Malati di autarchia

Di chi ci fidiamo? In quale modo ci formiamo idee, convinzioni, credenze? È chiaro che questa incertezza di opinioni nasce dalla possibilità di accedere con più facilità a una molteplicità  di  fonti

Faccio tutto da solo. Una frase che ci fa sempre sorridere nei bambini oggi pare dominare alcuni comportamenti sociali. È tale la crisi di fiducia verso tutte le istituzioni e le autorità che le persone si fidano più del proprio intuito, delle proprie cerchie di amici, delle proprie credenze, persino di Internet, piuttosto che dei cosiddetti “esperti”. Fare vaccinare i bambini come da protocollo? Molte famiglie cercano informazioni sui siti piuttosto che affidarsi a medici e pediatri. Fare frequentare la mensa scolastica ai figli? Chissà poi che cosa faranno loro mangiare! Meglio preparare il pranzo a casa per poter scrupolosamente controllare tutto quello che i ragazzi consumano durante il giorno. Si è verificato un terremoto? Un’alluvione o un disastro ambientale? I meno ascoltati sono i sismologi, gli ingegneri civili, i geologi. Se poi rappresentano istituzioni prestigiose, la loro voce è sottoposta al vaglio collettivo, come si trattasse dell’esito incerto di una partita di calcio.

È paradossale ma sempre più spesso uomini e donne di scienza vengono portati sul banco degli imputati a rendere ragione di scelte che attengono alle loro discipline. Penso al famoso processo al sismologo Enzo Boschi, in seguito al terremoto de L’Aquila, o alla virologa Ilaria Capua, accusata di traffico illecito del virus dell’influenza aviaria. Entrambi assolti, dopo lunghi anni di battaglie giudiziarie.

Di chi ci fidiamo? In quale modo ci formiamo idee, convinzioni, credenze? È chiaro che questa incertezza di opinioni nasce dalla possibilità di accedere con più facilità a una molteplicità  di  fonti.  Internet rende gran parte delle informazioni accessibili a tutti. Ma non sempre avere un’informazione significa saperla interpretare. E questo paradosso è ben visibile sui social dove tutti sono esperti di cucina, strateghi militari, geologi, medici e giudici e naturalmente tutti… esperti di questioni di cuore.

Temo una società che pensi si possa fare a meno di saperi esperti, di persone preparate e formate ad affrontare le grandi questioni del nostro tempo: salute, ambiente, nutrizione, clima.

Leggo questa diffusa sfiducia come segnale importante della crisi della sfera pubblica. Una forma strisciante di autarchia in cui ognuno fa da sé, pensando così di fare meglio che associandosi ad altri o consultando qualche esperto. Che grande fatica doversi occupare di tutto!

Nelle società sane un’armonica ripartizione di compiti e di competenze aiuta a vivere meglio e a compiere scelte più corrette.

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