L’inquietudine e la forza di Giorgio La Pira

In scena alla Festa del Teatro di San Miniato, un testo incentrato sulla figura del sindaco di Firenze e i fatti del Pignone che lo videro protagonista
Dramma industriale (Ph Danilo Puccioni)

Opera meritoria, della LXXVII Festa del Teatro di San Miniato, l’aver commissionato un testo teatrale sulla figura di un troppo dimenticato Giorgio La Pira, personaggio di grande caratura umana, etica, politica e spirituale, tre volte sindaco di Firenze (dal 1951 al 1964) noto specialmente per le sue politiche di giustizia sociale, e per le instancabili battaglie a fianco delle persone più povere e deboli.

A far emergere qualcosa della sua ricca e complessa personalità e del suo impegno, nella sintesi di un rappresentazione – pur con l’inevitabile incompletezza di una scrittura ex novo che possa restituire, con gli strumenti dialettici e spettacolari del teatro, tutto lo spessore della sua umanità intrisa dei valori cristiani che lo hanno animato –, è Dramma Industriale di Riccardo Favaro.

Un testo che pur partendo dal passato ci pone una riflessione sul presente, ricordandoci quanto la salvaguardia del lavoro debba essere l’obiettivo primario di ogni agire politico. Il giovane drammaturgo veneto, autore di testi originali e riscritture per numerosi teatri, focalizza il plot sui fatti del Pignone di Campi Bisenzio, balzati alla cronaca nel 1953 quando lo stabilimento fiorentino rischiava la chiusura col licenziamento di oltre duemila operai.

Dramma industriale (Ph Danilo Puccioni)
Dramma industriale (Ph Danilo Puccioni)

L’interesse del professore La Pira e la forte pressione che egli esercitò in mezzo a mille difficoltà e resistenze da parte di ministri, prefetti e industriali dell’epoca, lo videro in prima linea durante gli scioperi e le occupazioni della fabbrica, nella battaglia per salvare i posti di lavoro degli operai. Un braccio di ferro vinto grazie infine all’intervento dell’ENI dell’amico Enrico Mattei che rilevò lo stabilimento salvando i posti di lavoro.

Con l’espediente del sogno, di un’intervista immaginaria con una giornalista, del rapporto con Mattei attraverso contatti telefonici (negli Stati Uniti dove l’amico lavorava), di dialoghi serrati e stralci di lettere, Favaro ricostruisce la vicenda del Pignone ma senza farne un racconto cronachistico, bensì incentrandola sui pensieri e i turbamenti interiori del Professore nella ricerca di una soluzione; gli scontri con le istituzioni che lo tacciarono, lui democristiano, di socialismo; e le sue visioni profetiche.

Dramma industriale (Ph Danilo Puccioni)
Dramma industriale (Ph Danilo Puccioni)

Un modellino della fabbrica è l’oggetto passato di mano in mano e posto sopra un lungo tavolo, l’oggetto, il luogo «…a cui bisogna sedersi per far succedere le cose, guardare negli occhi i propri nemici, stringergli le mani, mangiare con loro, anche se non si ha fame», scrive il regista Giovanni Ortoleva. Attorno ad esso incede nervosamente il protagonista nel rovello dei suoi pensieri e dei dialoghi con gli interlocutori: la giornalista, il proprietario della fabbrica, Fanfani, Mattei, e la classe dirigente politica che si manifesta con dei fantocci a grandezza d’uomo calati dall’alto e manovrati nei gesti e nei toni da un attore fuori scena.

I cinque personaggi della pièce raffigurano ciascuno il volto di cinque figure che hanno rappresentato l’Italia di un’epoca, e forse ancora quella attuale con i pro e i contro. «Chi ha raccolto l’eredità di La Pira? La risposta, forse, è desolante. L’importante però è ricordare» conclude nelle sue note il regista. A Cristian La Rosa il ruolo di La Pira, e con lui Stefano Braschi, Stefania Medri e Stefano Bertonicni. A Matteo Cacciola, nei panni di Mattei, è affidato il poetico finale di una visione profetica e realistica, e desolante, dell’Italia di ieri e di oggi, chiudendo infine con quel piccolo aeroplano di carta tenuto in mano e fatto cadere.

Una produzione Elsinor Centro di Produzione Teatrale, Teatro della Toscana e Fondazione Istituto Dramma Popolare di San Miniato

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