Madame Bovary e l’11 settembre

Uno spettro s’aggira nell’occidente. Anzi, non solo più nell’occidente. S’aggira anche nel mondo islamico e potenzialmente ovunque. È lo spettro del nichilismo. Uno spettro difficilmente individuabile, difficilmente rappresentabile. Tanto da passare inosservato; capace di far sorgere dubbi sulla sua stessa esistenza. Ma André Glucksmann non tentenna nella sua analisi degli avvenimenti dell’11 settembre: “Quello delle Twin Towers è stato un attentato nichilista perché manifesta un gusto macabro della morte, dell’omicidio… è indice di una violenza spinta all’estremo e la sua potenza di annientamento si afferma non negoziabile”. Per capire cosa è successo, scrive il filosofo nel suo recente libro Dostoiewski à Manhattan, bisogna rileggere con attenzione Dostoevskij, Checov, Flaubert; si sarebbe dovuto commentare con le loro parole le riprese televisive della Cnn. André Glucksmann, uno dei noveaux philosophes francesi, era stato espulso dal Pc e aveva fatto parte della Gauche Proletarienne per poi elaborare un cammino personale nel quale la filosofia diventa un mezzo di lotta contro i mali di quest’epoca, a cominciare dai totalitarismi. André si è infatti battuto per i dissidenti sovietici, per svelare il genocidio in Rwanda e i massacri russi in Cecenia; si è impegnato a favore dei democratici in Algeria e in Bosnia. Egli non avvalla un’analisi che vede solamente nella povertà la causa del terrorismo che ha portato ai tragici avvenimenti di New York. “Se ci limitiamo a credere che non ci sarà più nessun problema quando tutti avranno raggiunto un livello economico pari a quello di un cittadino medio occidentale, allora saremo morti tutti prima “. E non crede neppure a uno scontro di civiltà dovuto a diverse concezione religiose, eludibile con l’utopia che sistemi diversi possano convivere se si ignoreranno sufficientemente a vicenda. “Ci sono altri motivi – dice in un’intervista – che non sono solamente la povertà, in realtà siamo di fronte a una crescita del nichilismo…. Non bisogna neppure commettere l’errore di credere che eliminato Bin Laden e la sua rete tutto sarà finito. Clausewitz aveva detto che quando i limiti dell’impossibile sono superati sarà difficilissimo ripristinarli… Non ci sono solo gli integralisti islamici, l’idea da colpire al cuore è un’idea nichilista”. Ma cos’è il nichilismo di cui parla Glucksmann? È l’idea del nulla che ha ingoiato Dio, per cui solo il nulla è realtà, e la vita perde automaticamente di significato e di valore. È interessante notare come il nichilismo possa convivere con forme che si ammantano dell’idea religiosa, anche se con essa non hanno nulla da spartire. Il nichilismo scaturisce dalla morte di Dio. Non è un’ideologia precisa, ponderabile. È una serie di pensieri, di abitudini di vita, di idee assimilate senza esserne neppure consapevoli… ha insomma la consistenza di uno spettro. È la prima volta nella storia, ha detto Giovanni Paolo II, che il Vecchio Continente vive come se Dio non esistesse. E questo, secondo Glucksmann, è dovuto al fatto che “l’Europa ha ucciso nel nome di Dio… ha vissuto due guerre mondiali, la barbarie, come se Dio non esistesse. Chiunque compie un massacro in nome di Dio lo rende più debole…. La solitudine lasciata dalla prima guerra mondiale sembrava essere compensata dal Dio della Classe, della Razza, dell’Internazionale socialista. Il 1945 e il 1989 hanno dimostrato che le guerre di religione secolari erano ancora peggiori delle guerre di religione divine. Il Dio de- gli ebrei è morto ad Auschwitz… L’esperienza del genocidio toglie l’innocenza anche alle vittime… L’europeo non si riconosce più nella necessità del legame sociale fondato su Dio. Anche perché Dio è diventato un affare privato, vissuto privatisticamente… Non siamo ancora all’altezza di quello che è accaduto. Il cambiamento è talmente importante e globale, che di fatto riguarda tutto: la vita sociale, personale, il matrimonio, il modo di rivolgersi ai bambini, il modo di acquistare, di consumare. Questo cambiamento radicale è avvenuto nel silenzio totale… Viviamo come se Dio non esistesse ma non riusciamo ancora a pensarlo”. Il nichilismo assume varie forme. Quella