L’Ignoto della cripta

Il mantello di Giuda sbatte violentemente contro quello del Cristo. Un cozzo drammatico di corpi. Anche se l’affresco manca della parte laterale, l’aggressività del “tradimento” ci arriva intatta, come i colori freschi ancora non sbiancati dall’esposizione alla luce. Il volto di Maria sulla scala, a piangere il Figlio deposto dalla croce, sa di un pianto che ricorda i versi contemporanei di fra’ Jacopone. Ma meno crudo, dolce e luminoso come gli azzurri forti dello sfondo e i gialli-oro dei nimbi dei personaggi. Sono scene dal ciclo delle storie di Cristo che corrono sulle pareti della cripta sottostante al transetto del duomo gotico di Siena. Scoperti durante una campagna di scavi due anni fa, quando l’ambiente romanico, colmo di detriti, non lasciava sospettare un simile tesoro d’arte. Che rivoluziona molti giudizi. Dall’idea che le architetture romaniche non fossero dipinte – mentre qui brillano di tinte vivaci, come il verde dei capitelli – al fatto che verso il 1280, data presumibile degli affreschi, in città operavano artisti di enorme valore, quando Duccio era ancora giovane. Infatti, solo un pittore molto dotato, ed una équipe corrispondente, può aver ideato e realizzato un ciclo di tale limpidezza cromatica, fantasia e libertà espressiva, pur mantenendo la matrice bizantina; tanto che il fatto che le volte tagliate – per abbassare il pavimento dell’abside del duomo – abbia provocato la “segatura” di alcune figurazioni nella parte alta, a noi non dà fastidio. Perché nulla si perde del calore poetico del ciclo. Rimane il dubbio sull’autore. Forse Dietisalvi di Speme, uno dei grandi maestri di quegli anni? Confrontando il suo Bacio di Giuda, tavoletta della Pinacoteca senese con l’analoga scena della cripta, si notano uguali morbidezza cromatica, espansione dei panneggi, senso del dramma che rinnovano l’impostazione tradizionale. Per ora, comunque, l’artista rimane ignoto. Ma a noi è sufficiente la grande emozione che si prova a contatto con questo ambiente vasto – circa 200 metri quadri con il ciclo – in cui il sentimento ed il colore sono rimasi intatti come sette secoli orsono: un privilegio ormai sempre più raro e perciò ancora più prezioso. Il ciclo è inserito fra gli itinerari della mostra su Duccio, patrocinata, tra gli altri, dal comune di Siena e dal Monte dei Paschi (catalogo “Sotto il Duomo di Siena”, Silvana).

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