Manganellate agli studenti, il dovere di una riflessione collettiva

A Pisa e a Firenze, ci sono state cariche di polizia contro gli studenti che manifestavano per la pace in Palestina. Il richiamo del presidente Mattarella al ministro dell’Interno e “il reato di chiedere la pace”.

«Il Presidente della Repubblica ha fatto presente al Ministro dell’Interno, trovandone condivisione, che l’autorevolezza delle Forze dell’Ordine non si misura sui manganelli ma sulla capacità di assicurare sicurezza tutelando, al contempo, la libertà di manifestare pubblicamente opinioni. Con i ragazzi i manganelli esprimono un fallimento». Il fermo richiamo del Quirinale è arrivato il 24 febbraio, all’indomani degli incresciosi fatti di Pisa e Firenze, dove decine di studenti sono stati manganellati dalla polizia mentre manifestavano pacificamente chiedendo il cessate il fuoco in Palestina, dove continuano i bombardamenti di Israele.

Un richiamo durissimo di Sergio Mattarella, a cui finora non sono seguiti provvedimenti del governo. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha affermato di condividere le sue parole, spiegando che si è trattato di «casi isolati in corso di valutazione».

Il 23 febbraio era iniziato con altre dichiarazioni del presidente della Repubblica, finalizzate a pacificare il violento scontro politico in atto. «Si assiste – aveva affermato – a una intollerabile serie di manifestazioni di violenza: insulti, volgarità, perfino effigi bruciate o vilipese, più volte della stessa presidente del Consiglio», Giorgia Meloni, a cui Mattarella aveva espresso «piena solidarietà. Il confronto politico, la contrapposizione delle idee e delle proposte, la competizione, anche elettorale, ne risultano mortificate e distorte. Ne viene travolta la dignità della politica che scompare, soppiantata da manifestazioni che ne rappresentano la negazione».

Poche ore dopo, ci sono state le manganellate che hanno fatto indignare l’Italia. Ma proviamo a ricostruire brevemente i fatti. Innanzi tutto, in Italia, le manifestazioni pubbliche non richiedono né un’autorizzazione né un permesso.

L’articolo 17 della Costituzione stabilisce, infatti, che «i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi. Per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso. Delle riunioni in luogo pubblico deve essere dato preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica». Insomma, va fatta solo una comunicazione.

Nel caso di Pisa il preavviso non era stato dato, ma era noto lo sciopero nazionale proclamato per la pace in Palestina e le forze dell’ordine erano più che preparate, vista la loro massiccia presenza in tenuta antisommossa. «Siamo partiti da piazza Dante dove ci eravamo radunati per fare una passeggiata in giro per la città, ma dopo poche decine di metri – spiega una studentessa – abbiamo trovato lo sbarramento di polizia».

Volevano raggiungere piazza dei Cavalieri, dove si trova la Scuola Normale superiore, lontani da obiettivi sensibili come la sinagoga. Ma gli studenti, con gli zainetti sulle spalle e senza armi, sono stati bloccati da entrambi i lati di via San Frediano, una strada senza uscite e, nonostante le braccia alzate, sono stati caricati a colpi di manganello. Tra i manifestanti c’erano anche dei docenti.

Ad assistere sconvolti all’attacco, altri studenti del liceo Russoli di via San Frediano e i docenti che dalla scuola gridavano agli agenti di non colpire i ragazzi. E forse, più che il sangue e le lacrime dei feriti, sono state proprio le loro parole a fermare i poliziotti con i manganelli e gli agenti in borghese con in mano dei lunghi ombrelli, che avevano già fatto stendere alcuni studenti sul selciato, bloccandoli.

«Potrebbero essere i vostri figlioli, hanno 15 anni – ha gridato un professore –. Non sono terroristi!». «Sono ragazzi. Non sanno nulla. E comunque noi – ha detto un’insegnante – siamo pubblici ufficiali come voi e stiamo riprendendo tutto ciò che succede». Anche visionando decine di filmati, da diverse angolazioni (i social ne sono pieni, tutti possono verificare da soli) non si vede nessun ragazzino – perché parliamo di adolescenti – colpire i poliziotti, che invece li hanno manganellati con violenza anche quando erano a terra.

Tanti gli studenti finiti all’ospedale, quasi tutti minorenni. Tra loro, una ragazzina che stava facendo un video. «Caduta in terra per le spinte ricevute, è stata investita da un poliziotto che ha preso di mira la sua gamba destra, a manganellate. Mia figlia – ha detto la madre, un’educatrice – non poteva difendersi, ha detto al poliziotto di fermarsi, ma non è stato così. Sono vicina ai genitori degli altri nostri studenti, picchiati e spaventati». L’indignazione è montata in poche ore e di sera c’erano 5mila persone a manifestare proprio in piazza dei Cavalieri, senza alcun preavviso, per chiedere le dimissioni dei responsabili delle manganellate e la pace in Palestina.

A Firenze la comunicazione della manifestazione era stata fatta. Il corteo di cui facevano parte studenti, sindacati di base e rappresentanti della comunità palestinese, è partito da piazza Santissima diretto in piazza Ognissanti. Le cariche sono cominciate quando ha provato a dirigersi verso il consolato americano. Diversi i feriti, tra cui una ragazzina con il naso rotto e un taglio sotto l’occhio, a cui hanno dato 20 giorni di prognosi.