del terrorismo omicida pratica una rottura sia con il mondo nemico sia con la comunità amica che pretende di rigenerare suo malgrado. Ma è solo la manifestazione più eclatante. Generalmente esso s’incarna in modi più subdoli. Non dà luogo a nessun fenomeno evidente: è un abisso sottile – scavato all’interno delle culture e di tanti individui – nel quale la vita perde sempre più di valore, anche se tutto avviene con lo scandire di slogan vitalistici. Il pensiero del nichilista, proprio perché non ha una visione del mondo alternativa, perché non ha finalità precise, ed è dominato dall’irrazionale, è difficilmente comprensibile con gli strumenti razionali dell’analisi sociologica, politica ed economica. Ma i grandi della letteratura del secolo scorso – Dostoevskij, Checov e Flaubert per fare alcuni nomi – proprio perché si servivano di uno strumento, la letteratura, che può andare oltre la razionalità, hanno saputo cogliere la realtà del nichilismo nascente mediante una geniale intuizione. E hanno saputo rappresentarlo nei loro romanzi, così svelandolo. Lo spettro è venuto alla luce. Il nichilista inizia il suo percorso in modo banale e distrugge con indifferenza. Nel romanzo Madame Bovary Flaubert rappresenta Emma, una giovane donna inerme che tuttavia provoca intorno a sé catastrofi che sfuggono alla logica. “Emma Bovary è una bomba nichilista”. Ella s’immerge nella lettura dei romanzi di Scott e George Sand e li scambia per la vita – in questo dimostrandosi non dissimile dal terrorista che sceglie i versetti del libro sacro che più si confanno alla propria intenzione omicida e suicida. Dal semplice “errore” di lettura di Emma scaturiscono tragiche conseguenze, perché la vita perde i punti di riferimento e tutto diventa pericolosamente possibile. Cosa distingue il nichilista che attivamente provoca distruzione da quello che apparentemente non la provoca, è il livello di autocontrollo e la capacità, tutto sommato, di sottostare a regole sociali, nella quali però interiormente non si riconosce più. Questo aveva intuito Flaubert quando disse: “Emma sono io”. Cogliendo, senza ricorrere alla razionalità, il male sottile, la Emma che, in gradi diversi, c’è in ciascuno di noi. Ne I demoni Dostoevskij rappresenta con devastante lucidità un gruppo di giovani nichilisti: Kirilov, uno di loro, si uccide per dimostrare al mondo che Dio non esiste. Lo scrittore intuisce le potenzialità del furore nichilista, che nasce da semplici idee e da constatazioni apparentemente logiche; che sembra essere innocuo o puramente autolesionista; che resta invisibile ai più. Egli pone così le basi per comprendere il percorso che dall’incendio di un sobborgo nell’impero zarista porta fino al settembre di Manhattan. Nella Seconda lettera ai Tessalonicesi, Paolo espone la figura del katechon, di “colui che trattiene” il mistero d’iniquità e ritarda lo scontro finale tra lo spirito dell’Apostasia e la potenza dello spirito. Questa figura sarà eliminata alla fine dei tempi, quando il Male si manifesterà in tutto il suo inconfondibile orrore e lo spirito di Dio trionferà su di esso. Ma nel corso della storia la figura puramente umana del katechon è essenziale. Tommaso d’Aquino vedeva in esso l’impero e il diritto romano, che garantiva un ordine sociale, senza il quale anche la santità personale diventa difficile da perseguire. Glucksmann riconosce invece nella figura del katechon il genio letterario che, forte della sua sola intuizione, sa cogliere il male e rappresentarlo. Rendendolo così visibile, e di conseguenza vulnerabile. Perché il nichilismo non è invincibile. Lo si batte riconoscendo che esiste, che è una nuova irruzione del maligno nella storia, e opponendo ad esso il valore della vita. Si può batterlo con la propria consapevole, coraggiosa debolezza. Le ultime parole di Thomas E. Burnett, passeggero del volo 93 United Airlines, sono state: “Abbiamo i coltellini di plastica nei vassoi del pranzo. So che moriremo tutti, ma tre di noi tenteranno di fare qualcosa”. L’aereo è precipitato lontano dal suo obbiettivo, salvando altre vite umane. In quell’occasione il nichilismo è stato sconfitto.

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