Madagascar: Rajoelina rieletto, ma l’opposizione non ci sta

Secondo la Commissione elettorale nazionale indipendente (Ceni), sabato 25 novembre, il presidente uscente del Madagascar, Andry Rajoelina, è stato rieletto al primo turno, con il 58,95% dei voti espressi. Ma la validità del voto, boicottato da gran parte dell'opposizione, è fortemente contestata.
Dimostrazioni in Madagascar contro Andry Rajoelina (AP Photo/Alexander Joe)

La Commissione elettorale malgascia ha proclamato rieletto il presidente Andry Rajoelina, ma i risultati devono ancora essere ratificati dall’Alta Corte Costituzionale (Hcc), la suprema corte del Paese che è ufficialmente responsabile di proclamare i risultati finali entro il 4 dicembre.

Gli unici due candidati ad aver fatto campagna elettorale (dei 12 inizialmente in lizza contro Rajoelina) hanno ottenuto: il 14,4% dei voti per l’ex judoka Siteny Randrianasoloniaiko e lo 0,8% per Sendrison Daniela Raderanirina. Secondo la Ceni, inoltre, l’ex capo dello stato (2002-2009) Marc Ravalomanana, che aveva comunque chiesto il boicottaggio delle elezioni, avrebbe ottenuto il 12,10% dei voti.
Il presidente uscente è l’unico candidato ad essersi presentato sabato alla Ceni per la proclamazione dei risultati, seduto accanto a molte sedie vuote. «Il popolo malgascio ha scelto la strada della continuità, della serenità e della stabilità», ha detto Rajoelina sabato alla stampa, assicurando che gli elettori «si esprimono liberamente».

Fin dalla sera precedente, l’opposizione, a grande maggioranza, aveva annunciato che non avrebbe riconosciuto i risultati, denunciando “elezioni farsa organizzate con la forza”, dopo aver chiesto il boicottaggio delle elezioni e preteso dalla Commissione, invano, un rapporto.
Il candidato dell’opposizione, Siteny Randrianasoloniaiko, ha accusato Rajoelina di frode, ed ha aggiunto: «Ha rubato. Ha comprato voti. La Ceni ha cambiato le cifre». Anche un gruppo di dieci candidati dell’opposizione, tra cui due ex presidenti, ha denunciato “palesi irregolarità”. Anche i membri del gruppo, che si erano rifiutati di fare campagna elettorale, hanno affermato venerdì che non avrebbero riconosciuto i risultati delle elezioni.

Il collettivo degli oppositori aveva invitato gli elettori a “considerare che queste elezioni non esistono” e a non recarsi alle urne. Il tasso di partecipazione è stato appena superiore al 46%, in calo rispetto alle precedenti elezioni presidenziali del 2018. Nelle liste elettorali si erano iscritti undici milioni di malgasci (gli abitanti totali dell’isola sarebbero però circa 28 milioni).

La crisi politica nel Paese è stata innescata a giugno dalla rivelazione della naturalizzazione francese, in gran segreto, di Andry Rajoelina, fin dal 2014. Secondo l’opposizione, ciò avrebbe dovuto impedirgli di candidarsi, ma i tribunali si sono rifiutati di invalidare la sua candidatura.
All’epoca sindaco della capitale Antananarivo, Andry Rajoelina è salito al potere con un colpo di stato nel 2009, ha poi abbandonato la scena politica del Paese durante il regime di transizione (2009-2013), per poi tornare alla guida del Madagascar nel 2018, attraverso le urne.

Le elezioni nella grande isola dell’Oceano Indiano (circa 587 mila Kmq, poco meno di 2 volte l’Italia), sin dalla sua indipendenza dalla Francia nel 1960, raramente si sono concluse senza essere accompagnate da controversie, contestazioni e crisi.

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