Dopo la diffusione delle immagini delle manganellate l’indignazione crescente ha spinto il Dipartimento di Pubblica sicurezza a sottolineare come «gli episodi odierni di scontro con i manifestanti e con gli studenti fanno emergere le difficoltà operative di gestione, durante i servizi di ordine pubblico, di possibili momenti di tensione determinati dal mancato rispetto delle prescrizioni adottate dall’Autorità ovvero dal mancato preavviso o condivisione dell’iniziativa da parte degli organizzatori». Su quanto accaduto è stata aperta un’inchiesta e le indagini sono state affidate ai carabinieri.

Tantissime le reazioni politiche, della società civile e del consiglio pastorale e dell’arcivescovo di Pisa, Giovanni Paolo Benotto. Durissimi i docenti del liceo artistico Russoli. «Studenti per lo più minorenni – hanno scritto – sono stati manganellati senza motivo. Gli agenti in assetto antisommossa avevano chiuso la strada e attendevano i ragazzi con scudi e manganelli, mentre dalla parte opposta chiudevano la via all’altezza di Piazza Dante… Proprio di fronte all’ingresso del nostro liceo, hanno fatto partire dapprima una carica e poi altre due contro quei giovani con le mani alzate

Senza neanche trattare con gli studenti o provare a dialogare, abbiamo assistito a scene di inaudita violenza. Ci siamo trovati ragazze e ragazzi delle nostre classi tremanti, scioccati, chi con un dito rotto, chi con un dolore alla spalla o alla schiena. Come educatori siamo allibiti. Riteniamo che qualcuno debba rispondere dello stato di inaudita e ingiustificabile violenza cui sono stati sottoposti studenti scesi in piazza pacificamente. È stata una giornata vergognosa per chi ha gestito l’ordine pubblico e qualcuno ne deve rispondere».

Nel comunicato ufficiale della scuola si denuncia inoltre che, «prima ancora dell’arrivo del corteo, studenti disabili, accompagnati da genitori per un’entrata posticipata, sono stati interdetti dall’accesso alla scuola per opera degli agenti della sicurezza». Insomma, gli agenti già aspettavano i manifestanti.

Sgomenti anche Luigi Ambrosio, direttore della Scuola Normale Superiore e Sabina Nuti, rettrice della Scuola Superiore Sant’Anna. «Riteniamo che l’uso della violenza sia inammissibile di fronte alla pacifica manifestazione delle idee. Fatti come questi non possono e non devono ripetersi».

«In quanto docenti ed educatori di scuola superiore vogliamo esprimere la nostra solidarietà ai manifestanti e la nostra totale contrarietà al comportamento violento delle forze dell’ordine coinvolte, che non hanno saputo o voluto trovare un modo alternativo per gestire la situazione. Ci lamentiamo spesso di giovani concentrati solo su se stessi, narcisisti, egoisti, indifferenti a ciò che accade nel mondo. Ci preoccupiamo per i numerosi ragazzi che non escono dalle loro camerette, in preda all’ansia, alle paure, all’immobilismo, al disorientamento. Per quanto i giovani manifestanti di Pisa possano essere stati disordinati e provocatori, essi rappresentano il tentativo di esserci, di non chiamarsi fuori, di dire da che parte, a loro avviso, è giusto stare, di non essere indifferenti. Possiamo non condividere le loro idee e i loro modi, ma – affermano i docenti dell’ITCG Fermi di Pontedera- bastonarli per avere provato ad esprimere pubblicamente la loro richiesta di pace e di una Palestina libera è totalmente inaccettabile».

Una riflessione, su quanto avvenuto, è necessaria. Innanzi tutto, le colpe di poche decine di agenti non devono far traballare la fiducia della popolazione nelle forze dell’ordine. Chi ha sbagliato nella catena di comando? Andrà verificato.

Tutti apprezziamo le forze dell’ordine che, pur pagate quattro soldi, come ammesso dal vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani, accorrono quando siamo in difficoltà. Tuttavia, a chi lavora impugnando un manganello o una pistola, vanno richiesti nervi saldi e capacità di valutazione e di gestione dei momenti di tensione.

Un momento della manifestazione dalla Rete degli Studenti Medi contro le manganellate e la gestione del ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in riferimento agli eventi accaduti a Pisa, Firenze e Catania, tra manifestanti e Forze dell’Ordine, Roma, 25 febbraio 2024. ANSA/ANGELO CARCONI

D’altra parte, non sono stati manganellati coloro che assaltarono la sede della Cgil a Roma, né i sindaci del Sud guidati dal governatore della Campania Vincenzo De Luca che senza alcun preavviso volevano superare il blocco della polizia e non sono stati nemmeno fermati i (pochi) violenti che a Milano hanno distrutto le vetrine di un supermercato, a margine di una manifestazione per la pace. Allora, perché manganellare dei ragazzini con le braccia alzate, disarmati, che iniziavano a praticare i propri diritti civili? E se non ci fossero stati video e foto, in quanti avrebbero creduto alle loro parole? Che, cioè, non avevano colpito nessuno?

Un’ultima riflessione riguarda quello che sembra il “reato di invocare la pace”. Nelle ultime settimane il solo fatto di chiedere che cessino i bombardamenti israeliani in Palestina ha provocato censura, disinformazione, manganellate.

Eppure, non si può soffocare l’anelito di ognuno alla pace. Non possiamo far tacere le nostre coscienze e non possiamo smettere di chiedere che cessino tutte le guerre. Come stabilito dall’Assemblea generale dell’Onu nel 1978, «ogni nazione e ogni essere umano, a prescindere da considerazioni di razza, coscienza, lingua o sesso, ha il diritto intrinseco a vivere in pace».

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