L’oncologo: inquinamento e cancro sono collegati

Antonio Giordano, impegnato in molte battaglie per la bonifica di siti inquinati, come la cosiddetta "Terra dei fuochi", parla del legame che esiste tra ambiente e tumori

«Nell’opinione comune è diffusa l’idea che i territori geografici a “rischio salute” coincidano con l’area denominata “Terra dei fuochi”; in realtà il fenomeno inquinamento ha una portata mondiale. Sappiamo che anche nel nord del nostro Paese, ma anche in Europa o in paesi extraeuropei esistono vaste zone in cui sono stati interrate tonnellate di rifiuti tossici che contaminano l’aria, le falde acquifere, il mare, la terra». Parla Antonio Giordano, noto oncologo italiano, fondatore della Sbarro Health Reserch Organization Temple University Philadelphia Pa Usa. Lo incontriamo a margine dell’evento “La bellezza in oncologia”, organizzato dall’Associazione il Raggio Verde presso palazzo San Giorgio, nel centro storico di Trani.

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Professor Giordano, ci può parlare del suo approccio disciplinare nella ricerca applicata sul cancro?
Il mio approccio alla ricerca nasce dagli insegnamenti di mio padre, il quale ha sempre ragionato in un’ottica multidisciplinare. Un fenomeno va studiato da più punti di vista ed è per questo che nel mio istituto tengo molto alla creazione di un gruppo di ricerca eterogeneo. Più nello specifico, il cancro è una malattia multifattoriale, nella quale oltre alla componente genetica vanno valutati anche i fattori ambientali (fisici, chimici e biologici). Non possiamo prevedere quando, quanto e dove, a livello genetico, un certo insulto ambientale potrà determinare alterazioni nella sequenza del Dna, ma abbiamo chiaro che la combinazione di alterazioni genetiche, in determinate condizioni, conduce all’insorgenza del cancro.

Che ricerche avete condotto sui fattori ambientali che possono rappresentare possibili cause o concause dello sviluppo progressivo (o dello scarso funzionamento dei geni oncosoppressori) delle cellule tumorali? Ci sono particolari territori geografici a rischio a causa dell’inquinamento?
Esistono vaste zone in cui sono stati interrate tonnellate di rifiuti tossici che contaminano l’aria, le falde acquifere, il mare, la terra. Quanto alle sostanza tossiche, lo Iarc (International agency for research on cancer) ha individuato oltre un centinaio di sostanze “certamente cancerogene” per l’uomo, accanto alle quali vi sono circa 800 sostanze, catalogate come “possibili cancerogeni”, che andrebbero indagate e che, in parte stiamo testando.

Ritiene che i dati diffusi dall’OMS siano esaustivi e sufficienti a rendere consapevole la popolazione del rischio che attraversa?
A mio modo di vedere i dati dell’OMS vanno certamente tenuti in ampia considerazione, ma ritengo che per valutare i rischi alla salute basti analizzare la nostra vita e il contesto in cui siamo immersi. A mio avviso possono fare molto di più i medici, i mezzi di informazione. La conoscenza è un grande strumento per la nostra difesa.

Ci sono correlazioni evidenti tra lo stile di vita e il cancro (alimentazione, inquinamento, distress, onde elettromagnetiche)?
Recenti studi stanno dimostrando una correlazione tra il cancro e insulti ambientali, tra cancro e stili di vita, ma siamo ancora lontani dal poter individuare la causa scatenante della malattia. Tuttavia, voglio segnalare che a distanza di pochi mesi, la ricerca compie passi importantantissimi, schiudendo lo sguardo su nuove possibilità di guarigione. In questo senso non mi stancherò mai di invitare i nostri politici, ma anche la gente, a sostenere la ricerca.

Secondo le sue ricerche il sostegno psicologico ha un’incidenza nella risposta alle cure contro il cancro?
Non è difficile comprendere che la malattia entra nella vita dell’ammalato come un ciclone che, il più delle volte, ne sconvolge l’equilibrio. La persona, quindi, oltre a sentirsi spaventata per il suo futuro vive sentimenti di tristezza, di paura, di ansia, di angoscia che, talvolta, può decidere di condividere con un gruppo di sostegno o chiedendo aiuto al personale specializzato. Avere la consapevolezza del proprio stato di debolezza, di fragilità momentanea e chiedere aiuto, può trasformarsi in un punto di forza per il paziente nell’affrontare le diverse fasi della malattia.

 

 

 

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