mascherine, rischio disastro ecologico

Usiamo 129 miliardi di mascherine al mese, circa 3 milioni al minuto. Sono fondamentali per combattere il Coronavirus ma possono diventare un rifiuto dannoso per l’ambiente
mascherine Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Fino a un anno fa le mascherine erano un prodotto quasi sconosciuto alla maggioranza degli italiani, ma anche dell’intera popolazione mondiale. Erano utilizzate solo dal personale sanitario o da qualche persona legata a problemi personali – e vista anche con occhio indiscreto da noi altri –, o in quei Paesi (vedi la Cina) che combattono ogni giorno con lo smog e le polveri sottili.

Con l’arrivo della pandemia tutto è cambiato. Uscendo di casa, possiamo dimenticarci il cellulare o gli occhiali da sole, ma non la mascherina! È diventata un elemento fondamentale per la lotta al Coronavirus, perché ci protegge da possibili contagi.

Secondo alcuni studi, si stima che ne utilizziamo 129 miliardi a livello globale ogni mese, quasi 3 milioni al minuto. Quelle tipiche, usa e getta – la maggior parte di quelle utilizzate dalla popolazione mondiale – sono però realizzate con microfibre di plastica che, se non smaltite correttamente, possono creare seri danni alla flora e alla fauna. Di conseguenza quindi ce le ritroviamo presto in quello che mangiamo. Pensate che ogni anno finiscono nei fondali marini circa 14 milioni di tonnellate di microplastiche. Sono state trovate anche nei luoghi più sperduti del pianeta come la Fossa delle Marianne o sulle vette più elevate. È urgente che le istituzioni riconoscano questa potenziale minaccia ambientale legata alla plastica.

I ricercatori della University of Southern Denmark, attraverso la rivista Frontiers of Environmental Science & Engineering, sostengono che le mascherine usa e getta sono prodotti in plastica che non possono essere rapidamente biodegradati ma invece frammentarsi in particelle di plastica più piccole, ovvero micro e nanoplastiche che si diffondono negli ecosistemi.

La produzione e l’utilizzo delle mascherine usa e getta è paragonata a quella delle bottiglie di plastica, stimata in 43 miliardi al mese. Ci sono due differenze sostanziali: il numero di mascherine utilizzate al mese è tre volte superiore alle bottiglie di plastica e queste ultime vengono riciclate (circa il 25% del loro utilizzo) seppur in minima parte.

Al momento non esistono linee guida ufficiali sul riciclo delle mascherine, il che rende più probabile che vengano smaltite come rifiuto solido. I ricercatori sottolineano di non sapere come le mascherine contribuiscano al gran numero di particelle di plastica rilevate nell’ambiente, semplicemente perché non esistono ancora dati.

Cosa fare? Si stanno studiando alternative, come ad esempio sistemi di conferimento specifici e standardizzati per le mascherine, o la realizzazione di mascherine biodegradabili. La strada è ancora in salita ma è importante che ognuno di noi faccia la propria parte e non disperda queste mascherine nell’ambiente. E’ un primo piccolo passo, ma fondamentale!

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