Liliana Cosi: vivere il balletto per puntare in Alto

Liliana Cosi, milanese, ha 82 anni e una carriera di successo alle spalle come ballerina di danza classica. Ha ricevuto all’incirca 300 premi di riconoscimento, ha fatto il suo debutto come prima ballerina al Palazzo dei Congressi del Cremlino e più di 130 spettacoli in Unione Sovietica. Uscirà prossimamente un documentario di spessore culturale che raccoglie la sua esperienza.

La già étoile del Teatro alla Scala e direttrice artistica Liliana Cosi ha dedicato la sua intera vita alla danza e a Dio. Due doni, il talento artistico e la fede, che si sono sviluppati in contemporanea. Nel 1963, la giovane ballerina inizia gli scambi culturali con la Russia; in quello stesso anno incontra il Movimento dei Focolari e sposa l’ideale dell’unità. Diventerà focolarina e farà del suo lavoro un mezzo per trasmettere la bellezza del Vangelo.

L’abbiamo intervistata addentrandoci nella sua storia di vita personale e professionale. La prima parte dell’intervista è stata pubblicata sulla rivista Città Nuova di febbraio 2024.

La Russia ha un luogo molto speciale nel suo cuore: come sta vivendo questo doloroso momento di guerra con l’Ucraina?
Provo un dolore incredibile, perché ho conosciuto la bontà d’animo russa, che non ha niente a che vedere con quello che sta succedendo adesso. Nei russi ho scoperto l’accoglienza della diversità, la generosità, e devo ringraziare loro per la mia carriera. Ho anche ballato tanto in Ucraina e i popoli erano molto uniti, erano fratelli. Anche la lingua è molto simile. È assurdo quello che sta succedendo. Putin non rappresenta per niente il popolo russo, sono ben diversi.

Qual è stato il momento più bello della sua carriera?
Ho sempre ballato balletti in cui mi potevo immedesimare. Ho fatto 4 stage a Mosca negli scambi culturali. Dopo l’ultimo, ho salutato il sovraintendente russo del Bolshoi – ero già assunta alla Scala –, e lui mi ha detto che mi avrebbero invitata. Uno dei momenti più belli è stato quando ho ricevuto la prima lettera da Mosca con il contratto per andare in Russia a ballare nelle diverse repubbliche, pagata da loro, non più come stagista.

Dopo diversi anni i russi hanno iniziato ad invitarmi a delle tournée. Ho fatto più di 130 spettacoli, sono la ballerina straniera che ha più ballato in Unione Sovietica.

Liliana Cosi e Vale Ronchetti, una delle prime compagne di Chiara Lubich, a Mosca, 1965.

E la maggiore soddisfazione?
Mi ricordo una cosa bella dopo uno spettacolo a Riga, dove ho ballato Il lago dei cigni. Era inverno, sono uscita dal teatro e c’era un gruppo di 5 o 6 persone che mi aspettava, con un fiore e una parola sulla bocca: «Grazie». Non me l’ero mai sentita dire dal pubblico. In Italia c’era un po’ di fanatismo verso la prima ballerina, lì c’era ammirazione. Mi sono commossa, perché è bello che il pubblico ti dica: «Grazie per quello che mi hai dato, per quello che hai fatto per me».

Forse una delle cose più importanti che ha fatto durante la sua carriera è stata fondare l’Associazione Balletto Classico. Come è nata l’esperienza?
L’idea era quella di trasmettere agli altri quello che avevo ricevuto io. Vedevo che la maggioranza degli italiani non conosceva il balletto, mentre io avevo visto in Russia che la gente si risollevava, si riempiva, diventava felice grazie alla danza. A un certo punto mi sono licenziata dalla Scala perché volevo portare la bellezza dell’arte alla gente.

Con Marinel Stefanescu, un grandissimo primo ballerino rumeno scomparso lo scorso 24 dicembre e la cui figura è stata essenziale per la mia carriera professionale, abbiamo aperto la scuola di danza per trasmettere lo stile e i valori appresi. Solo se il ballerino è bravo e armonioso riesce a far passare la parte migliore di sé al pubblico, per cui la tecnica, come la lingua, è importante: più la conosci, più ti sai esprimere bene. I nostri allievi, per esempio, ballano per dare gioia agli altri, faticano per gli altri. L’arte non è un lavoro commerciale, è un’altra cosa. Questa è una mentalità che si è seminata e si è portata avanti.

Perché secondo lei è fondamentale dare un senso di trascendenza al lavoro che svolgiamo?
Perché ti dà una marcia in più. Le nostre risorse a un certo punto terminano, ci si stanca, ci sono le delusioni, le cose che non vanno… Io avrei smesso di ballare, ma sentire che ciò che facevo era volontà di Dio, che qualcuno aveva visto in me la possibilità di fare del bene agli altri, mi ha fatto tirare fuori delle risorse che altrimenti non avrei trovato. Capire che Dio ti ama sul serio, malgrado quello che fai, ti dà una forza incredibile. Perciò, direi che la fede porta la professione ai più alti livelli.

In questo senso, è importante che i giovani si mettano in rete con altri professionisti, costituendo nel Movimento dei Focolari le cosiddette “inondazioni”? Perché?
Un mestiere si può fare in tante maniere. Io sono fanatica delle “inondazioni”, le reti di professionisti che vivono la spiritualità dell’unità. Mi ricordo che Chiara Lubich diceva che sono il futuro dell’Opera, le chiamava “vocazioni civili”. Le inondazioni dovrebbero essere tra le occupazioni più importanti, perché si può anche influire sul pensiero, sullo stile di vita delle persone in un campo o un altro, ma serve avvicinarle tra di loro. Bisognerebbe promuovere tanti incontri sempre più ampi per poter migliorare i mondi dell’educazione, dell’arte… per gli altri, non per se stessi.

Uno dei primi congressi che abbiamo fatto con l’inondazione dell’arte aveva come titolo “Vocazione artistica e responsabilità sociale”, preso da un discorso di san Giovanni Paolo II. È importante capire come l’arte può contribuire alla società, suscitare la vera vocazione artistica e non altro, e questo in tutti gli ambiti. C’è chi ha dei buoni sentimenti e vanno tirati fuori.

Liliana Cosi e Rudolf Nureyev ballano il Cigno Nero.

 

Didascalia

:: 1950: viene iscritta alla Scala e selezionata tra le 350 candidate

:: 1963: inizia gli scambi culturali con la Russia

:: 1963: incontra l’Ideale dell’unità

:: 1965: debutta come prima ballerina a Mosca al Palazzo di Congressi del Cremlino

:: 1970: viene nominata étoile (ballerina di ruoli protagonisti) dalla Scala

:: 1977: fonda l’Associazione Balletto Classico

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